Nuove suggestioni del fantastico italiano: cavalieri teutonici vs viaggi nel tempo

«Mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai essere usata contro di te» dice Tyrion Lannister a Jon Snow ne Il Trono di spade.

È proprio questo che fanno i giovani protagonisti de I cavalieri del nord di Matteo Strukul (Multiplayer edizioni) e Gala Cox di Raffaella Fenoglio (Fanucci). Oggi parleremo di fantasy, di romanzo storico e di viaggi nel tempo, di mondi lontani e di immaginario privato, ma soprattutto scoprirete i dietro alle quinte di due romanzi molto diversi tra loro, eppure legati dalla comune passione dei rispettivi autori: quella di raccontare storie.

Oggi, su Scritture barbariche, tenterò l’esperimento della doppia intervista. Siete pronti?
Bene, allora immaginate i due autori uno di fianco all’altra, in due comodi box, mentre dicono la loro su tematiche ora scottanti, ora più divertenti. Due autori, due modi di fare fantasy, se vogliamo usare una definizione che racchiuda la molteplicità degli universi delle loro storie.

BB: Ciao Matteo e ciao Raffaella, benvenuti su Scritture barbariche.
La ricostruzione storica è una sfida ardua per ogni autore. Entrambi, in modo diverso, ci avete portato indietro nel tempo. Matteo ci fa rivivere le Crociate del nord al fianco dei Cavalieri Teutonici, nella Transilvania più inospitale, dove puoi incontrare l’amore, così come la morte. Raffaella tuffa la sua giovane protagonista nella Londra Vittoriana, attraverso un viaggio nel tempo per salvare ciò che le è più caro. Quali sono state le sfide maggiori nello scrivere un libro del genere? E dov’è stato invece il vero divertimento?


unnamedMatteo: Cara Barbara anzitutto grazie per quest’intervista e per lo spazio che mi dedichi nel tuo seguitissimo blog. Hey, un abbraccio anche a Raffaella! Ora correrò a procurarmi il suo Gala Cox e Il mistero dei viaggi nel tempo. Dunque, la sfida maggiore è stata senz’altro la lettura di un’infinita congerie di monografie, saggi e articoli della storiografia dedicata alle Crociate del Nord, spesso in lingua inglese e tedesca, senza contare la matrice ispiratrice di tutto che è stato il Chronicon Livoniae di Enrico di Lettonia, la prima cronaca storica mai composta e dedicata alla campagna militare dei cavalieri teutonici nelle terre del nord. Non solo, le insidie erano anche legate ai nomi dei luoghi che mutavano a seconda del punto di vista scelto: se la lingua utilizzata dal personaggio è il latino uso il nome Transilvania, se è il tedesco riporto Siebenburgen, se è ungherese Erdely.
Senza contare che regioni e città, nel tredicesimo secolo, non avevano certo i nomi attuali. La Livonia dei Cavalieri Portaspada corrisponde alla Polonia di oggi, il castello di Dietrichstein è quello di Bran, la Repubblica Ceca è la Boemia. Insomma, storia e geografia mi hanno fatto vedere i sorci verdi.
D’altra parte l’idea di raccontare le gesta dell’ordine cavalleresco più dimenticato e negletto di sempre – quello dei Cavalieri Teutonici – e riprendere le suggestioni della Transilvania, narrata da Bram Stoker e poi davvero poco frequentata dai romanzieri era una ricompensa straordinaria. Come narratore non potevo sognare di meglio: lupi, corvi, foreste, cavalieri, streghe, castelli, città fortificate, leggende nere… come potevo resistere?

