Consigli… da mettere sotto l’albero di Natale.

15697647_10212043073139045_878220350426263689_nFumetti da leggere prima che l’anno si concluda, o con cui iniziare quello nuovo? Partiamo da un pezzettino di cuore, il Dylan Dog Diary (Dylan Dog – Sergio Bonelli Editore), nato per i festeggiamenti del trentennale dell’indagatore dell’incubo. Oltre a uno splendido intervento di Tiziano Sclavi (che, non prendetemi in giro, riesce sempre a commuovermi) unisce pensieri, aneddoti e istantanee di vita di chi le storie le ha create in questi anni (più vari contenuti speciali e una veste grafica curatissima).
Passiamo ai primi due volumi di “Marina” di Matteo Zidrou (Panini Comics Italia). La vicenda si svolge a Venezia alternando due piani temporali, il presente e un passato oscuro dove una ragazza coraggiosa, Marina Dandolo combatte contro i pirati, l’ottusità contemporanea e la sua stessa famiglia, all’ombra delle profezie di Dante Alighieri, che proprio dalla Repubblica veneziana fu esiliato.
Finisco con tre pezzi di diamante, pubblicati da Coconino Press. Per gli amanti dell’horror estremo orientale, “Il Bruco” di Edogawa Rampo e Suehiro Maruo: disturbante, visionario, raffinato nel suo superare i limiti pagina dopo pagina. Ambientato nel Giappone degli anni Venti, unisce eros e morte in modo deliziosamente malato.
Introspettivo è l’ultimo graphic novel di Otto Gabos, “Il viaggiatore distante”. Un racconto di formazione che diventa un’avventura interiore sullo sfondo di una New York fredda in cui sogni e paure si rincorrono nel cuore di Romeo, il protagonista.
Finisco con un racconto così potente che devo ancora riuscire a metabolizzare tutte le sensazioni che mi ha lasciato: “La terra dei figli” di GIPI (Gian Alfonso Pacinotti), è davvero bello come avevo sentito dire. Mi è piaciuto così tanto che… quasi mi vergogno! A metà della lettura ho dovuto fare una pausa per non essere travolta dal male di vivere e dall’oscurità che permea ogni pagina, ma non si slaccia mai da una speranza di fondo e per questo fa più male. La fine del mondo, gli uomini come relitti alla deriva. E un diario. Perché solo la parola può salvarci dall’estinzione.
Buone feste 

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