Orfani 8: I mastini della guerra

Orfani 8Ci sono serie che sparano subito tutte le cartucce. Buone idee iniziali e poi procedono con un filo di gas e ti lasciano con l’amaro in bocca per quello che poteva essere e invece non è stato. Quel tipo di amaro in bocca che poi vorresti picchiare gli sceneggiatori e con i tuoi quattro amici appassionati di fumetti e con lo stesso amaro in bocca inizi a giocare al come avrei fatto io.

È a questo punto che iniziano discorsi come “Accipicchia…”, bè non proprio così, ma va bene lo stesso. Dicevo, “Accipicchia, ma se avessero sfruttato bene questa idea potevano esserci sviluppi da paura”. E il tuo amico risponde: “Sì, e se facevano così nasceva un bellissimo conflitto”. E invece no, tutto buttato alle ortiche, come dice mia nonna che è una donna di classe.

Poi ci sono altre serie, che ti scaldano piano piano e poi… compare all’improvviso il castello di carte. Ok, mi spiego meglio. È come un castello di carte che improvvisamente si materializza tutto intero davanti ai tuoi occhi, mentre a te sembravano soltanto carte, messa una di fianco all’altra.

Fino a ieri, Orfani per me è stato così. Numero dopo numero mi appassionavo ai personaggi, ma permaneva la sensazione di qualcosa che doveva arrivare ma che ancora si faceva attendere. Come una lunga serie di antipasti, come dei preliminari prolungati. Ma dovevo sapere che Recchioni conosce l’arte dei samurai e si muove come tale. Silenziosamente, con circospezione e seminando trappole sotto forma di indizi, ci ha portati al numero 7 di Orfani dove arrivi a fine volume ed ecco che compare in tutta la sua magnificenza, il castello di carte.

Un castello di carte affascinante e terribile, con tanto di ponte levatoio, e ora vuoi solo entrarci e scoprire cosa nasconde.

E poi arriva Orfani n.8, dal titolo che già mi avrebbe fatto comprare il volume, War pigs. Dentro ci trovi tutto quello che stavi cercando: il dilemma interiore dei protagonisti si trasforma in una scelta ineluttabile, c’è forte il tema dell’onore, e la differenza tra essere un soldato e un guerriero.

E poi, qual è la cosa giusta da fare? Me lo sono chiesta insieme a Boyscout. L’eterno conflitto tra il bene e il male assume connotazioni nichiliste, perché il bene non esiste più; il bene era già stato annientato dal cataclisma che ha distrutto la terra. Qui la lotta è tra il male e un male peggiore, tra coscienza e volontà. Il tema del tradimento è insinuante e arrivata all’ultima pagina mi sono ritrovata nello stato d’animo di chi vorrebbe sapere, febbrilmente, cosa succederà dopo.
A questo punto mi sono resa conto di essere all’interno del castello di carte e di non poterne più uscire.

Vi ricordo che Orfani n.8 (Sergio Bonelli editore) sarà nelle edicole a partire dal 15 maggio.

 

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