Battaglia: dissolvenza in nero

BATTAGLIAC’erano una volta le dark lady e c’erano gli antieroi. Insieme, erano protagonisti di storie nere, nere come le notti senza luna.

Ricordo la prima volta che ho visto Double indemnity (in Italia La fiamma del peccato) film del 1944 diretto da Billy Wilder che lo ha sceneggiato insieme a Raymond Chandler, il padre dell’hard-boiled. Pellicola in bianco e nero, una Barbara Stanwyck affascinante, in apparenza fragile ma capace spingere un uomo a uccidere. E un concetto di amore malato, un amore che non salva ma distrugge.

Double idemnityQueste atmosfere le ho ritrovate ne La figlia del capo (editoriale Cosmo), il primo numero di una miniserie creata da Roberto Recchioni e Leomacs e dedicata al vampiro siciliano Pietro Battaglia, che ritorna dopo vent’anni di attesa più in forma che mai. Roberto firma il soggetto della storia, sceneggiata, sotto la sua supervisione, da Michele Monteleone (lo abbiamo incontrato qualche giorno nella quarta e ultima storia del Dylan Dog Color fest n.14). La copertina è di Leomacs mentre le illustrazioni di Fabrizio Des Dorides, di cui parlerò più in là.

Come nei migliori noir, anche qui c’è una dark lady. Si tratta di Edda Ciano, la figlia di Mussolini. È indomita, una donna che non si piega alle regole del tempo. E c’è un antieroe, una creatura al di là del bene e del male che incarna il nero dei personaggi tormentati e iconici che hanno fatto la storia del formato pocket negli anni Settanta, ovvero il vampiro Pietro Battaglia. E poi c’è la Storia, quella con la S maiuscola che scorre in sottofondo, quasi una testimone dei desideri degli uomini, delle loro debolezze, quasi un palcoscenico all’intera vicenda.

La signora di ShangaiA un passo dalla Seconda Guerra Mondiale, Mussolini chiede a Pietro Battaglia di proteggere la figlia, non solo dal marito Galeazzo ma soprattutto da se stessa. Perché Edda non sa stare al suo posto, Edda desidera… e una donna che desidera è pericolosa.

Dall’Italia alle fumerie d’oppio di Shangai, che mi hanno riportato a un altro capolavoro del noir: La signora di Shanghai con una Rita Hayworth in un’inedita versione platinata à la garçonne, più perturbante che mai, diretta da un Orson Welles in stato di grazia, nel lontano 1947. E ancora, dalle porte di Verona alla campagna circostante dove si consumano gli ultimi atti battaglia_fabrizio_des_doridesdi questa avventura, il viaggio di Pietro e Edda è puntellato da una scia di cadaveri e di sogni infranti.

La vicenda scorre veloce, pagina dopo pagina. Notti interminabili lasciano il posto ad albe insanguinate e la lotta psicologica tra i personaggi è più terribili degli scontri in cui il vampiro esibisce il suo lato più mostruoso. Perché chi sono davvero i mostri, alla fine?

Tra il bianconero di Hellboy e la plastica espressività del fumetto tascabile italiano anni Settanta (da cui Battaglia eredita il formato), i disegni di Fabrizio Des Dorides sono granitici quanto uno scorcio da Sin City e graffiano le pagine, capaci di impregnare la carta con gli incubi che puntellano la vita di Battaglia e di chi gli sta accanto. È una corsa fino all’ultima pagina: «Inutile stare a piangere i morti, Edda» dice Battaglia. «In questo caso, non piangerò per te, Pietro» risponde lei. E in questo dialogo ritrovo tutta la forza del nero, in cui la speranza può essere più fugace del battito d’ali di… un pipistrello.

 

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2 pensieri su “Battaglia: dissolvenza in nero

  1. Hai citato 2 film a me cari che ho rivisto almeno un paio di volte. Adoro i contrasti del noir tipico anni ’40-’50 dalle tinte nette, neri pesanti come drappi di scena che celano lati oscuri dei protagonisti. Il tratto alla Mike Mignola e di Sin City riecheggiano come spari nel buio e occhieggiano come fari abbaglianti, cavalcando l’onda di quei tempi giunti a noi sulle pagine dei fumetti tra la fine degli anni ’60 e i ’70 (vedi Kriminal e Satanik) colpendo e stordendo lo spettatore con imprevisti colpi di scena e vellutate nuvole di fumo che aleggiano e rimangono sospese come l’attenzione del lettore/spettatore sul filo teso della suspance…costretto ad avanzare cautamente ipnotizzato dal fascino inquietante dell’imprevisto.
    Grazie per il suggerimento, BB

  2. Ovviamente ho preso subito questo fumetto, lo faccio con tutti i lavori di ROBE e poi perché ho letto le vecchie gesta di Battaglia. Mi piace molto anche questo formato dell’albo alla Diabolik. 😉😃

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