Mi scusi, ma non avevo mai parlato con una terremotata

Mi sento un ostaggio. Ostaggio dell’impossibilità di rientrare nella mia casa, ostaggio di questo continuo sobbalzare della terra, di questa assenza di punti di riferimento e di qualunque certezza. Il mio vissuto delle ultime settimane è una grottesca imitazione della mia vita di prima. Prima dell’evento che ha sconvolto la mia esistenza, prima che la mia casa, da rifugio, diventasse una trappola da cui fuggire. Ricordo bene la mattina del 19 maggio, c’era uno splendido sole e con la Mirella e la Bea ho fatto un sopralluogo all’interno della Rocca di S. Felice. Sono uscita in bici, come era mia abitudine, perché la mia cittadina mi piaceva viverla tra le sue strade, tra gli scorci che profumavano di vecchie abitudini e gli antichi avamposti di un’epoca passata. Dovevamo posizionare [Continua su Carmilla on line: http://www.carmillaonline.com/archives/2012/06/004342.html#004342]

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