Non chiudere gli occhi: una fiaba nera per non dormire

«Camminavano lentamente, uno dietro l’altro, intrufolandosi tra gli sterpi, scansando i rami davanti al viso; il silenzio si faceva più denso e cupo a mano a mano che si allontanavano dalla strada, e la vegetazione era così fitta che avevano l’impressione potesse chiudersi su di loro come le fauci di un enorme animale preistorico. Chi poteva dire che non stessero camminando sul dorso di un animale gigantesco che, proprio adesso, sentendo il solletico dei loro passi, si sarebbe svegliato ingoiandoli in un boccone?»

Non chiudere gli occhi di Francesco Formaggi è un romanzo per ragazzi sul potere della paura. È uscito per i tipi di Pelledoca, un editore con un catalogo davvero interessante, che si prefigge di portare ai lettori più giovani storie da brivido, capaci di tenerli con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina. Perché, come si legge dal sito ufficiale “affrontare emozioni come la paura attraverso la lettura insegna fin dalla tenera età a superare le difficoltà”. Proprio come nelle fiabe tradizionali, ricche di elementi spaventosi che venivano snocciolati ad arte per mantenere viva la suspance e insieme fornire elementi pedagogici.

Il protagonista di Non chiudere gli occhi è Giovanni, un ragazzo di tredici anni che si trova coinvolto insieme al suo migliore amico Nico e alla coraggiosa Alice, in un’avventura dai toni decisamente noir. Le premesse sono le seguenti: “Una sera di primavera, quando la scuola sta per finire, compaiono una donna e un uomo misteriosi. Nessuno sa dove abitino, da dove vengano e cosa siano venuti a fare. Hanno un aspetto inquietante ed escono solo di notte: lei davanti, lui dietro, a una decina di passi. Quando improvvisamente scompare un bambino, il paese intero è sconvolto e l’opinione pubblica è convinta che in qualche modo la strana coppia abbia a che fare con la sparizione.”

Giovanni, detto Gio, sembra l’unico a non credere alle apparenze e inizia un viaggio alla ricerca della verità. Per farlo, dovrà affrontare le sue paure e mettere da parte i demoni del passato. Oltre agli amici, ad aiutarlo in questa ricerca, il suo dono: Giovanni sente sulla pelle, fin dentro alle ossa, se una persona è cattiva.

Un romanzo sulla crescita, sull’importanza di guardare in faccia le proprie paure, sull’elaborazione del lutto e sull’amicizia. Mi ha ricordato le atmosfere di Stand by me, il meraviglioso film diretto da Rob Reiner e tratto dal racconto The body di Stephen King. A proposito, non è stato forse il maestro del Maine a dire che leggere racconti di paura aiuta ad allenarsi alla paura?

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The wicked + The divine: quando il pop incontra il Pantheon

fa282cda-60ad-4bdc-8d0e-f46ec2550275«Ah, look at all the lonely people!
Ah, look at all the lonely people!
Eleanor Rigby died in the church
And was buried along with her name
Nobody came…»

A che luogo appartengono le persone sole?  Se lo chiedevano i Beatles in Eleanor Rigby, la seconda traccia dell’album Revolver, nel lontano 1966.

Ed è proprio questo il nome scelto da Kieron Gillen, sceneggiatore di “The Wicked + The Divine – Presagio Faust”, per Luci/Lucifero, uno dei personaggi più iconici di questa graphic novel dai toni pop, in uscita il 23 febbraio per i tipi di Bao. Ai disegni l’illustratore inglese Jamie McKelvie e ai colori (e che colori!)  Matt Wilson.

Ma le citazioni musicali non si fermano qui, perché la stessa Luci ha il look di David Bowie nel periodo in cui vestiva gli eleganti panni del Duca Bianco, The Thin untitled-176White Duke, aristocratico e infatuato di occultismo.

Lo stesso look della famosa foto segnaletica del 1976 in cui Bowie sembra sfidare l’obiettivo con la sua bellezza androgina e uno sguardo quasi irriverente, che racchiude tutta la sua potenza iconica .

