Il nuovo Italian giallo: Il palazzo dalle cinque porte

cover GialloSpesso mi chiedono come ho iniziato la mia carriera nella letteratura. E ogni volta parlo di un concorso letterario a cui ho partecipato nel 2006 “Il gran giallo città di Cattolica” che prevedeva per il racconto vincitore la pubblicazione in calce a Il giallo Mondadori. Ai miei studenti racconto che la famosa testata ha visto la luce nel lontano 1929 e il termine “giallo” con cui si definisce uno dei generi più in voga in Italia viene proprio da lì. Questa premessa per dirvi che mi emoziona sempre parlare di un romanzo uscito nel Giallo, soprattutto se l’autore è uno scrittore italiano, un collega e amico. 

Il palazzo dalle cinque porte è un Italian Giallo a tutti gli effetti con un tocco di soprannaturale e una trama piena di colpi di scena al punto che Bas Salieri, il protagonista, fatica a riconoscere la realtà dall’illusione. Del resto “l’illusione è il sale dell’esistenza”, come ci ricorda l’autore nel primo capitolo. L’ambientazione è una Venezia dove si respirano enigmi, definita una porta per il mondo delle tenebre. E per gli appassionati di cinema di genere le citazioni  non mancano. In primis i dipinti del pittore Betto Angiolieri, che mescola i colori con elementi alchemici e i cui dipinti nascondono un codice misterico riservato agli iniziati, mi ha strappato un brivido ricordando in buon Legnani de La casa dalle finestre che ridono. Ma lasciamo la parola a Stefano di Marino per aprirci le porte del suo romanzo. 

Ben ritrovato Stefano, l’ultima volta che sei venuto a trovarci su Scritture barbariche abbiamo parlato del tuo “Tutte dentro” (Di Marino-Artale), sul cinema della segregazione femminile, il cosiddetto cinema di exploitation. Ma la tua passione per il cinema anni ’70 non finisce qui. E oggi ci presenti un nuovo romanzo “Il palazzo dalle cinque porte” di cui già il titolo porta con sé echi argentiani. Si tratta, tra le altre cose, di un tuo personale omaggio al thrilling italiano di quel periodo?
mosaico CoverSì, certamente. In particolare  “Il palazzo dalle cinque porte” nasce dal desiderio di fondere il  cosiddetto “Italian Giallo”(che poi è un poco quello che scrivo per Confidenze purgandolo del sangue) agli sceneggiati RAI degli anni ’70, in  particolare “il segno del  Comando” e quelli scritti dal mio amico e maestro Biagio Proietti. Ma non finisce qui. A breve  per Cordero edizioni uscirà “Mosaico a tessere di sangue” che è un vero e proprio argentiano ambientato al Lido di Latina nell’albergo di una mia cara amica. Situazioni shock nelle quali mi sono divertito a mettere trasfigurandoli amici e amiche.

Sei uno degli autori di punta della testata Segretissimo, ma nel mese di febbraio potremo trovarti in edicola con questa storia per il Giallo Mondadori. Ti emoziona aver firmato una storia per questa testata storica?
Moltissimo. Se è vero che Il Professionista è la serie più seguita di Segretissimo(tre episodi inediti e  tre ristampe con racconti lunghi inediti all’anno). Il Giallo Mondadori è la testa che ha fatto la storia del genere in Italia. Avevo pubblicato un racconto(“Donna con viso di Pantera”) e curato una antologia(“Il mio vizio è una stanza chiusa”) e una trilogia sul Giallo Mondadori presenta, ma un romanzo in collana è una consacrazione.

Stefano Di MarinoBas, il protagonista del tuo romanzo, è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte. Non sei nuovo a queste tematiche, la stregoneria e l’occulto si erano già incrociate con Chance Renard in varie occasioni creando un mix pericoloso e avvincente. All’inizio di questa storia appare subito un mistero perché il palazzo dalle cinque porte in realtà, di porte, ne ha solo quattro. E poi compare Betto Angiolieri, un artista maledetto che mi ha subito portato alla mente il pittore delle agonie de “La casa dalle finestre che ridono”. Da dove viene la tua passione per il mistero?
Adoro i romanzi gotici e i gialli con una componente fantastica. Non per nulla sono un lettore appassionato di “Striges” e di “Scarlett”… Qui volevo creare una storia totalmente diversa dal Professionista, con un eroe meno guerriero e più…charmant. Arte, occultismo, mistero e delitti…tutto si lega in una trama dove gli assassini sono ben reali. Ma qualche dubbio resta…tra Realtà e Aldilà la frontiera è sottile.

La Venezia che fa da sfondo alla vicenda è cupa, invernale e avvolta nella nebbia. “Gangland” e il tuo “Nero criminale” erano ambientati in una Milano inquietante e pericolosa. Se ben utilizzata, pensi che l’ambientazione possa diventare un vero e proprio personaggio della storia che si vuole raccontare?Assolutamente, sia nello spionaggio che nel thriller i luoghi sono veri personaggi. Milano si adatta più a storie d’azione, hard boiled come si dice. Per un thriller esoterico Venezia era perfetta. Atmosfera, mistero. Tutto sembra rallentato ma ogni  atto , dal delitto alla seduzione, acquista fascino…

Sei l’autore della serie più longeva del thriller italiano, dobbiamo aspettarci di ritrovare Bas Salieri protagonista di altre avventure?
Vedremo come risponde il pubblico a questo primo romanzo, però…ma sì un’idea in testa già ce l’ho. Sempre in Italia e in una città d’arte e di misteri.

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