Mangiastorie e un nota sull’autoproduzione in letteratura

Autoproduzione in letteratura? Perché no, dico io. Dopotutto, se è possibile autoprodursi per una band, magari nella speranza di essere notati dal produttore di una major, perché non dovrebbe avvenire in letteratura? E, come avviene per una band, in qualche modo deve essere registrata una «demo», in questo caso il libro. A volte si va oltre, e la «demo» può somigliare al «prodotto finito», soprattutto se l’autore è in grado di realizzare da sé anche almeno una parte del lavoro redazionale (esistono manuali «for dummies» anche di questo!). E parlo di «prodotto» non a caso, perché il sogno di qualsiasi aspirante scrittore è quello di confrontarsi con il mercato. Affidare il proprio testo a un distributore e scoprire se, là fuori, c’è qualcuno che ha voglia di leggere ciò che hai scritto.

L’autoproduzione è un eccellente modo, secondo me, per un primo confronto con il mercato, anche perché autoprodurre un libro può essere fatto quasi a costo zero, a differenza di quanto avviene con la cosiddetta «editoria a pagamento», che editoria non è, ma un servizio tipografico dai costi abnormi. Siti come ilmiolibro.it oppure lulu.com, stampano una copia del libro ogni volta che viene acquistato in base al prezzo deciso dall’autore o permettono il download digitale del testo in un formato compatibile con i lettori e-book. Effetti collaterali della rivoluzione digitale.

Vorrei segnalare l’antologia autoprodotta di Mangiastorie.it, un sito dove chiunque può postare i propri racconti, realizzato con entusiasmo e amore per la parola scritta da Paolo Maffei. I racconti di Mangiastorie sono definiti «goloserie per cervelli affamati». La raccolta di racconti è disponibile tramite il circuito ilmiolibro.it, ordinabile anche tramite le librerie Feltrinelli. Per chi volesse saperne di più: http://www.mangiastorie.it/

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3 pensieri su “Mangiastorie e un nota sull’autoproduzione in letteratura

  1. Oltre a ringraziarti da ogni poro della mia pelle, non posso che essere d’accordo su ciò che hai scritto. Un’analisi, la tua, oltre che acuta, pienamente condivisibile.
    Verissimo il concetto di “demo”: molti racconti di Mangiastorie, i miei soprattutto, sono ancora allo stato di prodotto non finito, di bozza avanzata, richiederebbero altro lavoro editoriale e altre limature. Eppure sono lì per tutti, grazie al web e grazie a sistemi editoriali “fai da te” come “Il mio libro”.
    E’ interessante notare come il desiderio di comunicare, grazie al web, spinga a condividere con chiunque questa urgenza di esprimersi, ormai privata del filtro della casa editrice.
    In effetti è in corso una grande rivoluzione alla portata di tutti. Il rischio è che il livello qualitativo si abbassi troppo, ma al contempo diventa concreta la possibilità che piccoli tesori destinati all’abisso vengano a galla, perché tutti ne possano godere. Piccole perle anonime per gente anonima (segnalo nel caso di Mangiastorie il talentuoso Eros Frangioni) .
    Questo è il rischio che corre lo stesso Mangiastorie…ma un rischio che vale la pena correre, ovviamente con la più entusiasta incoscienza.

    Grazie ancora e un abbraccio a un’ottima penna e a una persona speciale 🙂

  2. Ciao Paolo! Il filtro della casa editrice sono convinta che continuerà a esistere come garanzia di una selezione e del lavoro redazionale. Per quanto riguarda le autoproduzioni, invece, è evidente che in molti casi il livello sia (e sarà) molto basso, ma sono convinta grazie al passaparola possano emergere i testi di valore. Un grande abbraccio anche a te!

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