Tre graphic novel che parlano di adolescenza, il più grande viaggio verso l’ignoto

FREEZER cover72Ricordo, con un pizzico di nostalgia, le vacanze estive nel periodo scolastico. Quasi tre mesi di pausa dalla routine quotidiana. Tre mesi, dico! Che passavo a fare quello che amavo di più: leggere. Sì, l’estate per me profumava di carta stampata. E di storie.
Io, troppo timida per sperimentare in prima persona avventure da raccontare al mio ritorno in classe a settembre, vivevo insieme ai protagonisti dei libri trame emozionanti, spaventose o romantiche.

Voglio dedicare l’articolo di Scritture barbariche proprio a quella ragazzina di ieri e agli adolescenti sempre alla ricerca di nuove avventure da leggere. Tre racconti di formazione. Tre avventure che parlano di crescita e di prime volte. Tre storie sulla fatica di diventare grandi, sulla consapevolezza che a volte arriva solo attraverso la sofferenza.

La prima graphic novel di cui voglio parlare è Freezer di Veronica Veci Carratello, (Bao Publishingcartonato, 144 pp. a colori). «Una storia di piccoli drammi, pensioni di reversibilità, pessimi vicini, primi appuntamenti e prestanome sentimentali».

Se dovessi definirlo in una parola direi: adorabile. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei senza esitare l’esilarante e tragicomico Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton, del resto… non credo che la presenza di un camper sia casuale.

45127b_Little Miss Sunshine_RC_visoreC’è una famiglia molto imperfetta a cui ti affezioni subito: i Robinson. E se vi è venuta in mente la canzone del 1968 di Simon & Garfunkel sappiate che siete sul pezzo! Le citazioni musicali continuano perché i figli si chiamano Elvis e Mina. E non è facile per loro scampare alle figuracce con due genitori stralunati (Mr. Robinson ha fatto la pubblicità della carta igienica ed è in lizza per uno spot per chi soffre di problemi intestinali), uno zio con la catisofobia, ovvero la paura di sedersi, la nonna incontinente e un gatto con tendenze suicide. In tutto questo, Mina, la giovane protagonista della storia, non ne vuol sapere di crescere ed entrare nel “club degli assorbenti”. E chi ha il coraggio di darle torto?

page_1_thumb_largeLa Carratello è bravissima nel tratteggiare personaggi indimenticabili e il suo disegno, così pulito e dal sapore vagamente retro, si abbina perfettamente alla storia che va a raccontare.

Sulla collina di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma (Tunuébrossurato, 112 pp a colori) è la storia di quattro  ragazzini appassionati di horror che si sfidano ad aspettare la mezzanotte in un bosco, in attesa di scendere in paese ed entrare nella casa della monaca pazza, dove in passato si è svolto un fatto di sangue e follia.

Se dovessi definirlo in una parola direi: avventuroso. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Stand by me del 1986, tratto dal racconto The Body del maestro Stephen King. Anche qui c’è una sfida tra un gruppo di adolescenti che durante il viaggio che compiono si ritrovano a conoscersi più profondamente e a scoprire il vero significato della parola “amicizia”.

Sulla collina è una riflessione sulla crescita, sul coraggio di diventare grandi e affrontare i cambiamenti della vita anche quando si viene privati dei punti fermi, come gli amici d’infanzia, e si deve ricominciare tutto daccapo. Ma non è forse così la vita?

cuenta-conmigo-porcentaje-de-reboteIn certi punti i dialoghi risultano un po’ didascalici, ma questo non compromette il ritmo della narrazione che ti porta d’un fiato all’ultima pagina. Lo stile del disegno di Gulma, molto comprensibile, e la colorazione che rimane su toni cupi con una palette che predilige le sfumature del terra e del grigio passando per verdi e blu intensi nelle scene notturne, accompagnano perfettamente l’atmosfera da favola dark. Una favola sul tempo che passa, ma che non può uccidere le cose che teniamo strette al cuore.

la_principessa_spaventapasseri_70009E per finire, consiglio La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi (Bao publishing, cartonato a colori, 160 pp), una storia di formazione a tratti surreale, anche grazie allo stile del disegno di Rossi Edrighi che a tratti spiazza e diventa un tappeto emozionale.

Morrigan è un’adolescente arrabbiata, che non si sente compresa e ha indossato la sua diversità come corazza contro il mondo. Sia il mondo fuori, che quello più vicino a lei, incarnato dalla famiglia. La madre e il fratello con cui vive formano quasi un nucleo a parte, come se fossero un’unica entità, al punto che scrivono a quattro mani storie misteriose, oltre a sembrare sempre d’accordo su tutto. Lei si sente sola contro il mondo e spesso la sua rabbia la allontana dalla possibilità di avere un’amica vera. Possibilità incarnata dalla dolce Alma, dogsitter dal cuore romantico.

Ma poi le storie misteriose narrate dalla madre e dal fratello sembrano prendere vita e lei si trova suo malgrado a vestire i panni, anzi il mantello, di un’eroina costretta ad affrontare nientemeno che il Signore dei corvi, l’incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo.

labyrinth_1986_923Se dovessi definirlo in una parola direi: sublime, nell’accezione di Edmund Burke. L’orrore che affascina e cattura. 
Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Labyrinth del 1986, diretto da Jim Henson e con il magnifico David Bowie, villain dal fascino magnetico che mette alla prova l’adolescente egoista che in quel caso aveva gli occhi viola blu della splendida Jennifer Connelly.

«Rispondo solo a me stessa» afferma Morrigan in un momento chiave della narrazione. Quasi a sottolineare come ogni certezza, nella vita di un adolescente, non possa provenire dall’esterno ma debba essere abbracciata da dentro. 

Letture consigliate per i più giovani, ma anche per chi non si è rassegnato a diventare grande. Buona estate!

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