Luna di Venezia

10366000_10204365594288360_8218866031430273587_nArriva l’estate e nella sua rubrica Arte in ogni dove, Cecilia Civardi ci consiglia di vivere musei e opere d’arte come fosse la prima volta, con gli occhi di un bambino che non conosce la vastità del mondo.
È forse vero che davanti a tele famose e considerate dal mondo intero capolavori si perde la propria parte critica? E ancora, come possiamo lasciarci davvero emozionare, in modo intimo e incondizionato, da opere che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo? 

Anarchia dei sensi, liberazione, riscoperta.
Ma lascio la parola a Cecilia.

“Con l’arrivo dell’estate, del tempo migliore, del caldo e del gran sole le persone escono dalla monotonia dell’anno, vengono fuori dalle loro grandi grotte invernali alla ricerca di qualcosa con cui distrarsi. Oltre al mare, alla sabbia sotto i piedi ed a tutte quelle piccole cose accumulate durante l’anno, consiglio un giro tra la cultura.

Milano, seppur calda, afosa e grigia tutto l’anno, è in grado di grandi iniziative, spinte umanistiche e tante grandiose mostre. Palazzo Reale, come spesso accade, è protagonista dell’evento. Klimt, Van Gogh, Chagall, Segantini e molto altro non aspettano altro che essere rivissuti, riscoperti, riapprezzati.

Trovarsi davanti a grandi opere è diventato al giorno d’oggi una così grande normalità, tanto da renderci apatici davanti a esse. Siamo marionette pronte a giudizi positivi davanti a famose linee. Molte volte perdiamo la nostra parte critica davanti a oggetti e tele che sappiamo già essere eclatanti, e come dire il contrario?
L’arte è stata ormai soggiogata alla fruizione. Mettere in mostra grandi artisti per avere grandi consensi, pollici all’insù. Provare quindi a dimenticare ogni cosa, ogni emozione, ogni passione prima di aprire gli occhi. Guardare ciò che si ha davanti come se non si conoscesse la sua provenienza, il suo nome, la sua storia. Giudicare solo attraverso ciò che muove dentro. Guardare con gli occhi di un bambino che non conosce la vastità del mondo, ed è proprio per quello che il suo quartiere gli appare splendido. Lasciarsi strappare dalla realtà, lasciarsi emozionare e attirare da qualche forma che pensavamo di conoscere e invece decidiamo di vedere per la prima volta. Dimenticare il mondo e tutto ciò che ci ha mostrato fino a questo momento per provare a vivere un secondo di puro piacere. Accantonare la sensazione di aver già visto mille volte quel quadro in foto, per assaporarlo dal vero, per la prima volta.

la luna a VeneziaE’ un esperimento, è un diverso modo di fruire, è la fuga più grande che ci si possa aspettare. E l’artista a sua volta, avendo davanti un pubblico che vuole emozionarsi per la prima volta, vorrà emozionare. Scapperà dal sorriso della gente per sbirciarne le smorfie, le teste piegate, cercando di capire che cosa accade in quella “Luna di Venezia” non per Fontana, bensì per loro stessi.

Il vero spettacolo sta nel distruggere tutti i canoni e provare piacere non contaminati. L’immaginazione diventa l’unico mezzo indiscusso, senza cautele, senza freni. Guardare un opera, non nel modo che ci è stato prefisso, ma in un modo nuovo e diverso può voler dire ritrovare dettagli, ritrovare storie passate. Approcciarsi a un quadro, come al cielo, al mare e all’intero universo senza metodo, senza che nessuno ce lo abbia insegnato mai.

Entrare in un museo come se si visitasse per la prima volta Roma, come a voler scoprire ogni sua piccola strada chiusa, ogni persona che la abita, ogni dettaglio. Diventare vita, soltanto vivendo di un secondo di libertà.

Ciò che sto cercando di dire è di girare museo per museo, non per guardare quei quadri tanto parlati, bensì per farmi dare qualcosa da essi. Non per educare il proprio animo, per la cultura, per il sapere, bensì per concedersi la possibilità di emozionarsi solo guardando da un’altra prospettiva. Credo che sia per questo che le opere d’arte siano state create, non per piacere al primo veloce sguardo, ma per essere scoperte, vissute. Sciogliendosi dalle convenzioni e dai miti inculcati.

Personalmente ho ricordi bellissime di opere sconosciute, che mi diedero la possibilità di ricordare cose vissute, e fare di quell’opera un’esperienza intima. Sarà una lunghissima estate, e consiglio quindi di concedersi un po’ di tempo per scappare dalla realtà di tutti i giorni e concedersi qualche attimo diverso per dare uno sguardo disinteressato e coinvolto alle opere esposte.” Di Cecilia Civardi.

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