Intervista a Paola Caterina D’Arienzo: perché la vita può essere come una fiaba

Paola C. D'arienzoPaola Caterina D’Arienzo ha un nome importante, da nobildonna di altri tempi. Guardandola di persona non ho potuto fare a meno di pensare che la sua figura eterea e luminosa la fa assomigliare proprio a una fata del bosco. Ed è proprio una fata, il personaggio che interpreta per la Melevisione, Fata Lina.  Durante il Torino Comics, era Fata Lina che i bambini e le mamme riconoscevano tra la folla chiedendo di scattare insieme a lei una foto ricordo. 
Ma come tutti i personaggi delle fiabe anche Paola ha dovuto affrontare grandi difficoltà. Il suo sorriso illumina e i suoi occhi scintillano, oggi, perché ieri la nostra fatina ha dovuto attraversa foreste tenebrose e grandi difficoltà.
Oggi su Scritture barbariche, Paola Caterina D’Arienzo ci parla di tutto questo, della sua carriera di attrice, del teatro, di come certi personaggi ti entrano dentro e non ti lasciano più, di Fata Lina ma anche della donna guerriera che vive dentro di lei e ha combattuto per preservare i suoi sogni.

Ciao Paola, benvenuta su Scritture barbariche. Attrice di teatro, cinema e televisione. C’è un personaggio tra quelli che hai interpretato a cui ti senti particolarmente legata?
Mi diplomai alla scuola del Teatro Stabile di Torino, e il mio maestro ed allora direttore era Luca Ronconi, che, a dispetto della sua misoginia, amavo tantissimo artisticamente. Avevo 19 anni. Posso dire di aver amato ogni personaggio interpretato, perché mi ha permesso di tirare fuori e usare una delle tante facce del prisma che compone la nostra personalità. Li ho amati perché fondamentalmente amo il mio lavoro e adoro farlo. Quando mi avvicinai a questo mestiere ero timidissima, mi era impossibile persino leggere in chiesa, quindi credo mi sia servito per comunicare con la protezione della quarta parete, ciò che non riuscivo a dire nella vita.

CordeliaAlcuni personaggi hanno più respiro scenico e necessitano più lavoro e per questo entrano più in profondità e restano attaccati addosso. Luca Ronconi mi ha fatto recitare per anni in ruoli da Lolita un pò pestifera e ribelle, sfruttando il mio aspetto in modo interessante e non banale. Glauco Mauri anni dopo mi ha affidato Cordelia del Re Lear di Shakespeare.
Durante quella tournée, ormai più di dieci anni fa, successe un grave incidente. Dopo una replica pomeridiana a Padova, io e un mio collega trentatreenne venimmo travolti a piedi da un’auto che viaggiava contromano sulla corsia preferenziale dei bus in pieno centro. Il mio adorato collega non c’è più e io restai parecchio ferita (naso, dente, legamenti del ginocchio, piede e un braccio spezzato). Brutta storia, tournée finita per me, catapultata a casa con vari tutori. Una coppia di insegnanti che poco prima aveva assistito allo spettacolo, vide anche l’incidente e mi riconobbe a terra. Ero in trauma cranico commotivo e ciò che riporto mi è stato raccontato, io non ho mai ricordato nulla. Aprendo la brochure del teatro mi chiesero se ero Paola Caterina D’Arienzo, e io risposi: “No, sono Cordelia, la regina di Francia”. Questo per dire che quel personaggio, mio malgrado, è dentro dentro di me.

paola c. d'arienzoAvevi perso tutto ciò per cui avevi lavorato duramente. Cosa hai fatto in quella situazione?
Non mi persi mai d’animo, ero incredula e arrabbiata per l’accaduto. Frequentavo l’università di Lettere e Filosofia a Torino, e nei mesi successivi, col braccio rimasto illeso scrissi la mia tesi di Laurea. Sei mesi dopo l’incidente mi vedevo laureata con 110 e venivo presa nel cast di Melevisione come fata.
Fata Lina rappresenta forse la mia rinascita dopo il trauma dell’incidente e mi ha permesso di rielaborare l’accaduto al punto che tre anni fa ho debuttato in uno spettacolo come acrobata mettendo in atto quanto appreso in una scuola di circo. A distanza di anni dal trauma ho fatto in scena due numeri aerei, col cerchio aereo e i tessuti, cose che non ero in grado di fare prima di spappolarmi l’omero del braccio. Alla faccia delle fisioterapiste che mi dissero che con quell’arto non avrei fatto manco più una ruota!

10250900_10203463316414292_1363358336_nFata Lina vive in un mondo fiabesco. Qual è la tua fiaba preferita? E quanto della vera te c’è in questo personaggio così amato dai più piccoli (e non solo)?
Fata Lina è un personaggio magico, e devo dire che alcuni eventi della mia vita hanno del fiabesco anch’essi. Entrambe poi amiamo gli animali. Possiedo un cane e un gatto, ma se potessi avrei anche un asino e una capretta. Siamo vegetariane e ambientaliste, vagamente androgine e meravigliosamente imperfette e pasticcione. Amiamo cose e persone controcorrente e strane, amiamo il talento e la diversità, ritenendo impensabile un mondo senza fantasia.
Le fiabe preferite ovviamente sono quelle che prevedono la presenza di eroine non leziose, ironiche e forti, che siano Biancaneve, Virginia Woolf nella sua stanza tutta per sé, Cordelia, Margherita Hack.

