Un caffè a Reykjavik

image001«È bello quanto si amassero quei due. Quanto lui la ami ancora. Un amore che dura oltre la tomba e la morte, che cominciavo a credere fosse solo una cosa inventata dai poeti che non succedesse mai alla gente comune. Certo che è triste che sia morta. Terribilmente triste. Però avevano comunque trovato l’amore che alcuni cercano per tutta la vita. L’avevano trovato e l’avevano trovato insieme, anche se lei ha avuto troppo poco tempo». Hervor stava ancora immobile e lasciava scorrere le lacrime lungo le guance. Quella serata l’aveva messa di un umore strano e si sentiva particolarmente sensibile. Georg avanzò di qualche passo ma poi si fermò a guardare la sua amica. Le andò incontro spalancando le braccia. Hervor lo strinse forte mentre lui le avvolgeva le braccia intorno. Doveva davvero abbracciarlo più spesso. Rimasero a lungo sull’angolo della strada e si tennero stretti mentre il vento freddo danzava loro intorno con delicatezza, come se non volesse disturbare.

Il vento freddo è quello dell’Islanda, in inverno. Freddo, come solo un cuore infelice può essere. Ma allo stesso tempo pulsante, come il cuore di una donna che non si arrende e combatte ogni giorno la sua battaglia. Reykjavìk Café di Solveig Jonsdottir (Sonzogno, pp: 317, traduzione di Silvia Cosimini) è un romanzo piacevole come una pausa caffè in una giornata frenetica. E come un caffè si beve d’un fiato, merito anche dello stile scorrevole ma avvolgente, spruzzato di ironia.

Reykjavìk Café è un libro al femminile, con quattro protagoniste donne molto diverse tra loro: Hervor, Mia, Silija e Karen. Donne vere, con difetti paure e idiosincrasie. Donne forti nelle loro fragilità. Donne che devono affrontare tradimenti, abbandoni e perdite, fronteggiare la solitudine e convivere con la rabbia. Donne alla ricerca della propria strada e perché no… di una seconda occasione.

Reykjavík_séð_úr_Hallgrímskirkju_PLe storie di queste donne si sfiorano e ruotano attorno al Reykjavìk Café che si rivela per alcune di loro un rifugio, per altre una prigione dove “parcheggiarsi” in attesa di prendere in mano il coraggio per spiccare il volo.

Ma c’è un’altra protagonista nel romanzo, Reykjavìk, ovvero la capitale più a nord del mondo. Fredda, buia e in certi momenti quasi inospitale, sembra provare empatia per le protagoniste. E il buio del suo inverno si abbina perfettamente al buio che in certi momenti attraversa la loro anima.

«Andò vicino alla finestra e osservò le luci della capitale. In città l’inverno stava lentamente finendo di lasciare il posto alla primavera e nonostante la colonnina di mercurio fosse ancora vicina allo zero la terra si stava risvegliando dal torpore provocato da molti mesi di buio e di freddo (…). Karen ripensò alla conversazione con suo nonno, a quando le aveva raccontato delle sue scorribande ad Arkanes e a come era stato convinto fin dal primo giorno di voler conquistare sua moglie. Ci sarà stato qualcuno, là fuori, altrettanto convinto di voler conquistare lei? Qualcuno che nonostante tutti i suoi difetti e i suoi problemi trovasse che valeva la pena darsi da fare per lei, e magari esserne addirittura più innamorato?»

Al prossimo caffè! 🙂

 

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