La garçonne: scandali e amore nella Parigi degli anni Venti

10631070_867496983282698_79471652867080754_oLeggo l’ultima pagina de La garçonne di Victor Margueritte (Sonzogno, pp. 272 – traduzione di Giulio Lupieri) e rimango per qualche istante immobile, in balia del fascino di un romanzo datato 1922, ma che per tematiche e modernità potrebbe essere stato scritto ai giorni nostri. Come un whisky pregiato, ha riposato per anni prima di rivedere la luce e ora è pronto per essere riscoperto, assaporato, goduto.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo nella Parigi degli anni Ruggenti, quel periodo racchiuso tra le due guerre, in cui il bisogno di cambiamento e di rottura con la tradizione si respirava nell’aria, nella cultura e nell’arte.

Victor Margueritte è proprio un figlio del cambiamento, attento alle tematiche sociali e in particolar modo alla condizione della donna e al suo diritto di uguaglianza, collabora con riviste e scrive romanzi impegnati. Ma poi sfida la morale comune dando alla luce un romanzo come La garçonne, divenuto immediatamente un succès de scandale. Oggi lo chiameremmo bestseller: 750.000 copie vendute, tradotto all’estero e adattato per il teatro e il cinema.

Ha ispirato ben quattro film, tra cui quello dl 1936 diretto da Jean de Limur conLeatherMariebellgarconne un’ammaliante Marie Belle nei panni della protagonista. Il film vede tra le altre cose l’esordio di Edith Piaf come cantante, nel ruolo dell’amante di Monique.

Margueritte dipinge la sua epoca senza filtri, racconta come le donne fossero considerate merce di scambio, nient’altro che «corpi da vendere, coscienze da comprare» e il matrimonio si riducesse a un affare, in cui i padri cedevano le figlie in cambio di una migliore posizione sociale, denaro e prestigio. Racconta di mogli capaci di abbracciare la falsità pur di mantenere le apparenze. «La menzogna può essere un dovere!» dice la madre di Monique alla figlia che, dopo aver scoperto che il promesso sposo la tradisce e le ha mentito sin dall’inizio della relazione, vorrebbe far saltare il matrimonio. E aggiunge: «La buona reputazione è indispensabile!»

Monique risponde con forza: «Il matrimonio senza l’amore non è altro che una forma di prostituzione». E così la protagonista lascia la falsità del suo mondo per assaporare la vita vera. Se ne va di casa e si taglia i capelli corti, alla maschietta, simbolo di una nuova indipendenza. Monique inizia a comportarsi come un uomo.
«Le sembra così straordinario che in amore una donna pensi e agisca come un uomo?» chiede a uno dei suoi partner occasionali che cerca di giudicarla per la sua libertà.

Monique Lerbier è una “cattiva ragazza” ante litteram, che decide di non vivere più in nome di una morale da salvaguardare. Monique diventa ricca e famosa soltanto grazie al proprio lavoro e al proprio talento, ma la sua sete di libertà a un certo punto rischia di sopraffarla e distruggerla. La sua presa di coscienza passa attraverso numerosi amanti, relazioni saffiche, orge, droghe e sregolatezza. Ma al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, il messaggio finale è positivo. Perché «Il bosco ricresce meglio dove è passato l’incendio» e il vero amore può essere la cura a tutti i mali, anche quelli dell’anima.

b4abf8e53594fd888f2c9dd456865afeCome ci racconta Irene Bignardi nella sua postfazione, La garçonne è stato censurato, punito attraverso il suo autore a cui è stata ritirata la Légion d’honneur, e infine dimenticato. È stato riscoperto in Francia soltanto l’anno scorso e ora è arrivato a noi. E meno male! La garçonne è un vero e proprio manifesto al femminismo, profuma di un’epoca tra le più affascinanti di sempre, quegli anni venti definiti non a caso les années folles e parla di problematiche quantomai attuali.

Attraverso dialoghi efficaci e frizzanti i personaggi discutono di unione libera, lamentandosi delle leggi che non proteggono i diritti dei figli, di differenze sociali e di uguaglianza tra uomini e donne. L’uguaglianza morale che purtroppo ancora oggi è legata al doppio standard.

Il personaggio di Monique è descritto magistralmente in tutte le sue sfumature e complessità. E in certi momenti, la presa di coscienza dei propri desideri interiore diventa commovente liricità. «Colei che nel passato si era ribellata alla menzogna e alla brutalità dell’uomo, la garçonne indipendente e orgogliosa, si ritrovava ora donna, e debole davanti alla grandezza del vero amore».

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