Perché la serie The Wicked + The Divine,  è prima di tutto un grande omaggio alla musica. In primis pop e brit-rock, ma con sfumature dark, incarnate da personaggi crepuscolari come Morrigan e Baphomet.

Ma cosa ci fa Lucifero insieme alla dea della guerra della mitologia celtica e all’idolo pagano dalle due facce? Semplice,  The Wicked + The Divine parte dalla premessa che, ogni novant’anni, dodici dei si reincarnano in forma mortale. Ma con una scadenza tatuata addosso: due anni.

Due anni in cui vengono amati, venerati, osannati. Per poi morire e dare nuovamente inizio a un nuovo ciclo.

La vita e la morte legate in modo indissolubile.
Si racconta che sia stata proprio la scoperta della malattia terminale del padre a spronare Gillen a scrivere questa storia. Una storia ironica, adolescenziale, genuinamente musicale e follemente iconica. Una storia in cui una normalissima ragazza di sedici anni può cambiare il mondo. Perché in fondo la vita può essere come una hit di successo, basta trovare le note giuste.

Se non ho parlato dei disegni, è perché sono assolutamente capaci di farlo da soli. In una parola: wow! Nota: la prima tiratura del volume è stata stampata con cinque diverse copertine. Ordinandolo, riceverete quella del dio che vorrà manifestarsi a voi. Good Luck!

Paper girls: l’adolescenza è un viaggio… nel tempo!

papergirls_bao«Perché Dio permette che mi succeda questo?»
«La risposta la sappiamo. La sappiamo da quanto hai capito di Babbo Natale».

Il primo volume di Paper Girls firmato da Brian K.Vaughan (Ex Machina, Saga) e illustrato da Cliff Chiang (Wonder Woman) è appena uscito in Italia per i tipi di Bao Publishing  (pp. Pagine: 144, cartonato 17 x 26, a colori) ed è già una promessa, partendo… dalla fine: un colpo di scena di quelli che ti lasciano appeso come una gruccia all’armadio Tyssedal (o uno di quei nomi lì che usano i costruttori di mobili svedesi).

Vaughan e Chiang raccontano la loro creatura come un incrocio tra Stand by me e La guerra dei mondi. E mi sembra che la definizione calzi a pennello. Ci sono quattro ragazzine di dodici anni che per guadagnare qualche soldo consegnano quotidiani con i loro destrieri di metallo (leggi biciclette). È il 1988 e ci troviamo nella cittadina di Stony Stream in cui c’è lo spauracchio dell’Aids, fumare è visto ancora come un atto di ribellione e per comunicare gli adolescenti utilizzano dei walkie talkie.

Viaggi del tempo, strani alieni e linguaggi sconosciuti, bande giovanili e notti che sembrano non avere mai fine. Ma Paper Girls è soprattutto un racconto sulla crescita e sul valore dell’amicizia, in cui la nostalgia degli anni Ottanta prende per mano i viaggi nel tempo per un’avventura dal sapore dolceamaro che vi farà letteralmente tornare indietro nel tempo.

Nostalgica è anche la riflessione sull’estinzione della carta e l’avvento dei computer, in cui le “paper girls” sono le ultime di una razza in estinzione. I colori fluo delle illustrazioni, l’estetica pop, le citazioni da Freddy Krueger, ai Goonies, fino ai Guns’n’roses e il ritmo veloce della narrazione che lascia però spazio a riflessioni sul passato e sulle dinamiche familiari, fanno di Paper girls un piccolo gioiello senza tempo. Al prossimo viaggio!

 

Tre graphic novel che parlano di adolescenza, il più grande viaggio verso l’ignoto

FREEZER cover72Ricordo, con un pizzico di nostalgia, le vacanze estive nel periodo scolastico. Quasi tre mesi di pausa dalla routine quotidiana. Tre mesi, dico! Che passavo a fare quello che amavo di più: leggere. Sì, l’estate per me profumava di carta stampata. E di storie.
Io, troppo timida per sperimentare in prima persona avventure da raccontare al mio ritorno in classe a settembre, vivevo insieme ai protagonisti dei libri trame emozionanti, spaventose o romantiche.

