Chi è Jonathan Scrivener?

Io sono Jonathan Scrivener«Era strano, ma ero certo che ci sarebbe stata una svolta imminente nella mia vita; così certo che ero assolutamente tranquillo, e il fatto che non ci fosse ancora il minimo indizio della possibilità di un cambiamento non mi turbava. Non volevo quel cambiamento, e neppure ci speravo: sapevo che era imminente e basta». Mi sono avvicinata a questo romanzo con la stessa attitudine del protagonista nei confronti dell’imminente svolta della sua vita: il solo osservare la copertina, il leggere e rileggere il titolo, mi hanno convinta che ci fosse qualcosa di inaspettato tra le righe. Non mi sbagliavo.

La premessa? Il ventenne James Wrexham, rimasto senza un quattrino dopo l’improvvisa morte del padre, riceve una proposta di lavoro impossibile da rifiutare, ottenuta grazie a una lettera di presentazione scritta di getto su risposta a un annuncio letto su un quotidiano: fare da segretario a un certo Jonathan Scrivener, un eccentrico gentiluomo dalla presenza sfuggente e dalla personalità enigmatica. L’occasione si rivela l’inizio di un’avventura – come la definisce lo stesso protagonista-narratore – alla quale chiede di prendere parte al lettore del romanzo.

«Prima di divenire segretario di Scrivener, credevo di aver rinunciato per sempre al mondo e alle sue giostre. È un errore in cui cadono molto di frequente coloro a cui il mondo non ha mai offerto nulla. È presunzione, sotto una maschera di rinuncia». Scritto nel 1930 e ambientato a Londra nell’autunno del 1918, il romanzo è strutturato come il resoconto dettagliato dei mesi in cui Wrexham abita nella casa di Scrivener. Il grande assente in questo resoconto è proprio lui: l’inafferrabile Jonathan Scrivener, che comunica con il suo segretario tramite il suo avvocato o tramite le poche lettere che gli fa pervenire dal non precisato luogo del suo isolamento. È Scrivener, tuttavia, l’oggetto dell’interesse di tutti i personaggi con cui Wrexham entra in contatto, tra i quali spiccano due figure femminili affascinanti e antitetiche: l’eterea Pauline Mandeville e la scostante e vagamente ostile Francesca Bellamy, vedova di un ricco finanziere suicidatosi all’apice del suo successo. Ma fu vero suicidio?

«Una donna stava in piedi in mezzo alla stanza, e mi guardava con curiosità. Mi alzai lentamente, fissandola. Non so cosa mi avesse sorpreso di più: il miracolo della sua comparsa o il mistero della sua bellezza. Ho usato deliberatamente la parola “mistero”. Era esile e delicata, piuttosto alta, con grandi occhi grigi. Corti capelli biondi le incorniciavano il viso in un perfetto equilibrio. Il suo colorito e la particolare esattezza dei suoi tratti mi ricordarono una miniatura di un grande maestro. Era vestita in modo attraente, ma gli abiti addosso a lei sembravano del tutto casuali, una concessione alla necessità. L’armonia del suo corpo e l’aura di libertà che pareva circondarla suggerivano velocità, spazio, ritmo del vento e dell’onda». Altrettanto ben delineati sono i comprimari maschili: l’alcolizzato Middleton e l’avventuriero Rivers. Ed è attraverso gli occhi di tutti i personaggi che incontra che Wrexham cerca di ricostruire l’enigma della personalità di Scrivener. Chi è davvero? Per quale motivo gli permette di vivere all’interno della sua casa, dandogli accesso a una stanza – il suo studio privato – che era sempre stata chiusa a chiave e interdetta agli ospiti? Perché a Pauline e a Francesca ha lasciato le chiavi di casa? E perché ha deciso di scomparire all’improvviso?

«Poco mi importa dove mi trovo, dal momento che, come lei sa, ciò che più mi tenta, in ogni luogo e in ogni momento, è di poter guardare la vita con gli occhi di un fantasma». Credetemi se vi dico che questo è un libro imperdibile, e dovrebbe stare nella libreria di qualsiasi lettore, magari al fianco di un altro capolavoro dell’epoca: Il grande Gatsby. Io sono Jonathan Scrivener (Castelvecchi, pp. 284, traduzione di Allegra Ricci) è un’indagine sui misteri dell’animo umano, uno sguardo accorato e impietoso sulle sue debolezze. La straordinaria forza dell’autore Claude Houghton consiste nell’essere in grado, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di descrivere con lucida tragicità le nevrosi e le stesse contraddizioni dei nostri tempi.

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