caba3858396ecab3a55ecec3b1768809[1]Raffaella: Ciao Barbara, ciao Matteo. La mia sfida è stata utilizzare la Scienza perché non ho la formazione adatta, è solo una passione. Ma lo volevo fare a tutti i costi. La partenza del libro, infatti, è stata il progetto Sabbione del CTS Maria Lazzari di Dolo (Ve), nel quale gli studenti hanno ingrandito, catalogato e fotografato le sabbie prelevate dalle spiagge di mezzo mondo. Le loro foto mi hanno colpito, sono fantastiche!
A questo volevo aggiungere un elemento steampunck tutto italiano e poco conosciuto: la Macchinetta di Antonio Pacinotti, ovvero la dinamo a corrente continua. Fondamentale partenza nella Rivoluzione Industriale di fine Ottocento. Quindi superata la sfida di utilizzare questi due elementi ho creato un intreccio fantasy per ragazzi che avesse dei tratti scientifici, e una protagonista che rimanesse a bocca aperta davanti a una fresatrice ultimo modello, allevasse una colonia di formiche e avesse problemi a relazionarsi col prossimo. Poi ho mescolato il mio interesse per il teatro e per il mondo del sovrannaturale. Io mi sono divertita e voi?

BB: Wolf, il protagonista de I cavalieri teutonici, così come Gala, l’eroina di Gala Cox, compiono un viaggio. Possiamo dire che non sia solo spaziale, ma anche introspettivo, un viaggio alla scoperta di loro stessi, come nel più classico romanzo di formazione?

Matteo: Certamente I Cavalieri del Nord unisce storia, avventura e fantasy ma è indubbiamente anche un romanzo di formazione, quindi un Bildungsroman a tutti gli effetti. Attraverso un lungo viaggio di circa seimila chilometri, un po’ più di mille leghe per usare l’unità di misura del tempo, dalla Russia alla Transilvania, insieme ad altri settanta Cavalieri Teutonici, Wolf scopre il dolore e il sacrificio, l’orgoglio e la paura, l’amore e il tradimento.
Nella prima parte di questa lunga trasferta gode della protezione del suo maestro Kaspar Von Feuchtwangen che gli insegna i valori della fedeltà e dell’onore, della fede cristiana e dell’integrità. Tuttavia, nel corso di quest’infinita traversata fra ghiaccio, neve, luna e foreste, Wolf incontra Kira: una strega, forse, ma soprattutto una ragazza che gli rapisce l’anima. Il ragazzo è talmente innamorato di questa donna dagli occhi color temporale da vivere come un’anima traversata i giorni a venire. I Teutoni  facevano voto di castità e venir meno a quella promessa era un affare piuttosto serio. Le punizioni per le violazioni della regola erano terribili e durissime. Quindi Wolf vivrà il tormento che deriva dalla scelta: amare Kira o rispettare il codex dei Teutoni. Passione o dovere? Diviso fra cuore e mente, ragione e sentimento, affronterà battaglie, branchi di lupi, duelli con nemici terribili sempre al fianco di Kira in un rapporto che crescerà pagina dopo pagina e gli mostrerà al termine della storia il vero se stesso.

Raffaella: Sì certo, il viaggio di Gala è Il Viaggio. Nel libro la ragazza compie una serie di percorsi, sia nel Tempo che dentro la sua anima, che le danno un bello scossone.
Accanto a lei c’è una figura che incarna uno spirito puro legato alla natura, un animo green che accompagna e non prevarica: Matunaaga un nativo americano. Lui la lascia sbagliare, la sprona a crescere, la consola e non giudica. Matunaaga è il personaggio che ha incontrato maggiormente il favore del pubblico, [oltre a essere il mio preferito ndr].

BB: Pensi che in Italia si supereranno mai le barriere tra il fantasy e la narrativa mainstream?

