Barbarica in pillole: Bologna in fiamme

«Quando il pensiero che ti pulsa nel cervello suona come: speriamo che mi ammazzi e basta, senza torturarmi, ebbene, qualcosa nella tua vita è andato storto. Simon si era svegliato, di colpo cosciente, e aveva capito. Il mostro che aveva ucciso quelle persone, alla fine, aveva catturato anche lui. Lui, Simone Bianchi, nome d’arte: Simone Blanx, non avrebbe mai fatto pace con l’uomo che amava, non sarebbe mai diventato un attore, non sarebbe tornato mai più a casa. Perché era in piedi, legato a un albero, e dietro di lui, fuori dal suo campo visivo, c’era l’incubo di quegli ultimi giorni. L’assassino che stava massacrando tutti loro, uno dopo l’altro. E fu in quell’istante che formulò un imprevedibile desiderio: uccidimi e basta, uccidimi in fretta, un colpo secco, ma il dolore no, no, non mi fare male, ti prego, non mi fare male.»

Un thriller scorretto, ironico, folle, crudo, che piacerebbe tanto ai Monty Python, ma vedresti bene sullo schermo con la regia di Tarantino.
In Bologna in fiamme, dell’editore imolese Battaglia edizioniGianluca Morozzi, il ragazzaccio della letteratura italiana, gioca con i perdenti. Due protagonisti inaspettati, Vasco Vitale e Simon Blanx, che lottano per sopravvivere in un mondo che non li ha mai accettati. Due ex compagni di scuola che non potrebbero essere più diversi tra loro, con un vissuto al vetriolo. Due vite che impattano l’una contro l’altra, due antieroi, che si uniscono giocoforza per combattere un terribile assassino che uccide una dopo l’altra le persone che gravitano intorno al regista italiano Achille Cordova, datore di lavoro di Blanx e mito assoluto per Vitale.

L’ironia si alterna a scene del crimine feroci, dialoghi brillanti e comparse esilaranti – come le zie ultranovantenni di Vasco Vitale a cui va una menzione speciale. Un libro per chi cerca l’inaspettato. Un viaggio nerissimo, a tutta velocità, tra risate e brividi, in un mondo di piccole speranze, grandi sfighe e perché no… anche un pizzico di romanticismo.

 

Un pensiero su “Barbarica in pillole: Bologna in fiamme

  1. In cucina il televisore mi permette di scegliere solo un paio di canali e a volte nemmeno quelli. Dipende da come si sposta l’antenna. Altri televisori sono presidiati manu militari da Crepascola e Crepascolino, ma non importa perché man mano che invecchio ed inacidisco finisco per sposare il moto di Alex Bergonzoni secondo il quale il televisore è da guardare ogni tanto, senza accenderlo.
    Io lo accendo quando svuoto la lavastoviglie e qualche sera fa mi sono imbattuto in Flavio Bucci che bruciava una banconota in un frame di La proprietà non è più un furto davanti ad un direttore di filiale di banca che considerava il gesto blasfemo.
    Io la penso così per quanto riguarda i libri. Da bimbo lessi un romanzo di Nero Wolfe ( ” Gambit ” da noi Scacco al Re per Nero Wolfe ndr ) che iniiziava con il pachidermico detective che bruciava il Webster Dictionary perchè sosteneva che dedurre ed arguire erano sinonimi. Archie Goodwin , il perplesso segretario e narratore , affermò di aver sentito il suo ” padrone e donno ” esprimere giudizi molto severi nei confronti di chi dava alle fiamme libri e Wolfe ribattè che in quel caso si trattava di governi.
    Spero davvero che Babs Baraldi – tra l’altro una scrittrice – abbia avuto un soprassalto di coscienza ed abbia risparmiato al Morozzi l’orrendo foco…

    Una idea per un racconto a la Jonathan Lethem: Simon Says Simon Burns è un racconto senziente di una collana per bimbi che teme per la sua vita mentre passa per le manine dei piccoli pazienti di una clinica che forse è il posto in cui atterrano le vittime innocenti di un mondo crudele. brr.

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