Una sorpresa di fine anno: Doll bones

9788804635260-doll-bones-la-bambola-di-ossa_carosello_opera_scale_width«Tutti hanno una storia» mormorò Alice. «Ciascuno è l’eroe della propria storia. Lo ha detto la professoressa Evans a Letteratura.
«No» disse Poppy, la voce bassa e cupa. «Ci sono persone che fanno cose e persone che non le fanno mai. Dicono che un giorno le faranno, ma non le fanno mai. Io voglio partire e compiere una missione…»

Doll bones di Holly Black (Mondadori, pp. 220, traduzione di Giuseppe Iacobaci) mi aspettava da un paio di mesi sul comodino. Ogni tanto lo prendevo in mano e ammiravo la copertina, ma avevo già iniziato un altro libro, così, un po’ a malincuore, gli dicevo arrivederci e lo riponevo. Poi ieri ho aperto la prima pagina, ho letto le prime righe e… non mi sono fermata fino alla fine.

Sapete quando un libro vi prende così tanto da non riuscire a mollarlo più? E allora non rispondete al telefono, non bevete, non mangiate e fate solo finta di ascoltare chi vi parla perché non ci siete per nessuno, ormai siete da un’altra parte, lontano, dentro le pagine dell’unica storia che volete vivere in quel momento.

Di che libro si tratta? Forse qualcuno di voi starà pensando a un thriller di quelli al cardiopalmo o una storia d’amore di quelle che vuoi arrivare all’ultima pagina per sapere se i protagonisti potranno finalmente stare insieme. Niente di tutto questo. Doll bones è un’avventura, vissuta da tre amici di dodici anni e da una bambola spaventosa quanto enigmatica che hanno chiamato Regina. Con piglio sospeso tra Stand by me e Toy story, Doll bones parla della difficoltà del crescere, dell’amicizia e di quanto sia importante continuare a sognare e a “giocare”. A tratti mi ha ricordato le atmosfere oscure di Coraline di Neil Gaiman e, inutile negarlo, la me stessa bambina che inventava storie e le viveva sulla pelle insieme alle mie bambole un po’ spaventose, al mio orsacchiotto con un occhio solo e al mio adorato Skeletor.

Zach, Alice e Poppy, i protagonisti di questa avventura, sono tratteggiati con delicatezza e da un uso perfetto dello “show don’t tell”. Li vediamo muoversi, pensare, agire ed è proprio tramite le loro azioni o a volte, le loro non azioni che scopriamo come sono e quali sono i loro reali desideri. Tra boschi, fredde notti e cimiteri, fiumi da attraversare e biblioteche deserte, siete pronti a riportare la bambola/bambina Eleanor a casa? Perché fino a quando non sarà seppellita nella sua tomba, la sua anima vi tormenterà e niente è più spaventoso degli occhi vitrei di una bambola. Aspettate un momento, ero sicura di averla lasciata sul divano un attimo fa. Eleonor? Dove sei?

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