Mauro Marcialis e Il sigillo dei Borgia

Un toro rosso spicca sullo stemma della famiglia Borgia, una delle più influenti in Italia, durante il Rinascimento. Rosso come in sangue versato, come l’amore calpestato nel nome della bramosia di potere di un uomo, Alessandro VI, ovvero il potente cardinale Rodrigo Borgia, eletto papa a Roma nel 1492. La sua ambizione non era limitata alla conquista del Vaticano, ma dell’Italia intera. Non si fermò davanti a niente per consolidare la sua posizione politica, al punto da sacrificare la felicità dei figli utilizzandoli “come le pedine di un gioco crudele, in cui si susseguono matrimoni d’interesse e alleanze pericolose”. 

L’argomento di questo libro era troppo intrigante per non fare quattro chiacchiere con Mauro Marcialis, autore di “Il sigillo dei Borgia” edito per i tipi di Rizzoli, e chiedergli di svelarci qualche curiosità su una delle famiglie più controverse della storia.

Foto di Fredi Marcarini

Ciao Mauro e benvenuto su Scritture barbariche. Data la complessità del periodo storico e dei personaggi, che punto di vista hai privilegiato per narrare la vicenda?

È una vicenda che abbraccia oltre un decennio (in pratica l’intero papato di Rodrigo Borgia) e che coinvolge decine di personaggi memorabili e parecchio variegati (tra gli altri Cesare e Lucrezia Borgia, Machiavelli e Savonarola, innumerevoli sovrani italiani ed europei, condottieri senza paure, cardinali senza scrupoli e dame senza inibizioni…). Nell’intento di caratterizzare virtù e limiti dei protagonisti, di narrare le loro vicende più intriganti senza perdere di vista lo scenario storico, ho scelto tre diversi punti di vista. Uno appartiene allo stesso lussurioso Papa Rodrigo, il secondo a Miguel Corella (il boia dei Borgia), il terzo alla giovanissima cortigiana Drusilla. C’è infine un’altra sezione narrativa (una voce onnisciente scritta in corsivo) che ha funzioni storiche e di approfondimento per rendere più agevole la comprensione di intrecci abbastanza intricati.

Nonostante i tuoi esordi siano all’insegna del thriller, ti stai specializzando in romanzi storici. Che differenza di metodo hai seguito per Spartaco il gladiatore, ambientato nell’antica Roma?

Spartaco aveva diverse finalità: mostrare le consuetudini (anche curiose) e la dottrina della Roma repubblicana in modo da trascinare il lettore in quel preciso contesto storico e geografico; mostrare il conflitto e le lotte tra diverse classi sociali evidenziando la condizione e le “ragioni” degli schiavi e rappresentando Spartaco non solo come un gladiatore carismatico ma anche come un “ideale”; scovare le analogie col presente (i ludi negli anfiteatri, solo per fare un esempio, rappresentano allegoricamente i meccanismi di un certo tipo di televisione). Ovviamente, “davanti” a queste intenzioni, ci sono le vicende di guerra, amore e onore dei protagonisti.
Il sigillo dei Borgia ha invece avuto, fin dall’inizio, un approccio prettamente narrativo: quella della potentissima dinastia spagnola è infatti una storia talmente ricca di intrighi, misteri e passioni che mi è sembrato doveroso mettermi a completa disposizione di questi personaggi e delle loro vicissitudini, tentando di interpretare le lacune e le contraddizioni storiche, alcune delle quali sono davvero rocambolesche.

Puoi svelarci a cosa stai lavorando?

Nel mio pc c’è una cartella intestata “la notte che incontrai Dio” e contiene già il nuovo romanzo. Voglio lasciarlo fermentare ancora qualche mese e poi riprenderlo per “finalizzarlo”. C’è anche un’altra cartella intestata “varie”, con le tracce di altri dieci romanzi. Prima o poi tornerò ad aprirla…

Per saperne di più: Il sito ufficiale di Mauro Marcialis

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