Questo indomito cuore e il significato di essere donna

Sonzogno_QuestoIndomitpCuore«Posso essere tutto: moglie, madre… e me stessa». Di questo è certa Susan Gaylord, la protagonista di Questo indomito cuore di Pearl S. Buck (Sonzogno 2015, collana Bittersweet, pp. 336, traduzione di Laura Lepetit). Come è certa che «non aveva soltanto bisogno di essere, ma anche di creare». Perché Susan Gaylord è anche un’artista, capace di plasmare la creta fino a rendere le sue figure frammenti di realtà. Capace di lavorare i blocchi di marmo fino a liberare ciò che in realtà nascondevano. Sotto i colpi del suo scalpello, una pietra inanimata si riempie di vita. È l’unico modo che Susan conosce per addomesticare i suoi fantasmi. Ma questo non è contemplato in una piccola città della provincia americana degli anni Trenta. Non se si è donna.

0017-logo-366x366Susan si è sempre sentita diversa dagli altri, per lei «l’universo era il suo universo, con tutte le sue ore, le sue terre, i suoi giardini, i suoi cieli; con musiche, bambini, quadri, gente, stelle. Che cosa avrebbe potuto fermarla? Avrebbe vissuto pienamente la propria vita, per amor di perfezione. Sarebbe stata tutto quello che poteva essere; e poteva essere quello che voleva».

Ma per farlo dovrà combattere contro tutto e tutti, contro la morale comune, il primo marito che è tanto buono quanto incapace di comprenderla, lo scultore, maestro e mentore David Barnes che per primo riconosce il suo talento ma le chiede più volte di scegliere tra l’arte e la famiglia, perché non si può avere insieme entrambe le cose. E poi ancora, contro Blake Kinnaird, artista e bohèmien che gli insegnerà cos’è la passione ma cercherà di cambiarla, imprigionarla nella propria idea di perfezione.

E Susan ogni volta si ribella. Susan vuole lavorare e creare come un uomo, ma poter ritornare ogni sera nel proprio nido accolta dai figli e dalla persona amata.

Pearl_Buck_(Nobel)Chi è quindi Susan Gaylord? Per me, un’eroina moderna, una protofemminista in anticipo sui tempi, icona emblematica del “we can do it!”, lo slogan delle donne americane negli anni Quaranta. Possiamo farlo, possiamo fare qualsiasi cosa, niente ci può fermare se lo vogliamo veramente, sembra gridare tra le pagine del libro.

E se si parla di Donne con D maiuscola non posso non spendere qualche parola per Pearl S. Buck, autrice di Questo indomito cuore. Nata a fine Ottocento, Pearl proviene da una famiglia presbiteriana americana. I genitori si sono trasferiti in Cina come missionari ed è qui che trascorre, seppur a intervalli, quarant’anni della sua vita. Due mariti e una vita avventurosa all’insegna della lotta per la salvaguardia dei diritti umani, ottanta opere in attivo tra saggi, romanzi e racconti, un Pulitzer e un premio Nobel per la letteratura, figli naturali e adottivi, un best seller da 1 milione e 800 mila copie che ispirò un film diretto da Sidney Franklin. Niente male per una donna, eh? Credo proprio che Susan Gaylord sarebbe stata fiera di lei.

 

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