Melevisione non vuole soltanto intrattenere e divertire. L’episodio “Il segreto di Fata Lina”, affronta la difficile tematica dell’abuso su minori. Da qui è partito un progetto che si occupa di educazione emotiva e di prevenzione dell’abuso sessuale. Vuoi parlarcene?
Adoro le puntate in cui ci sono da affrontare temi complessi e delicati. In quelle occasioni si può recitare davvero e si deve tener conto di vari strati di significato. Come allieva di Ronconi, questo è il mio pane. Arrivare non solo al cuore degli spettatori ma essere il tramite per aiutare qualcuno a superare o tirare fuori un trauma, ovviamente è un onore per me.
Se l’arte riesce a fare riflettere e far “vivere” delle emozioni che vengono pilotate in modo sensibile e consapevole, ecco, il mio compito è svolto e ne risulto accresciuta anche io.

10248795_10203463269413117_59000430_nDevo dire che ci riesci bene, a trasmettere emozioni intendo. Credo che ci dovrebbero essere più puntate a tematica sociale ed educativa. Del resto, la televisione per ragazzi ha un compito importante, è in qualche modo un veicolo e spesso riveste il ruolo di, passami la parola, babysitter.
Purtroppo mi occorre rilevare che i troppi tagli alla cultura e alla televisione sono ricaduti sul settore ragazzi. La Melevisione si è fermata per molto tempo e ora riprende in modo anomalo: la metà del minutaggio, set dimezzatissimo e quasi fisso, solo tre personaggi alla volta. E’ molto complesso in questo momento storico, in Italia, difendere la propria carriera e professionalità.

Donna, mamma e attrice. Come ci riesci?
La risposta è “non so”. Oppure “ci riesco?”. Donna lo sono, e fin qui va da sé, attrice spero di riuscire a continuare a esserlo nonostante i tempi infausti. Sennò mi riciclerò come artista-costumista: da anni lavoro con materiali di riciclo e faccio creazioni che trovano riscontri positivi. E poi cucio, vestiti e cappellini. Anzi se mi dici che colore preferisci te ne faccio avere uno…
“Mamma” lo sono da quaranta giorni e per ora posso dire che è una avventura meravigliosa. Scrivono libri e libri su questo primo periodo della maternità definendolo davvero difficile. Forse me ne ero fatta un’idea tanto terribile da dover constatare che invece per me è stato non solo sopportabile ma piacevole. La mia piccola fatina è molto brava e allattarla è un piacere. Insomma per ora va bene, fino a sette mesi sono stata in scena e ho fatto ruote ballando, e tra un mese circa riprenderò pian piano a varcare le scene, non posso lamentarmi. Inoltre confesso che mi sento più completa e forte dopo aver affrontato un parto naturale senza analgesia… Ti vien da dire che superata quella prova, puoi fare tutto!

10253170_10203463290973656_1309774909_nPer il cappellino cucito e confezionato da te che dire? Wow, lo indosserò con orgoglio. Per il colore direi nero, a costo di risultare troppo ripetitiva. Ma torniamo a te, puoi raccontarci i tuoi esordi? E hai qualche consiglio per chi vuole intraprendere la carriera di attrice?
Ho scoperto il mio amore per la recitazione quando un attore fantastico, Eugenio Allegri, venne a fare delle lezioni teatro nel mio liceo scientifico e la sua arte mi stregò. Frequentavo la terza, da allora seppi chiaramente che avrei fatto quel mestiere. I miei erano assolutamente contrari, e mi ostacolarono, cosa che mi fece ovviamente andare ancora più velocemente verso il mio destino. Iniziai a seguire le prove degli spettacoli dell’allora Teatro Settimo diretto da G.Vacis, dove Eugenio lavorava attorniato da Marco Paolini, Lucilla Giagnoni, Laura Curino, tutti mostri di bravura. Dopo il diploma liceale, nell’estate feci il provino al Teatro Stabile di Torino e venni presa. Così è iniziata e per ora continua. Ogni giorno sono stupefatta e felice di vivere del mestiere, per me, più bello del mondo. E constatare che forse, continuando a farlo, si può mantenere un grande amore e far nascere una bimba.
Consigli per chi inizia questa carriera? Mettersi in testa che è difficile, sempre di più, se si può contare solo sulle proprie forze e sul proprio talento. Spesso lavorando nel campo artistico in Italia non si è tutelati e ripagati. Altra cosa da pensare è che bisogna crederci forte e lavorare sodo, non solo cerebralmente ma anche fisicamente. Essere forti emotivamente perchè è un lavoro che tocca molto la sfera intima della nostra psiche, e perchè è un lavoro che non dà certezze e porta a doversi ripensare continuamente come artisti. Altra cosa importante è cercarsi dei buoni maestri e modelli da seguire: gli attori solo ladri di natura anche se devono rendersi conto di chi sono davvero e fare i conti coi propri limiti.
Ho sicuramente dimenticato cose fondamentali che forse aggiungerò in seguito, oppure ognuno le scoprirà perseguendo la propria strada….

10259369_10203463316294289_1268551273_nDove possiamo vederti all’opera, nel prossimo futuro?
Si tratta di uno dei lavori di cui vado fiera:”The Coast of Utopia” di T. Stoppard, con la regia di Marco Tullio Giordana. E’ uno spettacolo composto di 3 parti, nella prima e nella seconda ho un bel ruolo. Lo daranno, una parte per data, su Rai 5, il 19 e 26 aprile e il 3 maggio. Lo spettacolo ha vinto il premio Ubu come miglior spettacolo dell’anno.

Ti guarderò senz’altro. Grazie per questa intervista in cui ci hai permesso di scoprire che meravigliosa donna si può celare dietro un’attrice e… fata 🙂
Grazie a te!

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