Voglio dedicare l’articolo di Scritture barbariche proprio a quella ragazzina di ieri e agli adolescenti sempre alla ricerca di nuove avventure da leggere. Tre racconti di formazione. Tre avventure che parlano di crescita e di prime volte. Tre storie sulla fatica di diventare grandi, sulla consapevolezza che a volte arriva solo attraverso la sofferenza.

La prima graphic novel di cui voglio parlare è Freezer di Veronica Veci Carratello, (Bao Publishingcartonato, 144 pp. a colori). «Una storia di piccoli drammi, pensioni di reversibilità, pessimi vicini, primi appuntamenti e prestanome sentimentali».

Se dovessi definirlo in una parola direi: adorabile. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei senza esitare l’esilarante e tragicomico Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton, del resto… non credo che la presenza di un camper sia casuale.

45127b_Little Miss Sunshine_RC_visoreC’è una famiglia molto imperfetta a cui ti affezioni subito: i Robinson. E se vi è venuta in mente la canzone del 1968 di Simon & Garfunkel sappiate che siete sul pezzo! Le citazioni musicali continuano perché i figli si chiamano Elvis e Mina. E non è facile per loro scampare alle figuracce con due genitori stralunati (Mr. Robinson ha fatto la pubblicità della carta igienica ed è in lizza per uno spot per chi soffre di problemi intestinali), uno zio con la catisofobia, ovvero la paura di sedersi, la nonna incontinente e un gatto con tendenze suicide. In tutto questo, Mina, la giovane protagonista della storia, non ne vuol sapere di crescere ed entrare nel “club degli assorbenti”. E chi ha il coraggio di darle torto?

page_1_thumb_largeLa Carratello è bravissima nel tratteggiare personaggi indimenticabili e il suo disegno, così pulito e dal sapore vagamente retro, si abbina perfettamente alla storia che va a raccontare.

Sulla collina di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma (Tunuébrossurato, 112 pp a colori) è la storia di quattro  ragazzini appassionati di horror che si sfidano ad aspettare la mezzanotte in un bosco, in attesa di scendere in paese ed entrare nella casa della monaca pazza, dove in passato si è svolto un fatto di sangue e follia.

Se dovessi definirlo in una parola direi: avventuroso. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Stand by me del 1986, tratto dal racconto The Body del maestro Stephen King. Anche qui c’è una sfida tra un gruppo di adolescenti che durante il viaggio che compiono si ritrovano a conoscersi più profondamente e a scoprire il vero significato della parola “amicizia”.

Sulla collina è una riflessione sulla crescita, sul coraggio di diventare grandi e affrontare i cambiamenti della vita anche quando si viene privati dei punti fermi, come gli amici d’infanzia, e si deve ricominciare tutto daccapo. Ma non è forse così la vita?

cuenta-conmigo-porcentaje-de-reboteIn certi punti i dialoghi risultano un po’ didascalici, ma questo non compromette il ritmo della narrazione che ti porta d’un fiato all’ultima pagina. Lo stile del disegno di Gulma, molto comprensibile, e la colorazione che rimane su toni cupi con una palette che predilige le sfumature del terra e del grigio passando per verdi e blu intensi nelle scene notturne, accompagnano perfettamente l’atmosfera da favola dark. Una favola sul tempo che passa, ma che non può uccidere le cose che teniamo strette al cuore.

la_principessa_spaventapasseri_70009E per finire, consiglio La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi (Bao publishing, cartonato a colori, 160 pp), una storia di formazione a tratti surreale, anche grazie allo stile del disegno di Rossi Edrighi che a tratti spiazza e diventa un tappeto emozionale.

