Un giallo romantico nella Milano nera

«Qualche volta si può ricominciare da capo, permettendo alle nostre ferite di chiudersi e diventare cicatrici, anche se non sappiamo esattamente che cosa le abbia originate. Lo sperava per Manuela. Ma anche per Vittoria e per se stessa. Perché non sempre la vita è come un libro, dove i tasselli del puzzle trovano tutti il proprio posto prima della fine dell’ultimo capitolo.»

La fioraia del Giambellino di Rosa Teruzzi (Sonzogno) è un giallo tutto al femminile.

Sono donne, le protagonista della vicenda, narrate dalla Teruzzi con occhio complice, ma insieme attento a coglierne tutte le sfumature.

C’è Libera, ex libraia, fioraia per passione – dopo aver trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze – e investigatrice per caso. Con l’aiuto della madre Iole, un po’ fuori di testa, seguace dell’amore libero e appassionata di yoga, e della figlia Vittoria, giovane agente di polizia, arrabbiata e taciturna, ha infatti risolto un caso complicato, archiviato dalla polizia molti anni prima (la vicenda è narrata nel romanzo La sposa scomparsa). E ora si ritrova, a dispetto del divieto da parte della figlia di intraprendere nuove indagini private, ad accettare un nuovo caso.

Lo fa per Manuela, ragazza milanese romantica, prossima alle nozze, che sogna di essere accompagnata all’altare dal padre. Peccato che la madre si rifiuti di rivelarne l’identità. Non solo, la donna ha cambiato spesso residenza e sembra nascondere un segreto.

Centosessantaquattro pagine di indagini serrate. Tre donne, tre generazioni a confronto, tre modi di affrontare la vita e l’amore. Lo  sfondo è una Milano vera e vivida. Una Milano che l’autrice ama e dipinge con colori vivaci e un pizzico di nostalgia; dai Navigli, ai quartieri popolari, fino alla Brianza dove Libera approderà per scoprire la verità.

Il problema è che certe verità portano un carico di dolore inestinguibile. E indagando sugli altri, Libera dovrà investigare su se stessa, sui suoi reali sentimenti e sul suo doloroso passato. La scrittura è scorrevole, mai pedante. Teruzzi dosa l’ironia come una spezia, creando divertenti siparietti soprattutto grazie al personaggio di Iole, settantenne sprint e dal temperamento indomito.

Il finale aperto, suggerisce che ci saranno altre avventure di questo trio di Miss Marple improvvisate. Citazione non casuale, perché i classici citati ne La fioraia del Giambellino sono molteplici; dal Conte di Montecristo, a Madame Bovary, passando per scrittori come Scerbanenco e Conan Doyle. Consigliato agli amanti del giallo, che non rinunciano a un tocco di rosa shocking. Ma attenzione, perché il finale è nerissimo!

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