Deadly class – 1987, gioventù alla ricerca di un luogo chiamato casa

image_gallery«La vita ci tatua le sofferenza addosso perché non le dimentichiamo. Ora sono state inchiostrate sul tuo volto e sul tuo corpo. Non saranno visibili quando ti sveglierai… ma quelli che sapranno cosa cercare, altre vittime dello stesso ago, le vedranno».

Oggi esce Deadly class: 1987 – Gioventù reaganiana scritta da  Rick Remainder (Capitan America) e disegnata da Wes Craig (Batman) per i tipi di Panini Comics. Il volume inaugura la nuova collana di cartonati per le fumetterie: Panini Comics 100% HD (17 x 26 cm, 176 pp., cartonato, 17 euro) e racchiude i primi sei episodi della serie regolare edita negli States da Image Comics. Il riassunto sul retro di copertina mi ha subito incuriosita: «È il 1987, e Marcus Lopez Arguello non ha più motivo né voglia di continuare a vivere. Una fatidica sera è avvicinato da una misteriosa ragazza, che lo invita a unirsi alla Scuola Kings Dominion delle Arti Letali, un brutale liceo clandestino dove le principali famiglie del crimine del mondo istruiscono la prossima generazione di assassini. L’omicidio è un’arte, uccidere è un’abilità ed essere pugnalati alle spalle non è una metafora». Queste poche righe mi hanno presa per mano e condotta con la mente alle atmosfere di iper-violenza di un Battle royale. Ma Deadly class è qualcosa di diverso.

Deadly class è in primo luogo un racconto di formazione, una storia sulla difficoltà del crescere e di trovare un proprio posto nel mondo, quel luogo chiamato “casa” dove non sentirsi giudicati ma poter essere se stessi, nel bene e nel male. Marcus Lopez Arguello la trova in questo liceo per assassini… o meglio, nel retro della scuola dove sorge un cimitero, luogo d’incontro per i reietti, gli strambi, i membri delle sottoculture che il resto del mondo preferisce evitare. Ognuno di questi ragazzi cerca qualcosa, la normalità forse.

DeadlyClass01-coverMa «normale cosa significa? Una casa in periferia, una moglie obesa che ingolla pillole e cresce la prossima generazione di automi? Perché prenderne parte? È davvero questo che vuoi?»

Tra dialoghi e didascalie taglienti come lame si nascondono critiche sociali, pensieri profondi sul sentirsi diversi, sul senso dei desideri. Primo tra tutti quello di trovare un branco, o anche solo un amico, qualcuno con cui depositare la maschera e concentrarsi su tutto il resto. E qui, “tutto il resto” è molto pericoloso. Il primo compito che viene assegnato a Marcus è scegliersi un compagno con cui uccidere un senzatetto, qualcuno che ha fatto qualcosa di brutto nel passato, così brutto da meritare di morire.

Le illustrazioni di Wes Craig si abbinano perfettamente ai testi e agli stati d’animo dei protagonisti. Il suo tratto nervoso, i volti espressivi che diventano in certi momenti quasi caricaturali, il tratto sporco che si mescola ai cattivi pensieri. Il tutto amplificato dall’uso  magistrale del colore da parte di Lou Loughridge. La scena del cimitero è scura, colori spenti e freddi. In altri momenti il colore esplode e sembrano fuochi d’artificio che accelerano l’azione.

Violenza? Tanta. Ma anche l’amore. Nascosto e non corrisposto, naturalmente, per una ragazza irraggiungibile. E poi azione, divertimento, sotto le note incalzanti di una colonna sonora che va dagli Smiths ai Public Enemy che sottolinea ed esaspera la sensazione di trovarsi davvero negli anni Ottanta. E una storia che trasuda vita vissuta, sangue e lacrime vere, come ci spiega lo stesso autore nella postfazione: «Il liceo era sempre la perfetta incarnazione di un mio sentimento permanente, quello di non avere un luogo da chiamare casa… Eravamo gli emarginati, i mostri, i punk, i dark, gli sbatter, quelli hip-hop, i dropout, i gearhead: tutto lo spettro degli emarginati, insomma».

Deadly Class ti lascia addosso la sensazione di aver letto un fumetto cercando l’altrove, ma di averci trovato dentro la realtà. Per quanto mi riguarda, uno dei migliori fumetti in circolazione in questo momento. Consigliatissimo!

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