Morrigan è un’adolescente arrabbiata, che non si sente compresa e ha indossato la sua diversità come corazza contro il mondo. Sia il mondo fuori, che quello più vicino a lei, incarnato dalla famiglia. La madre e il fratello con cui vive formano quasi un nucleo a parte, come se fossero un’unica entità, al punto che scrivono a quattro mani storie misteriose, oltre a sembrare sempre d’accordo su tutto. Lei si sente sola contro il mondo e spesso la sua rabbia la allontana dalla possibilità di avere un’amica vera. Possibilità incarnata dalla dolce Alma, dogsitter dal cuore romantico.

Ma poi le storie misteriose narrate dalla madre e dal fratello sembrano prendere vita e lei si trova suo malgrado a vestire i panni, anzi il mantello, di un’eroina costretta ad affrontare nientemeno che il Signore dei corvi, l’incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo.

labyrinth_1986_923Se dovessi definirlo in una parola direi: sublime, nell’accezione di Edmund Burke. L’orrore che affascina e cattura. 
Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Labyrinth del 1986, diretto da Jim Henson e con il magnifico David Bowie, villain dal fascino magnetico che mette alla prova l’adolescente egoista che in quel caso aveva gli occhi viola blu della splendida Jennifer Connelly.

«Rispondo solo a me stessa» afferma Morrigan in un momento chiave della narrazione. Quasi a sottolineare come ogni certezza, nella vita di un adolescente, non possa provenire dall’esterno ma debba essere abbracciata da dentro. 

Letture consigliate per i più giovani, ma anche per chi non si è rassegnato a diventare grande. Buona estate!

The invasion of Tearling: piccole Regine crescono

The-Invasion-Of-The-Tearling-Copertina_CORR«Cos’è la Vera Regina?», chiese Ewen, incapace di tacere. Ogni volta che papà raccontava le favole, i personaggi che lo affascinavano di più erano proprio le regine.
«La Vera Regina, quella che ci salverà tutti».
Una risata stridula echeggiò alle loro spalle (…). «La Vera regina» ripeté la voce spettrale. «Sciocchi. Morirà prima che cada la neve: l’ho visto».

The Invasion of the Tearling (Multiplayer Edizioni, pp. 364, traduzione di Marco Piva) è il secondo volume della trilogia fantasy distopica firmata Erika Johansen. La storia riprende le vicissitudini della giovane regina Kelsea Glynn, dal punto dove l’avevamo lasciata nel primo avvincente episodio della saga, di cui avevo parlato qui.

«Kelsea ha dichiarato concluso l’obbligo del Tearling di pagare ogni mese con un tributo di schiavi la pace col vicino regno del Mortmesne. Così facendo ha sfidato la Regina Rossa, una donna spietata i cui poteri derivano da una magia oscura e terribile, che non ha tardato a inviare il proprio orrido esercito nelle terre di Kelsea col compito di seminare terrore». Guerra, giochi di potere, magia, intrighi.

Ma i romanzo della Johansen è molto di più. È una storia sulla crescita, sull’accettazione del sé, su quello che siamo e sul come stabilire il nostro posto nel mondo. L’accettare la nostra natura più vera, che a volte preme sotto la pelle in modo così forte che per metterla a tacere la protagonista inizia a tagliarsi. Autolesionismo, il non riconoscere la propria immagine allo specchio, la non accettazione dei cambiamenti fisici o interiori diventano emblemi della difficoltà di crescere.

Per questo posso dire, senza paura di essere smentita, che The invasion of Tearling è a tutti gli effetti un racconto di formazione. Dove il fantasy diventa un pretesto per raccontare l’adolescenza. Il tormento del primo amore, il non essere guardata da chi vorresti, la prima volta. Il tutto calato in una cornice fantastica, arricchita da un nuovo piano temporale: un passato lontano dove l’enigmatico personaggio di Lily intreccia il suo destino con quello di Kelsea.

Come in un libro di fiabe che si rispetti, a impreziosire il volume  dalle pagine irregolari e dalla sfumatura giallastra come se fossero state accarezzate dal  tempo, ci sono le illustrazioni di Marco Marianucci.
Perché a volte le piccole regine crescono, e diventano donne coraggiose.

Nuove suggestioni del fantastico italiano: cavalieri teutonici vs viaggi nel tempo

«Mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai essere usata contro di te» dice Tyrion Lannister a Jon Snow ne Il Trono di spade.

