«I diari di Seaport» e «Il canto della notte»: vampiri, streghe e lupi mannari

«I diari di Seaport» e «Il canto della notte» sono due romanzi fantasy young adults usciti di recente, uno per Castelvecchi e l’altro per l’editore Zero91. A incuriosirmi, il fatto che il primo è incentrato sul confronto tra streghe e vampiri, mentre l’altro propone come protagonista una ragazza lupo. Ad accumunare i due romanzi, il fatto che per entrambi si tratta del primo capitolo di una saga.

«I diari di Seaport» (Castelvecchi) mi ha inaspettatamente tuffata nelle atmosfere di un serial come “Streghe” che seguivo in maniera compulsiva qualche anno fa. Giovanissime le due scrittrici: Elisa Bertini e Giulia Ottaviani sono poco più che ventenni e parlano il linguaggio dei ragazzi a cui questo libro è indirizzato. La lettura è piacevole, anche grazie a una scrittura scorrevole. Tuttavia, dato che le due autrici sono entrambe originarie di Ravenna, magnifica città piena di tradizioni e misteri, mi ha lasciato un po’ perplessa la scelta di ambientare la storia nell’immaginaria città americana di Seaport.

Diverso il registro narrativo e diversa l’atmosfera che si respira ne «Il canto della notte» di Camilla Morgan-Davis, autrice italianissima nonostante il nome. Il romanzo, che ha suscitato notevole interesse nel web, è pervaso di un’atmosfera magica e la scrittura, lirica e ricca di metafore, contribuisce a costruire il senso di una narrazione ai confini del tempo. La protagonista, Maila, è un’adolescente senza famiglia che fa parte di una comunità in cui tutti, dagli educatori ai ragazzi, sono mutaforma. Si troverà a dover fronteggiare i temibili Artigli rossi, per una vicenda che si snoda tra un paesino sperduto del Piemonte e le montagne degli Alti Tatra, in Polonia.

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2 pensieri su “«I diari di Seaport» e «Il canto della notte»: vampiri, streghe e lupi mannari

  1. C’è ancora un po’ di titubanza nell’ambientare storie nell’italico paese, vero?
    E pensare che gli americani ambientano le storie in America perché è casa loro. Mentre moltissimi scrittori nostrani fanno altrettanto perché siamo cresciuti a forza di film e libri ambientati proprio lì, in America… E ci si dimentica del fascino del nostro territorio, che di storia ne ha da vendere e da essere invidiato.

    Dovrebbero seguire il tuo esempio… Siena, Bologna… Tutta l’Italia può rappresentare una location perfetta. ^_^

    • Ciao Glauco! Penso che proprio per il fantasy l’Italia possa costituire un’ambientazione ideale, e credo che l’imitazione dei modelli anglosassoni sia una cosa buona quando punta al raggiungimento del loro livello qualitativo. In questo senso sono davvero felicissima degli elaborati che sono arrivati al concorso Molise in giallo: racconti scritti con passione e capacità (e in alcuni casi con autentico talento) e, sullo sfondo, aspetti sconosciuti ma evocativi del territorio che conosciamo.

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