Versilia rock city

Un bel romanzo ti prende per mano e ti porta in un mondo parallelo, da cui è difficile distaccarsi, a fine lettura. Versilia rock city di Fabio Genovesi (Mondadori) ti colpisce come un pugno  allo stomaco, come un pezzo rock sparato a tutto volume. Ma è anche il grido di quattro anime smarrite, un grido fatto di emozioni trattenute e sussurrate, delicato e struggente come può essere una carezza. Versilia rock city è come il mare, e come il mare può ruggire e portare via, o cullare e regalare momenti di puro divertimento.

“Butta giù quel muro, vivi la tua vita, per loro è arrivata la fine! Fai scattare l’anarchia e capisci che si vive per vincere, si vive per vincere”. Nello smette di respirare, intorno a lui non c’è più aria, solo queste parole che entrano in testa e si aprono la strada a calci su per i timpani. Si sente come in mezzo a un uragano, vuoto e pieno insieme: questo è Nello, ribelle e insieme perdente, ex eroinomane che vive di espedienti. E poi c’è l’avvocato Roberta Trapasso che ha “recentemente realizzato di essere una donna senza sentimenti” e c’è Mario, che non esce di casa da una maledetta sera in cui la sua vita spensierata di dj di successo si è spezzata. Solo, con i suoi ansiolitici, un cane a cui si limita ad aprire la porta quando deve fare i bisogni e una madre che talvolta accarezza l’idea del suicidio per fuggire da una vita grigia, come può essere la Versilia d’inverno. E’ proprio da questa vita che Renato è fuggito, ma per trovare nuove prigioni, su al nord. Renato vende illusioni, istruisce sui posti esotici chi non può permettersi di andare in viaggio ma vuole ugualmente vantarsi con gli amici.

E poi tutto cambia, gira, com’è la ruota della vita e Nello scopre di essere padre e Roberta decide di innamorarsi e Mario salva la vita di una pornostar e Renato è costretto a tornare a casa: nella sua odiata e amata Versilia.  E allora: “Davanti si aprono strade, che sono le mie, e anche se non le vedo da tre anni le conosco benissimo. O almeno sono la cosa che conosco meglio. E infatti nella testa mi smuovono un sacco di pensieri e figure e odori e tutto il resto, sento un rumore di cassetti che si aprono di forza e viene fuori un mucchio di roba ammuffita. Un mescolone a caso mi casca addosso tutto insieme”.

Ed è così che si ritrova anche il lettore a fine romanzo, pieno di emozioni contrastanti e con il dolore di lasciare il libro, come quando l’estate finisce e sei costretto a salutare il mare, sapendo che non lo rivedrai, forse, per tutto il lungo inverno.

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