È proprio questo che fanno i giovani protagonisti de I cavalieri del nord di Matteo Strukul (Multiplayer edizioni) e Gala Cox di Raffaella Fenoglio (Fanucci). Oggi parleremo di fantasy, di romanzo storico e di viaggi nel tempo, di mondi lontani e di immaginario privato, ma soprattutto scoprirete i dietro alle quinte di due romanzi molto diversi tra loro, eppure legati dalla comune passione dei rispettivi autori: quella di raccontare storie.

Oggi, su Scritture barbariche, tenterò l’esperimento della doppia intervista. Siete pronti?
Bene, allora immaginate i due autori uno di fianco all’altra, in due comodi box, mentre dicono la loro su tematiche ora scottanti, ora più divertenti. Due autori, due modi di fare fantasy, se vogliamo usare una definizione che racchiuda la molteplicità degli universi delle loro storie.

BB: Ciao Matteo e ciao Raffaella, benvenuti su Scritture barbariche.
La ricostruzione storica è una sfida ardua per ogni autore. Entrambi, in modo diverso, ci avete portato indietro nel tempo. Matteo ci fa rivivere le Crociate del nord al fianco dei Cavalieri Teutonici, nella Transilvania più inospitale, dove puoi incontrare l’amore, così come la morte. Raffaella tuffa la sua giovane protagonista nella Londra Vittoriana, attraverso un viaggio nel tempo per salvare ciò che le è più caro. Quali sono state le sfide maggiori nello scrivere un libro del genere? E dov’è stato invece il vero divertimento?


unnamedMatteo: Cara Barbara anzitutto grazie per quest’intervista e per lo spazio che mi dedichi nel tuo seguitissimo blog. Hey, un abbraccio anche a Raffaella! Ora correrò a procurarmi il suo Gala Cox e Il mistero dei viaggi nel tempo. Dunque, la sfida maggiore è stata senz’altro la lettura di un’infinita congerie di monografie, saggi e articoli della storiografia dedicata alle Crociate del Nord, spesso in lingua inglese e tedesca, senza contare la matrice ispiratrice di tutto che è stato il Chronicon Livoniae di Enrico di Lettonia, la prima cronaca storica mai composta e dedicata alla campagna militare dei cavalieri teutonici nelle terre del nord. Non solo, le insidie erano anche legate ai nomi dei luoghi che mutavano a seconda del punto di vista scelto: se la lingua utilizzata dal personaggio è il latino uso il nome Transilvania, se è il tedesco riporto Siebenburgen, se è ungherese Erdely.
Senza contare che regioni e città, nel tredicesimo secolo, non avevano certo i nomi attuali. La Livonia dei Cavalieri Portaspada corrisponde alla Polonia di oggi, il castello di Dietrichstein è quello di Bran, la Repubblica Ceca è la Boemia. Insomma, storia e geografia mi hanno fatto vedere i sorci verdi.
D’altra parte l’idea di raccontare le gesta dell’ordine cavalleresco più dimenticato e negletto di sempre – quello dei Cavalieri Teutonici – e riprendere le suggestioni della Transilvania, narrata da Bram Stoker e poi davvero poco frequentata dai romanzieri era una ricompensa straordinaria. Come narratore non potevo sognare di meglio: lupi, corvi, foreste, cavalieri, streghe, castelli, città fortificate, leggende nere… come potevo resistere?

