Hollywood Jan: quant’è difficile crescere!

HOLLYWOOD_copertina-OK-DEF«Ladies and gentlemen, un bell’applauso per il nostro grande campione, reduce dalle medie…
Una forza travolgente, una coordinazione muscolare incredibile. un metro e 63, 49 kg sulla bilancia. Fate largo a…»

Jan Herst è il protagonista di Hollywood Jan (Coconino Press – Fandango, 140 pp. colori) il nuovo fumetto di Bastien Vivès e di Michaël Sanlaville. Una storia che ho divorato. Sulla crescita e le sue complicazioni.

Jan è mingherlino, introverso, insicuro, ha appena finito le scuole medie e il suo primo giorno di scuola alle superiori è come un incontro di boxe con un avversario decisamente fuori scala. Incontro che non può finire altro che con un  K.O. da parte del nostro (anti) eroe.

Hollywood Jan è un racconto di formazione narrato attraverso brevi capitoli, ognuno con il suo titolo e uno stralcio di illustrazione iniziale, quasi come i titoli di testa di un film. Anche il “montaggio” è cinematografico. E non è un caso che il protagonista da grande (non potendo fare la tartaruga ninja) vuole fare il regista.

Del resto, i suoi tre amici immaginari sono Arnold Schwarzenegger, Sly – Stallone e Russ – Russell Crowe, quest’ultimo in una distorta versione “Gladiatore perennemente eccitato”. Sono loro a consigliare, janvives09-670x946proteggere, consolare Jan durante le difficoltà di integrarsi nella nuova scuola. Ma soprattutto a fargli da cuscinetto nei suoi goffi tentativi di fare amicizia, per smettere una buona volta di osservare gli altri dal suo angolo di insicurezza e vivere la sua vita, anziché subirla.

Gli amici immaginari rappresentano le tre voci della coscienza di Jan, in perenne lotta tra loro.
Sly è la voce positiva, della speranza, che già dalle prime pagine del fumetto dice al protagonista: «Non avere timore, Jan. Io ho fiducia nel futuro».

Russ, come ho già anticipato, è la voce del sub-ombelico. Quella in perenne balia degli ormoni. E poi c’è la terza vocina interiore, la più oscura, la voce dell’insicurezza. Quella che prima o poi nella vita, da adolescenti o no, ha insinuato il dubbio in ognuno di noi, sussurrando alle nostre orecchie che siamo diversi e non saremo mai accettati dagli altri.

La voce che ci boicotta quando vorremmo integrarci, che ci fa lo sgambetto se proviamo a correre.

Sarà proprio Arnold il vero grande villain di questa splendida storia sulla crescita, più ancora dei bulli o dei compagni di classe più ostici. Perché noi stessi sappiamo essere il nostro peggior nemico. È per questo che non si finisce mai di crescere.

Le illustrazioni sono espressive, a volte scarne di sfondi per mettere in risalto la figura umana. I colori pastello hanno il sapore malinconicamente retrò di certe pellicole del passato. Perfetti per esasperare le situazioni narrate (vedi la scena alla festa in cui l’ansia di Jan sembra uscire dal corpo e tingere l’ambiente di colori acidi, come le luci stroboscopie che gli danzano intorno).

Hollywood Jan è promosso a pieni voti, consigliato a tutti i ragazzini di oggi e di ieri. E ora vi lascio, ho una discussione in corso con i miei amici immaginari!

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