Dark Heaven: intervista alle autrici

Non fatevi ingannare dal titolo in inglese perchè Dark Heaven è un fantasy italianissimo. Italiane sono le autrici che si celano dietro lo pseudonimo e così l’ambientazione tra una Venezia gotica e visioni di una Palermo medievale ormai dimenticata. Ma cosa spinge due amiche e mamme a ritrovarsi la sera, dopo una giornata frenetica, per scrivere un romanzo a quattro mani? Ce lo spiegano Lorenza e Flavia.

Chi è Bianca Leoni Cappello? E com’è nato Dark Heaven?   

Bianca Leoni Capello è una scrittrice che può attingere non da una mente fantasiosa ma da due; è un’autrice schizofrenica con due personalità ben distinte che si divertono moltissimo tra loro e la mattina non ricorda cosa ha scritto la notte. Scherzi a parte, Bianca Leoni Capello (al secolo Flavia Pecorari e Lorenza Stroppa) è uno pseudonimo che ci rappresenta in diversi modi, a cominciare dalla presenza dei nomi dei nostri figli che si nascondono dentro (Bianca e Leonardo). Ma l’idea di questo pseudonimo è nata dal personaggio realmente esistito di Bianca Cappello (con due P), nobile veneziana del 500 la cui vita è ammantata da diversi segreti a tinte fosche.Dark Heaven è nato dall’intrecciarsi di due idee. Lorenza aveva una storia forte, che la tormentava da tempo, e che vedeva protagonista un angelo crudele che portava alla morte. Flavia voleva scrivere qualcosa che parlasse di reincarnazione, di contaminazione tra passato e presente. Dalla fusione di questi due spunti iniziali è nata l’idea del libro. Naturalmente il percorso è stato lungo e accidentato, e la scrittura a due è stata alimentata durante il tragitto da letture condivise e lunghe chiacchierate.

 

Non nascondete i lati oscuri dei protagonisti. Il vostro è un fantasy influenzato dal noir?

Nel nostro passato c’è una lunga abitudine e affezione ai thriller/horror/romanzi gotici. Abbiamo cominciato con Edgar Allan Poe passando attraverso Mattew Lewis, Alan Altieri, Robert Bloch, Lovecraft, per poi approdare a Stephen King (che ha abitato la maggior parte della nostra adolescenza regalandoci incubi doc), a Dean Koontz, e in ultima agli urban fantasy. Amiamo quindi le sfumature dark, i personaggi sempre in bilico, sull’orlo della notte…

Quali sono le difficoltà nello scrivere a quattro mani?

Le difficoltà sono state diverse: Flavia ha dovuto smorzare e censurare scene dalle sfumature decisamente osè che scriveva Lorenza quando si faceva prendere la mano mentre quest’ultima doveva spesso ricordare alla collega che non stavano scrivendo un romanzo umoristico… A parte queste due tendenze all’esasperazione (!) le cose sono andate lisce, la scrittura a due era aiutata da uno stile molto simile e da un background di letture comuni. Ci riteniamo le perfette lettrici l’una dell’altra e l’amicizia ormai più che ventennale che ci lega non ha permesso che nascessero malumori dovuti a incomprensioni. Scrivevamo di sera, ognuna la scena che si era “accaparrata” e l’indomani era il momento della verità: funzionava o non funzionava? È successo che delle scene siano state riscritte, modificate, completamente rifatte. La risposta della “collega” era uno specchio impietoso che mostrava pregi e difetti, stimolando a migliorare.

Qual è l’aspetto migliore di scrivere fantastico in Italia?

L’Italia ha una storia ricca, densa di misteri, vanta possibilità di ambientazioni suggestive che già arricchiscono di per sé una trama. E una tradizione letteraria tutta particolare, che, se da una parte vorrebbe emulare il ritmo e la semplicità americani, dall’altra non sa rinunciare all’eleganza e alla forma. Per fortuna.

Progetti futuri?

Nelle nostre farneticazioni notturne spuntano storie oniriche popolate da spettri e stregoneria.. ma per ora le accantoniamo. Intanto dobbiamo sistemare il secondo capitolo di Dark Heaven e scrivere quasi interamente il terzo volume, anche se abbiamo ben chiaro cosa succederà a Virginia e a Damien… una fine che siamo sicure sorprenderà più di un lettore.

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