Rocket girl: un omaggio alla fantascienza anni Ottanta

Rocket-girl-01«Sono la detective Dayoung Johansson del New York Teen Police Department… Vengo dall’anno 2013 e indago sui crimini contro il tempo… e siete tutti in arresto.»

Con questa linea di dialogo, sommariamente, si possono riassumere le premesse di Rocket Girl (Bao pubblising, pp.128, Euro 14,00) scritto da Brandon Montclaire e illustrato da Amy Reeder.

Dayoung utilizza la tecnologia inventata dalla Quintum Mechanics per tornare indietro nel tempo ed evitare che proprio quella tecnologia venga inventata. Il “passato”, nell’economia della vicenda, è un distopico 2013 manipolato della Quintum attraverso la sua tecnologia, mentre il “presente” è il… 1986. Il tempo, secondo Montclaire, è quindi annodato intorno alle vicende della giovane protagonista e procede su due binari separati, con “flashback” che mostrano cosa avviene nella metropoli del futuro/passato dopo il viaggio nel tempo di Dayoung.

I punti di forza di questa avventura a bordo del roboante jet-pack di Dayoung sono innumerevoli. L’ambientazione della New York anni Ottanta è uno degli aspetti più gradevoli della produzione, intrisa com’è di nostalgia e affetto per le produzioni cinematografiche dell’epoca, Ritorno al futuro in primis. Si sa, l’immedesimazione è tutto per consolidare il valore di una storia, e la caratterizzazione della protagonista è straordinaria. Dayoung è caparbia, ingenua e idealista come solo un’adolescente può essere, e allo stesso tempo è capace di suscitare un desiderio di protezione. Come suggerisce lo stesso autore in uno stralcio della sceneggiatura pubblicata in calce al volume, Dayoung «ha una falsa maturità che non la rende entusiasta di cose che dovrebbero entusiasmarla, ha un atteggiamento da poliziotto “non c’è niente da vedere”». Dayoung è a suo modo una supereroinia: vola, insegue ed è inseguita tra i palazzi della skyline, capitombola per poi riprendere quota, e si trova contemporaneamente in lotta contro i cyber-criminali della Quintum e con la polizia che cerca di arrestarla.

Impossibile non rimanere a bocca aperta di fronte ai disegni della talentuosa Amy Reeder, che da soli valgono il prezzo del volume. Il suo segno è pulito, ricco di dinamismo, le ambientazioni e l’espressività dei personaggi coinvolgenti, le inquadrature ardite e le anatomie sempre impeccabili. Amy è una vera fuoriclasse e con la sua bravura eclissa i testi di Montclare, efficaci ma a volte semplice commento alle splendide immagini che si susseguono nelle pagine.

Rocket Girl è un volume da avere nella propria collezione di graphic novel, che brilla per freschezza e per un citazionismo un po’ di maniera (al pari di film recenti come il divertentissimo Turbo Kid), ma non per questo meno godibile.

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