Tattoo Expo Bologna: questo è rock’n roll!

TattooPelle, inchiostro, arte e originalità: questi gli ingredienti della storica Tattoo Expo di Bologna che si è tenuta presso l’Unipol Arena questo weekend. Ha chiuso i battenti da un’oretta ed eccomi qui a raccontarvi com’è andata.

Partiamo dalla cosa più importante, ovvero la piadina: buona! Un grazie di cuore alle razdore bolognesi del bar all’aperto.

Ah, no aspettate. Gli artisti! Ce ne saranno stati almeno 250, provenienti da tutto il mondo. Ognuno con il suo spazio (sempre molto curato), con i propri disegni in esposizione, il metodo personale per “segnare” un’opera d’arte indelebile sulla pelle. Dalla classica macchinetta elettrica, alle bacchette Sak Mai – solitamente in bambù con aghi fissati alle estremità, oppure con punta in metallo Sak Khem – utilizzate principalmente in Thailandia, Laos e Cambogia. In quest’ultimo caso, la componente “dolore” per chi si fa tatuare è molto più alta, ma fa parte del rituale. Il tatuaggio thai, chiamato anche Sak Yant, non è insomma cosa da tutti. Lo si capiva girovagando nella zona dedicata ai maestri orientali.

Me lo ha spiegato bene il mio amico Diego, che con questa tecnica si è fatto tatuare il collo, stringendo i denti per un’ora e mezza. Prima di fare paragoni con Fedez, aspettate di conoscerlo. Non approverebbe 🙂

Ma torniamo un attimo indietro, al momento in cui sono arrivata questo pomeriggio a Casalecchio. Anzi, al momento in cui mi sono resa conto che avevo speso tutti i miei contanti al mercatino dell’antiquariato questa mattina. Inutile rovistare nel portaoggetti della macchina: sono riuscita a far su cinque euro, non abbastanza nemmeno per pagare il parcheggio (7 euro). E con questo non voglio dire che fosse caro, solo che sono dovuta andare a parcheggiare all’Ikea e zigzagare tra le coppie della domenica per andare all’Arena. Quindi un minuto di raccoglimento per ringraziare l’inventore del Bancomat e soprattutto Sara che mi ha offerto la piadina. L’ho già detto quanto era buona?

IMG_0768Ok, sto divagando. Tatuaggi, dicevo. Dal tradizionale all’old school, dal realistico al trash polka, ne ho visti di tutti i colori.

Le bancarelle? Poche ma buone, come si dice a Bologna. Ho comprato un anello con… un dentino.

Mi spiace essermi persa gli spettacoli di Burlesque e di Ju-jitsu. In compenso ho scoperto che dentro la mostra d’arte c’era la porta di un bagno, mimetizzata in stile castello medievale. Io e Sara ci siamo intrufolate, non senza preoccupazione perché per un attimo ho pensato che fosse un’installazione. Ovviamente siamo state sgamate da un tizio della security, che per fortuna ha fatto finta di crederci, quando gli abbiamo detto che eravamo dello staff. Chi è Sara? La mia complice in questa trasferta, naturalmente!

Piuttosto, lo sapevate che Magnus era appassionato di oriente e di tatuaggi? Non potevano mancare, quindi, alcune tavole del mitico disegnatore di Alan Ford (ho già spiegato altrove il mio legame con il personaggio, ha a che fare con una soffitta e qualche… fantasma).

FullSizeRender 4Un pensiero finale va alle standiste, rigorosamente tatuate, sempre gentili. Un grande grazie ai tatuatori e alle tatuatrici che regalavano sorrisi alzando gli occhi durante il lavoro e persino nella pausa pranzo. E a chi ci ha permesso di scattare un po’ di foto.

Cosa mi è dispiaciuto di più? Non aver potuto provare lo shop del barbiere all’ingresso della fiera!

Ci vediamo il prossimo anno!

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