Ringo: Tabula rasa, l’Emilia paranoica che mancava

coverRingo9«Noi siamo gli uomini cavi
Noi siamo gli uomini impagliati
Che si appoggiano l’uno sull’altro
Le teste imbottite di paglia. Ohimè!
Le nostre voci aride, quando
Sussurriamo insieme
Sono quiete e senza significato
Come vento nell’erba asciutta
O le zampe dei topi sopra il vetro rotto
Nelle nostra arida cantina». The Hollow men, T.S Eliott

Dieci anni fa l’Emilia era punteggiata di centri sociali. No, niente a che fare con lo sballo, quelli sono perlopiù luoghi comuni. I centri sociali erano luoghi di aggregazione, di cultura, magari con all’interno un cinema che trasmetteva film di genere in bianco e nero o persino una libreria indipendente. Il Link dietro la stazione a Bologna, Il Libera, La Scintilla a Modena in una vecchia scuola abbandonata, tanto per citarne alcuni. Settimane intere in attesa del sabato notte per trovare musica fatta di rabbia e di sangue.

Io ero solo una ragazzina con i leggins tagliati al ginocchio e le t-shirt dei gruppi punk/new wave che preferivo. Una ragazzina alla ricerca della propria identità. In auto, una Uno color rosso-sbiadito di seconda mano, facevo suonare un masterizzato con le canzoni dei CCCP e in ogni tragitto ritrovavo la mia Emilia paranoica, cantavo a squarciagola e mi sentivo viva.

È strano leggere un fumetto e ritrovare queste atmosfere, queste canzoni, questo sottofondo martellante. Di che fumetto si tratta?  Vi rispondo subito: Ringo n.9 (Sergio Bonelli editore), dal titolo Tabula rasa, soggetto di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, sceneggiatura di Mauro Uzzeo e disegni di Matteo Cremona, in uscita il 19 giugno in tutte le edicole.

Emilia Romagna, nebbia, cenere che piove dal cielo. Una trappola e un incontro in mezzo al nulla. Quel nulla che chi vive qui conosce bene, quel nulla che a volte entra dentro l’anima e vi fa dimora.

ferretti-giovanni-lindo_cres555E poi iniziano le citazioni musicali, che entrano nella narrazione con forza dirompente. Le frasi delle canzoni dei CCCP e dei CSI che diventano dialoghi potenti e ricchi di poesia distorta.

I testi diventano visioni cariche di orrore: “dammi una mano ad incendiare il piano padano, provincia di due imperi, provincia industrializzata, (…) provincia di gente squartata”. E noi la vediamo la gente squartata e vediamo nebbia, calce, cataste di maiali sacrificati agli dei.
La bravura di Uzzeo sta nel fatto che non sembrano messe a forza ma funzionano, anche per chi non le coglie e semplicemente si gode la lettura. Da Rozzemilia a Manifesto, da Militanz a Sono come tu mi vuoi, Fuochi nella notte di San Giovanni fino alla meravigliosa Curami. E ancora Mi ami e Matrilineare dei CSI.

Una lettura potente, poetica, un viaggio disturbato dove gli uomini si trasformano in bestie e infine in carne da macello, non solo in senso figurato. E poi c’è il  sottotesto quasi religioso in cui Rosa diventa una sorta di madonna, matrice del nuovo mondo e portatrice del futuro… e non aggiungo altro per non rovinarvi la sorpresa.

Profeti, fuochi tribali, sacrifici e violenza, ma anche speranza, il tutto al ritmo martellante di pezzi post punk.

OrfaniLe ceneri di quest’Emilia sempre più paranoica, le atmosfere malate e i sogni distorti che si riflettono sui volti dei protagonisti sono resi magistralmente dal tratto inflessibile di Matteo Cremona, capace di catturare tormenti interiori, dolori ed emozioni con un’attenzione scrupolosa alla mimica facciale e alle pose dei personaggi. Illustrazioni taglienti e che danno un senso incredibile di movimento, reso in modo ancora più forte dall’uso del colore. Toni freddi e caldi che danzano a ritmo tribale grazie a due donne: Giovanna Niro e Fabiola Ienne.

Come sempre su Scritture barbariche si parla di emozioni e di suggestioni, di citazioni musicali e cinematografiche, di storie vissute dentro. Se siete alla ricerca di un riassunto della trama non lo troverete qui. Per concludere, la citazione iniziale di T.S Eliot non è messa a caso. Vi è venuto voglia di leggerlo? Avete già la colonna sonora.

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Un pensiero su “Ringo: Tabula rasa, l’Emilia paranoica che mancava

  1. Ciao Barbara, leggo Orfani sin dal primo numero, e questa seconda stagione la trovo più concreta rispetto alla prima. Mi fa piacere leggere questo tuo post riferito a dei ricordi del tuo passato bolognese.😊

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