caba3858396ecab3a55ecec3b1768809[1]Raffaella: Ciao Barbara, ciao Matteo. La mia sfida è stata utilizzare la Scienza perché non ho la formazione adatta, è solo una passione. Ma lo volevo fare a tutti i costi. La partenza del libro, infatti, è stata il progetto Sabbione del CTS Maria Lazzari di Dolo (Ve), nel quale gli studenti hanno ingrandito, catalogato e fotografato le sabbie prelevate dalle spiagge di mezzo mondo. Le loro foto mi hanno colpito, sono fantastiche!
A questo volevo aggiungere un elemento steampunck tutto italiano e poco conosciuto: la Macchinetta di Antonio Pacinotti, ovvero la dinamo a corrente continua. Fondamentale partenza nella Rivoluzione Industriale di fine Ottocento. Quindi superata la sfida di utilizzare questi due elementi ho creato un intreccio fantasy per ragazzi che avesse dei tratti scientifici, e una protagonista che rimanesse a bocca aperta davanti a una fresatrice ultimo modello, allevasse una colonia di formiche e avesse problemi a relazionarsi col prossimo. Poi ho mescolato il mio interesse per il teatro e per il mondo del sovrannaturale. Io mi sono divertita e voi?

BB: Wolf, il protagonista de I cavalieri teutonici, così come Gala, l’eroina di Gala Cox, compiono un viaggio. Possiamo dire che non sia solo spaziale, ma anche introspettivo, un viaggio alla scoperta di loro stessi, come nel più classico romanzo di formazione?

Matteo: Certamente I Cavalieri del Nord unisce storia, avventura e fantasy ma è indubbiamente anche un romanzo di formazione, quindi un Bildungsroman a tutti gli effetti. Attraverso un lungo viaggio di circa seimila chilometri, un po’ più di mille leghe per usare l’unità di misura del tempo, dalla Russia alla Transilvania, insieme ad altri settanta Cavalieri Teutonici, Wolf scopre il dolore e il sacrificio, l’orgoglio e la paura, l’amore e il tradimento.
Nella prima parte di questa lunga trasferta gode della protezione del suo maestro Kaspar Von Feuchtwangen che gli insegna i valori della fedeltà e dell’onore, della fede cristiana e dell’integrità. Tuttavia, nel corso di quest’infinita traversata fra ghiaccio, neve, luna e foreste, Wolf incontra Kira: una strega, forse, ma soprattutto una ragazza che gli rapisce l’anima. Il ragazzo è talmente innamorato di questa donna dagli occhi color temporale da vivere come un’anima traversata i giorni a venire. I Teutoni  facevano voto di castità e venir meno a quella promessa era un affare piuttosto serio. Le punizioni per le violazioni della regola erano terribili e durissime. Quindi Wolf vivrà il tormento che deriva dalla scelta: amare Kira o rispettare il codex dei Teutoni. Passione o dovere? Diviso fra cuore e mente, ragione e sentimento, affronterà battaglie, branchi di lupi, duelli con nemici terribili sempre al fianco di Kira in un rapporto che crescerà pagina dopo pagina e gli mostrerà al termine della storia il vero se stesso.

Raffaella: Sì certo, il viaggio di Gala è Il Viaggio. Nel libro la ragazza compie una serie di percorsi, sia nel Tempo che dentro la sua anima, che le danno un bello scossone.
Accanto a lei c’è una figura che incarna uno spirito puro legato alla natura, un animo green che accompagna e non prevarica: Matunaaga un nativo americano. Lui la lascia sbagliare, la sprona a crescere, la consola e non giudica. Matunaaga è il personaggio che ha incontrato maggiormente il favore del pubblico, [oltre a essere il mio preferito ndr].

BB: Pensi che in Italia si supereranno mai le barriere tra il fantasy e la narrativa mainstream?