unnamed-2Matteo: Non ne ho idea. Credo però che gli autori fantasy italiani debbano essere coscienti della grande eredità della letteratura europea. Ho provato a scrivere un romanzo storico con lampi fantastici, seguendo la lezione di Sebastiano Vassalli ne La Chimera. Confesso che l’epica di Omero e Ariosto, di Tasso e Virgilio, La Canzone dei Nibelunghi e l’Ivanhoe di Walter Scott sono state assolute ispirazioni. Non ho citato un solo autore americano, come vedi, lo dico perché gli Italiani scontano troppo spesso un curioso complesso d’inferiorità nei confronti degli scrittori a stelle e strisce mentre credo che oggi esistano autrici e autori fantasy italiani che hanno saputo scrivere storie splendide, emancipandosi da qualsiasi sudditanza, ne cito qualcuno: Sergio Altieri, Licia Troisi, Francesco Falconi, Barbara Baraldi, Leonardo Patrignani, Vanni Santoni, Francesco Dimitri.
Credo sia molto importante, penso anche che Joe Abercrombie, Tim Willocks e Andrzej Sapkowski abbiano saputo creare affascinanti miscele fra storico e fantastico: che cos’è dopo tutto Best served cold (Il sapore della vendetta) di Abercrombie se non un’allegoria delle guerre fra Compagnie di Ventura? E il fiume di sangue che guada Matthias Tannhauser ne I dodici bambini di Parigi non ricorda forse una fusione a freddo fra un romanzo di Alexandre Dumas e un racconto di Robert E. Howard? Ecco! Questa è la chiave, secondo me: scrivere senza paura, scrivere storie straordinarie e meravigliose con tutta l’integrità necessaria e con la dovuta fedeltà a quelli che sono i personaggi che crei e che si liberano dal giogo dell’inchiostro per diventare patrimonio dei lettori. Con una presa di coscienza come questa, non esiste barriera che tenga: credo anzi che il fantasy italiano abbia un radioso futuro davanti a sé e voglio portare al grande fiume della letteratura fantastica il mio personale contributo. Guardiamo con orgoglio e coraggio l’orizzonte: se lo faremo, i lettori saranno dalla nostra parte. Non ho dubbi in proposito.

12209095_10208144898050428_2072665648_oRaffaella: Il fantasy è assolutamente mainstrem! Proprio in questi giorni svolgo laboratori su Gala Cox nelle scuole medie, un lavoro a metà tra drammatizzazione e accenni di storytelling. Pongo molte domande ai ragazzi. Domando se preferiscano la narrazione fatta così, o cosà, oppure più descrizioni o più dialoghi…insomma li spremo.
E quando chiedo loro che tipo di fantasy amino leggere mi stupisco di vedere quanto siano ferrati su autori, libri, trame. D’altronde basta fare un giro a Lucca Comics per rendersi conto di quanta salute goda il fantasy! 😉

BB: Da lettrice, ho ritrovato ne I cavalieri teutonici atmosfere che vanno dalla Trilogia di Magdeburg di Alan D. Altieri a Il nome della Rosa di Umberto Eco. Mentre Gala Cox ci riporta a echi classici, dal personaggio di Oliver O’Sullivan, omaggio a Dickens, fino al temuto Black Coat, che richiama Jack lo Squartatore. Vorrei che ci parlaste delle rispettive fonti di ispirazione e ancora, che tipi di lettori siete?

unnamed-3Matteo: In parte ho risposto sopra ma è un fatto che Sergio Altieri sia uno dei miei spiriti guida. Lo stesso vale per Umberto Eco che ho studiato a lungo per questo romanzo e per il precedente – La giostra dei fiori spezzati, pubblicato da Mondadori – che deve più di qualcosa a Il cimitero di Praga che ho adorato. Le fonti d’ispirazione sono molte e diverse anche per I Cavalieri del Nord. Voglio citare l’Iliade di OmeroMangiatori di morte di Michael Crichton e l’intero ciclo di Conan il barbaro di Robert E. Howard. Non posso dimenticare la saga di Fafhrd and the Grey Mouser di Fritz Leiber, tutti i cicli di Licia Troisi, dal Mondo Emerso fino ai Regni di Nashira, David Gemmell e la saga del Drenai e poi Il trono di ghiaccio di Sarah J. MassThe Mirror Empire, la trilogia di Kameron Hurley. La serie a fumetti Northlanders di Brian Wood e film come il capolavoro di Ejzenstejn Alexandr Nevskij, oltre agli ottimi Black Death e Season of the Witch, passando per la serie tv Vikings e games come SkyrimThe Witcher e Dragon Age, altri tre riferimenti imprescindibili.
Sono un lettore compulsivo, completamente addicted insomma, leggo da sempre e per sempre, ho cominciato a cinque anni con l’Iliade e non mi sono più fermato. Come potrebbe esistere la “mia” Vjsna senza Clitennestra, Clorinda e Lady MacBeth?

