Non sei mica il mondo

page_1«Anche a me piace sedermi qui… in mezzo alla gente che corre a destra e a manca. Agli odori… Loro corrono, io sono seduta. Mi piace così»

Non sei mica il mondo (collana Tipitondi – Tunué, 188 pp.) è l’opera prima del francese Raphaël Geffray che, da autore completo, ci mostra il mondo di Bené, un bambino di otto anni e mezzo che non vuole aprirsi al mondo, ma nel mondo e nelle sue regole è intrappolato.

Sin dalle prime pagine, ci troviamo in un universo ostile, reso graficamente da illustrazioni disturbate e disturbanti. Gomitoli di pensiero, volti spaventosi che sembrano tracciati a penna per liberarsi da un pensiero ossessivo. È il mondo della mente di Bené e dei suoi sogni, resi in un bianco e nero puro e claustrofobico. Ma non è molto migliore il mondo che troviamo al risveglio del protagonista, tracciato con uno stile diverso, acquerello con note di seppiato che rendono (se possibile) l’atmosfera ancora più angosciante.  

Perché Non sei mica il mondo è una graphic novel che parla di un bambino, ma non è per una storia per bambini. È un racconto crudo e sincero sull’incomunicabilità e sulla solitudine. Cosa significa chiudersi agli altri al punto da non voler imparare a leggere e a rapportarsi con la gente?

Nella sua breve carriera scolastica, Bené è stato allontanato da cinque istituti. È un bambino violento, attaccabrighe, non vuole imparare e non si separa mai dalla sua non_sei_mica_il_mondo_2rabbia, impersonata da una maschera inquietante che lui stesso ha creato e che porta scritto il suo nome.

E così vediamo il suo primo giorno di scuola, in un nuovo istituto, la Scuola dei Colori che, al contrario di quello che il nome suggerirebbe, è un ambiente cupo, quasi ostile. Ma alla preside, che incarna le regole e la mancanza di empatia, si contrappone la maestra Valentine, che rappresenta un punto di vista diverso nell’ambiente scolastico e di conseguenza sociale.

non-sei-mica-il-mondoValentine pensa che il compito della scuola sia quello di comprendere gli adulti di domani prima ancora di educarli e fornire nozioni. La sua caparbia e il suo interesse sincero per Bené finiscono per scalfire il muro che lui ha costruito per difendersi dalle regole del mondo. E così lui capisce che la violenza non è la risposta a tutto, e inizia un lento processo di integrazione. 

 

Ma quando la maestra viene sostituita, quel muro torna alto. Gli incubi di Bené si materializzano nuovamente e il suo io ferito torna a coprirgli l’anima. Proprio come la maschera da cui non si separa mai gli copre il volto quando vuole nascondersi dal mondo.

Non sei mica il mondo ci invita a riflettere sulle difficoltà di un bambino problematico all’interno di un sistema incapace di focalizzarsi sul bisogno del singolo. È un racconto di formazione lucido, teso, a tratti disilluso, che non rinuncia alla delicatezza e all’incanto. Perché tutti noi, abbiamo diritto a una seconda possibilità.

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