unnamed-2Matteo: Non ne ho idea. Credo però che gli autori fantasy italiani debbano essere coscienti della grande eredità della letteratura europea. Ho provato a scrivere un romanzo storico con lampi fantastici, seguendo la lezione di Sebastiano Vassalli ne La Chimera. Confesso che l’epica di Omero e Ariosto, di Tasso e Virgilio, La Canzone dei Nibelunghi e l’Ivanhoe di Walter Scott sono state assolute ispirazioni. Non ho citato un solo autore americano, come vedi, lo dico perché gli Italiani scontano troppo spesso un curioso complesso d’inferiorità nei confronti degli scrittori a stelle e strisce mentre credo che oggi esistano autrici e autori fantasy italiani che hanno saputo scrivere storie splendide, emancipandosi da qualsiasi sudditanza, ne cito qualcuno: Sergio Altieri, Licia Troisi, Francesco Falconi, Barbara Baraldi, Leonardo Patrignani, Vanni Santoni, Francesco Dimitri.
Credo sia molto importante, penso anche che Joe Abercrombie, Tim Willocks e Andrzej Sapkowski abbiano saputo creare affascinanti miscele fra storico e fantastico: che cos’è dopo tutto Best served cold (Il sapore della vendetta) di Abercrombie se non un’allegoria delle guerre fra Compagnie di Ventura? E il fiume di sangue che guada Matthias Tannhauser ne I dodici bambini di Parigi non ricorda forse una fusione a freddo fra un romanzo di Alexandre Dumas e un racconto di Robert E. Howard? Ecco! Questa è la chiave, secondo me: scrivere senza paura, scrivere storie straordinarie e meravigliose con tutta l’integrità necessaria e con la dovuta fedeltà a quelli che sono i personaggi che crei e che si liberano dal giogo dell’inchiostro per diventare patrimonio dei lettori. Con una presa di coscienza come questa, non esiste barriera che tenga: credo anzi che il fantasy italiano abbia un radioso futuro davanti a sé e voglio portare al grande fiume della letteratura fantastica il mio personale contributo. Guardiamo con orgoglio e coraggio l’orizzonte: se lo faremo, i lettori saranno dalla nostra parte. Non ho dubbi in proposito.

12209095_10208144898050428_2072665648_oRaffaella: Il fantasy è assolutamente mainstrem! Proprio in questi giorni svolgo laboratori su Gala Cox nelle scuole medie, un lavoro a metà tra drammatizzazione e accenni di storytelling. Pongo molte domande ai ragazzi. Domando se preferiscano la narrazione fatta così, o cosà, oppure più descrizioni o più dialoghi…insomma li spremo.
E quando chiedo loro che tipo di fantasy amino leggere mi stupisco di vedere quanto siano ferrati su autori, libri, trame. D’altronde basta fare un giro a Lucca Comics per rendersi conto di quanta salute goda il fantasy! 😉

BB: Da lettrice, ho ritrovato ne I cavalieri teutonici atmosfere che vanno dalla Trilogia di Magdeburg di Alan D. Altieri a Il nome della Rosa di Umberto Eco. Mentre Gala Cox ci riporta a echi classici, dal personaggio di Oliver O’Sullivan, omaggio a Dickens, fino al temuto Black Coat, che richiama Jack lo Squartatore. Vorrei che ci parlaste delle rispettive fonti di ispirazione e ancora, che tipi di lettori siete?

unnamed-3Matteo: In parte ho risposto sopra ma è un fatto che Sergio Altieri sia uno dei miei spiriti guida. Lo stesso vale per Umberto Eco che ho studiato a lungo per questo romanzo e per il precedente – La giostra dei fiori spezzati, pubblicato da Mondadori – che deve più di qualcosa a Il cimitero di Praga che ho adorato. Le fonti d’ispirazione sono molte e diverse anche per I Cavalieri del Nord. Voglio citare l’Iliade di OmeroMangiatori di morte di Michael Crichton e l’intero ciclo di Conan il barbaro di Robert E. Howard. Non posso dimenticare la saga di Fafhrd and the Grey Mouser di Fritz Leiber, tutti i cicli di Licia Troisi, dal Mondo Emerso fino ai Regni di Nashira, David Gemmell e la saga del Drenai e poi Il trono di ghiaccio di Sarah J. MassThe Mirror Empire, la trilogia di Kameron Hurley. La serie a fumetti Northlanders di Brian Wood e film come il capolavoro di Ejzenstejn Alexandr Nevskij, oltre agli ottimi Black Death e Season of the Witch, passando per la serie tv Vikings e games come SkyrimThe Witcher e Dragon Age, altri tre riferimenti imprescindibili.
Sono un lettore compulsivo, completamente addicted insomma, leggo da sempre e per sempre, ho cominciato a cinque anni con l’Iliade e non mi sono più fermato. Come potrebbe esistere la “mia” Vjsna senza Clitennestra, Clorinda e Lady MacBeth?