12226504_10208144897250408_502514062_nRaffaella: Diciamo che volendo ambientare una avventura nella Londra vittoriana le fonti sono talmente tante che a un certo momento devi dire basta! A partire da Conan Doyle, a Louis Stephenson…fino al docu-libro di Patricia Cornwell – Portrait of a killer. Mi sono trovata ad avere un gran materiale tra le mani.
Per quanto riguarda Jack lo Squartatore ho dato a Black Coat una identità femminile basandomi su alcune prove ricavate dal dna dell’aggressore (estratto dalla saliva sui francobolli) che sostengono questa tesi. Non so quanto sia fondata, ma mi piaceva dato che ho il pallino per le protagoniste femminili, sia le positive che le negative. Infatti, seppure in secondo piano, ho voluto inserire Ildegarda di Bingen, Santa e Dottore della Chiesa, naturalista, predicatrice, drammaturga, linguista… Una donna vissuta mille anni fa dai tratti molto moderni.
Che lettrice sono? Una che si appella al decalogo di Daniel Pennac. Leggo solo quello che mi va, quando mi va; leggo anche ciò che è considerata letteratura leggera; mollo non appena mi annoio; ritorno allo sfinimento sui miei libri preferiti al punto che quando ho voglia di rileggerli e non li trovo immediatamente negli scaffali li ricompro. Inoltre io non leggo, fagocito: se un libro mi piace la sua lettura non supera mai le 48 ore, a volte le 12, (ma se non mi piace non vado oltre le 7 pagine).

BB: Come da tradizione barbarica, chiedo a entrambi tre canzoni che ben si prestino a fare da colonna sonora alla lettura dei vostri libri.

Matteo:
1 – L’inno alla gioia di Friedrich Schiller sulla musica di Ludwig van Beethoven.
2 – Spoonman dei Soundgarden.
3 – My one desire di Willy deVille

Raffaella:
1 – Discombulate, il sound track del film Sherlok Holmes. Ci sta per ambientazione e nel libro lo cito come suoneria del cellulare di Dennis.
2 – Sigla iniziale di Games of Thones. Non c’entra un fico ma mi piace da morire. La metterei ovunque.
3 – Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi (passione della mia amica Silvia Casini). La farei sentire ogni qualvolta entra in scena Matunaaga.

BB: Dal passato, una proiezione verso il futuro: prossimi progetti?

unnamed-4Matteo: Allora sto lavorando a un nuovo romanzo storico ambientato questa volta nel Settecento. Ho anche una storia folle a quattro mani, una sorta di western nell’Impero Austriaco di metà Ottocento che sto scrivendo con un amico e formidabile romanziere: Francesco Ferracin.

macchinetta_o_dinamo_di_pacinotti-storicaRaffaella: In questi giorni è uscita la favola Storia degli strani animali della fattoria dei Monaci templari e del coraggio della piccola Nicole (e di Claude). È un piccolo libro che fa parte di un progetto che coinvolge Il Porto dei Piccoli Onlus di Genova e La fattoria dei Monaci Templari del Principato di Seborga. Con la vendita del libro si acquisteranno alcuni tablet per collegare in teleconferenza i piccoli degenti delle strutture ospedaliere seguite dagli operatori de Il porto dei Piccoli con le attività della fattoria didattica.

BB: Ed eccoci giunti alle note finali dell’intervista. Per salutarci vorrei che regalaste a chi ci ha seguiti fino a qui, percorrendo questo viaggio attraverso i vostri romanzi, un motto o una citazione a voi cara.

Matteo: “Se non hai il coraggio di seguire i tuoi sogni perché mai dovrebbero realizzarsi?” del mio amico e maestro Tim Willocks.

Raffaella: La citazione ricorrente in Gala Cox è quello che le dice Matunaaga. E cioè “Se scappi non capisci”.

NOTA: La copertina e le illustrazioni de I cavalieri del nord sono nate da un contest artistico indetto da Multiplayer edizioni in collaborazione con Game Art Gallery. La copertina è di Valeria Brevigliero. Le due illustrazioni che corredano le risposte di Matteo sono (in ordine di apparizione) di Sergio Cosmai e di Claudia Gironi.

La copertina di Gala Cox è illustrata da John Blumen.

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