Le fragili attese e lo sguardo dell’autore

Signorini«Non sono più la ragazza che hai conosciuto. Non ci rendiamo mai conto di cosa stiamo diventando. Succede tutto in un momento. È come se la vita bussasse alla nostra porta, mentre prima se ne stava comodamente sulla soglia, senza disturbare, e d’un tratto ci dicesse: sto passando. Le persone sono cassetti che in pochi hanno voglia di aprire. Se apri un cassetto, poi devi fare i conti con tutto quello che c’è dentro».

Sono gli ultimi giorni della pensione Palomar, situata in un quartiere periferico di Milano. Il proprietario, Italo, giunto a quasi ottant’anni ha deciso di chiudere per sempre. È proprio la pensione Palomar al centro della narrazione di Le fragili attese (Marsilio, pp. 250, Euro 17,00), romanzo corale in cui il suo autore, Mattia Signorini, fa “a pezzi” la vita dei protagonisti, gli ultimi ospiti dell’albergo, alternando i punti di vista di Guido, ex professore universitario che accetta di insegnare a una bambina che si rifiuta di parlare dalla morte della madre, di Ingrid, ex violoncellista che sceglie di incontrare uomini invisibili per lenire la sua solitudine, di Lucio che è alla ricerca di suo padre, del generale Adolfo Trento «convinto che la soluzione di ogni pace sia la guerra», di Italo e della domestica Emma, per i quali la pensione è diventata “casa” da molti anni, eppure sono ancora due sconosciuti.

La vita ha colpito duramente ognuno dei protagonisti, eppure è difficile identificarli semplicemente come “perdenti”. Allo stesso tempo, nessuno di loro sembra trovare la forza di cambiare la propria condizione.

Lo sguardo dell’autore si sofferma tra i recessi più profondi dei loro pensieri, tra i loro desideri, i loro rimpianti. È lo sguardo di un autore che sembra volersi mimetizzare tra le pieghe del racconto, osservando da un punto di vista privilegiato ma distaccato i frammenti delle vite che descrive. Un po’ come Italo, che trova una scatola da scarpe piena di lettere d’amore e si mette in testa, dopo averle lette, di rintracciare l’autrice. Per restituirle, o forse per imparare da lei un modo diverso di guardare alla vita, alla propria vita, alle sue imperfezioni, per accettarle e convivere con esse, nonostante tutto.

Mattia Signorini, classe 1980, a dispetto della sua giovane età possiede il piglio del narratore navigato, la sua è una scrittura asciutta e dall’incedere pacato, senza rinunciare alla tensione e al gusto per i colpi di scena, un po’ come il mondo della pensione Palomar, un mondo in miniatura dove il tempo sembra scorrere più lentamente rispetto ai ritmi della grande città, un mondo che racchiude tutti i mondi e tutte le possibilità dei suoi inquilini, un mondo nel quale può irrompere l’inaspettato a cambiare, ancora una volta, le carte in tavola, sia che si tratti di una briscola tra amici o un partita con la Vita.

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