La bambina del bosco degli elfi, di Vanna De Angelis

«Vedevo il suo bel profilo, lo chignon sulla nuca le dava un’aria antica. La fronte riflessiva, la gola ancora adolescente, liscia e piena. Dietro di lei, gli alberi del parco della clinica, scuri sotto il cielo plumbeo di questa città. L’immagine di mia sorella mi si stampò nella memoria, una di quelle fulgide immagini che si infilano amorosamente nel tuo album interiore, segreto. È un album tutto particolare, quello della memoria. Le immagini che finiscono là dentro non sei tu a sceglierle, ma qualcosa di misterioso dentro di te aziona un altrettanto misterioso obiettivo e infila nel tuo album un’immagine indimenticabile. Ce ne abbiamo, dentro, di immagini così. Spesso lancinanti. Ecco, pensai. L’ho fotografata per sempre, mia sorella, con tutto quello che stiamo provando in questo momento.»

Certi libri non puoi leggerli tutti d’un fiato, rischieresti di annegare in un mare di emozioni. Sì, perché certi libri ti accarezzano le corde dell’anima, e allora ti devi abbandonare a loro lentamente, come a certe melodie potenti e vibranti, come con il “Notturno in do minore” di Chopin.

Ho conosciuto Vanna De Angelis il mese scorso, in occasione del premio Valtenesi. Entrambi i nostri romanzi sul podio, premiati dalla super giuria di oltre mille studenti delle scuole medie. Io non avevo con me nessuna copia di “Scarlett”. Vanna, invece, mi ha donato una copia del suo romanzo per adulti “La bambina del bosco degli elfi”, corredata di una bellissima dedica.

Ho cominciato a leggerlo immediatamente, al ritmo di poche pagine a sera, per poi divorare l’ultima parte in un pomeriggio, ormai addomesticata alla sua storia. Una storia vera, straziante, per certi versi crudele, ma anche delicata, come solo la realtà può essere. Il tutto narrato dalla prima persona della protagonista, una bambina che diventa adolescente, e poi adulta, ma senza perdere la dote di vedere il mondo con occhi colmi di magia. Dalla saggezza della nonna “magra” che le insegna a guardare la natura come fosse un universo incantato, popolato dalle anime dei defunti che ci osservano silenziosi senza lasciarci mai, alla figura della madre, bellissima e malinconica. E poi il rapporto con i fratelli, l’amore per la musica e la lacerante separazione dall’indimenticabile Emma e dal pianoforte a coda, il cane Diui e le innumerevoli amanti del padre.

E sopra tutti lui, il padre, uomo di smisurata cultura, re incontrastato del suo regno, amato e temuto dai figli. La storia di una famiglia che dalla ricchezza cade nella povertà. Caduta misurata sui preziosi cimeli di famiglia che uno a uno vengono venduti. I ricordi dell’infanzia che profuma di natura, sbriciolati da una Milano crudele e insensibile nelle sue vesti grigie. E poi l’inaspettato finale in cui anch’io ho visto il bosco di ontani, e ho sperato di scorgere, finalmente, il re degli elfi.

Per saperne di più: Edizioni Piemme

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