Cannibal family: benvenuti a casa Petronio

11949343_413498885510975_4578020257751976553_nSe esistesse un fumetto “maledetto”, al pari di film come La fin absolue du monde (ricordate l’episodio Cigarette burns dei Masters of horror?) o libri (un esempio per tutti? Il Necronomicon di Abdul Alhazred come raccontato da H. P. Lovecraft), be’, quel fumetto sarebbe sicuramente The Cannibal Family di Piccioni-Fantelli, edito da Edizioni Inkiostro. Talmente estremo e disturbante da diventare un “caso” editoriale, un fenomeno virale che ha scatenato lettori e collezionisti di fumetti alla ricerca di variant, edizioni limitate, ristampe e numeri zero per fiere e fumetterie. Dichiara Rossano Piccioni riguardo all’imminente uscita di Cannibal family n.8: «Abbiamo deciso di blisterare l’albo n.8 di The Cannibal Family visto l’alto contenuto osceno, blasfemo, horror, splatter contenuti nell’albo». Per poi concludere ironicamente: «Speriamo di non beccarci qualche denuncia di qualche inquisitore». Insomma, ce n’è abbastanza per richiamare alla memoria un’altra epoca, quella in cui il cinema italiano era capace di sfornare capolavori come Cannibal Holocaust, in grado di scioccare intere platee eppure di grande richiamo commerciale. Il fatto che Eli Roth se ne stia per uscire con The Green Inferno, dichiaratamente ispirato al capolavoro di Ruggero Deodato, non può essere un caso.

Leomacs
Illustrazione di Massimiliano Leonardo, in arte LEOMACS per lo speciale Lucca 2015 di Cannibal Family

Parlando di Cannibal Family è impossibile non ripensare anche alla stagione d’oro del fumetto horror italiano, quegli anni Ottanta che hanno dato i natali a Dylan Dog, ma che hanno anche visto la nascita della mai dimenticata «Splatter» delle edizioni Acme, esperimento riuscito di rivista antologica imperniata sull’horror estremo con incursioni in ogni deriva del genere, dal grottesco all’exploitation.

Ma diciamolo chiaramente: non sono solo le atmosfere ad aver contribuito al successo dell’iniziativa editoriale dei tipi della Inkiostro. A farla da padrone, come dovrebbe essere sempre, è la qualità del “prodotto finale”. La qualità del disegno, sempre incisivo, nel suo bianco e nero a tratti pulitissimo e a tratti sporco (di sangue) che caratterizza gli albi a partire dalla copertina, e la qualità dei testi, a cui si alternano Rossano Piccioni e Stefano Fantelli, sempre attenti a non scivolare nel celebrativo, con intrecci inaspettati, attenzione alla psicologia dei personaggi quanto ai colpi di scena, e una ricostruzione attenta dei periodi storici in cui si svolgono le vicende della famiglia Petronio: al presente si alternano infatti flashback ambientati nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Che a tratti risultano persino commoventi. Suona strano per un horror estremo? Non vi resta che provare con i vostri stessi occhi… se riuscirete a non farveli strappare via!

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