Piccola dea: uno spaccato vivido e spietato sull’essere donna

PICCOLA-DEA«In un certo senso è stata Lorrie Ann a fare di me ciò che sono, poiché la mia personalità ha preso forma come reazione uguale e opposta a ciò che era lei, proprio come, ne sono certa, la sua è andata formandosi come conseguenza della mia. La gente fa cose così. Si spartiscono le qualità, come se per indolcire la realtà bisognasse classificarla, etichettarla, definirla (…). Per me, la mia amica Lorrie Ann era la buona, mentre io ero la cattiva. Lei era bella (e in maniera sconvolgente, come un dipinto di Vermeer) ma io ero sexy (a tredici anni bastava un po’ di Labello alla ciliegia per sentirsi sexy). Eravamo entrambe sveglie, ma Lorrie Ann era riflessiva mentre io ero furba, lei seria e io scaltra. Se lei faceva la sentimentale, io diventavo sarcastica. Di solito le amicizie tra ragazze vengono catalogate e riposte in scatole piene di cartoline e biglietti di concerti, ma qualsiasi cosa ci fosse tra me e Lorrie Ann, non fu tanto semplice da archiviare.»

Piccola Dea di Rufi Thorpe (Sonzogno, pp. 272, traduzione Cristina Vezzaro) è prima di tutto la storia di un’amicizia. Storia violenta, commuovente, a tratti straziante. Mia e Lorie Ann sono due ragazze diversissime tra loro ma, si sa, in amore come in amicizia non si può scegliere chi amare. È qualcosa di più profondo, qualcosa che ha a che fare con il riconoscersi, con l’odore della pelle e dei capelli, direbbe Mia, con l’appartenersi. E, volenti o nolenti, Mia e Lorie Ann si appartengono, anche quando si tradiscono o cercano volontariamente di allontanarsi l’una dall’altra, anche quando l’una non condivide le scelte dell’altra, anche quando la vita le porta in due diversi continenti.

Ma Piccola dea è anche un romanzo sul senso più profondo dell’essere donna.

Rufi-Thorpe-150x150 «Guardai la mia tazza di tè. I fondi avevano formato un disegno e pensai alla pratica di divinazione attraverso le foglie del tè. Le donne avevano un bisogno così disperato di sapere cosa sarebbe successo loro da raccontarsi menzogne, fiabe simili? Certo, nella storia le donne non avevano avuto granché controllo sulla loro vita, per cui provare a leggere il futuro nelle foglie del tè poteva rivelarsi efficace quanto qualsiasi altro tentativo.»
Cosa significa essere donna? Cosa si prova a vivere per la prima volta la propria sessualità? E ancora, cosa significa perdere la verginità e trovarsi ad affrontare una decisione davvero difficile? Di quelle scelte che ti spingono a dover fare i conti con il senso di colpa, di quelle che la paura di sbagliare è così grande da fare male.

In questo caso, le due amiche rimangono entrambe incinta a sedici anni, ma mentre Lorie Ann sceglie di tenere il bambino e sposare il rassicurante Jim anche se non è sicura di amarlo, Mia sceglie di abortire. E sarà proprio Lorie Ann, con la sua bellezza eterea, la sua salda morale, un senso del giusto apparentemente più sviluppato rispetto all’amica e una bontà autentica, a trovarsi avviluppata in una spirale di eventi nefasti che la condurranno a toccare apici sofferenza inaudita.

«Non dev’esserci un limite alla quantità di dolore che puoi volontariamente sopportare?» si chiede a un certo punto Lorie Ann. E il discorso diventa più ampio, la sofferenza del singolo diventa di tutta l’umanità e l’unica scelta possibile per Lor sembra essere la ricerca di attimi di oblio e il rinunciare a ciò che di più caro al mondo: suo figlio.

Cosa significa essere madre? Questa è un’altra tematica che esce prepotente dalle pagine di Piccola dea. La maternità è descritta senza falsità o buonismo, per certi versi con crudezza.Dal momento del parto, al crescere un figlio, dalla paura di sentire il proprio corpo cambiare, al terrore di non essere all’altezza. «Dico solo che quando una donna è una ragazza, è sotto i riflettori. Tutti badano a ciò che fa e dice, una ragazza giovane e carina. Che a sua volta ha un ben po’ di archetipi ben precisi cui aderire: la Bella addormentata o Cenerentola o Britney Spears. Scegli il veleno che vuoi. Ma quando diventi una giovane madre? Alla gente non gliene frega un cazzo di cosa fai. Lo sguardo gli si appanna prima ancora che abbiano finito di farti una domanda. Non appena una donna inizia a fare il lavoro più importante della sua vita, di colpo nessuno vuole più saperne di niente.»

Piccola dea è un romanzo che solleva delle domande, domande a cui non sempre è facile rispondere. Sa essere crudele, come a volte è la vita. E quando chiuderete l’ultima pagina non vi sentirete rassicurate. Nel bene e nel male questo è un romanzo che non lascia indifferenti. Ma non è anche questo che si cerca in una storia?

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