12226504_10208144897250408_502514062_nRaffaella: Diciamo che volendo ambientare una avventura nella Londra vittoriana le fonti sono talmente tante che a un certo momento devi dire basta! A partire da Conan Doyle, a Louis Stephenson…fino al docu-libro di Patricia Cornwell – Portrait of a killer. Mi sono trovata ad avere un gran materiale tra le mani.
Per quanto riguarda Jack lo Squartatore ho dato a Black Coat una identità femminile basandomi su alcune prove ricavate dal dna dell’aggressore (estratto dalla saliva sui francobolli) che sostengono questa tesi. Non so quanto sia fondata, ma mi piaceva dato che ho il pallino per le protagoniste femminili, sia le positive che le negative. Infatti, seppure in secondo piano, ho voluto inserire Ildegarda di Bingen, Santa e Dottore della Chiesa, naturalista, predicatrice, drammaturga, linguista… Una donna vissuta mille anni fa dai tratti molto moderni.
Che lettrice sono? Una che si appella al decalogo di Daniel Pennac. Leggo solo quello che mi va, quando mi va; leggo anche ciò che è considerata letteratura leggera; mollo non appena mi annoio; ritorno allo sfinimento sui miei libri preferiti al punto che quando ho voglia di rileggerli e non li trovo immediatamente negli scaffali li ricompro. Inoltre io non leggo, fagocito: se un libro mi piace la sua lettura non supera mai le 48 ore, a volte le 12, (ma se non mi piace non vado oltre le 7 pagine).

BB: Come da tradizione barbarica, chiedo a entrambi tre canzoni che ben si prestino a fare da colonna sonora alla lettura dei vostri libri.

Matteo:
1 – L’inno alla gioia di Friedrich Schiller sulla musica di Ludwig van Beethoven.
2 – Spoonman dei Soundgarden.
3 – My one desire di Willy deVille

Raffaella:
1 – Discombulate, il sound track del film Sherlok Holmes. Ci sta per ambientazione e nel libro lo cito come suoneria del cellulare di Dennis.
2 – Sigla iniziale di Games of Thones. Non c’entra un fico ma mi piace da morire. La metterei ovunque.
3 – Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi (passione della mia amica Silvia Casini). La farei sentire ogni qualvolta entra in scena Matunaaga.

BB: Dal passato, una proiezione verso il futuro: prossimi progetti?

unnamed-4Matteo: Allora sto lavorando a un nuovo romanzo storico ambientato questa volta nel Settecento. Ho anche una storia folle a quattro mani, una sorta di western nell’Impero Austriaco di metà Ottocento che sto scrivendo con un amico e formidabile romanziere: Francesco Ferracin.

macchinetta_o_dinamo_di_pacinotti-storicaRaffaella: In questi giorni è uscita la favola Storia degli strani animali della fattoria dei Monaci templari e del coraggio della piccola Nicole (e di Claude). È un piccolo libro che fa parte di un progetto che coinvolge Il Porto dei Piccoli Onlus di Genova e La fattoria dei Monaci Templari del Principato di Seborga. Con la vendita del libro si acquisteranno alcuni tablet per collegare in teleconferenza i piccoli degenti delle strutture ospedaliere seguite dagli operatori de Il porto dei Piccoli con le attività della fattoria didattica.

BB: Ed eccoci giunti alle note finali dell’intervista. Per salutarci vorrei che regalaste a chi ci ha seguiti fino a qui, percorrendo questo viaggio attraverso i vostri romanzi, un motto o una citazione a voi cara.

Matteo: “Se non hai il coraggio di seguire i tuoi sogni perché mai dovrebbero realizzarsi?” del mio amico e maestro Tim Willocks.

Raffaella: La citazione ricorrente in Gala Cox è quello che le dice Matunaaga. E cioè “Se scappi non capisci”.

NOTA: La copertina e le illustrazioni de I cavalieri del nord sono nate da un contest artistico indetto da Multiplayer edizioni in collaborazione con Game Art Gallery. La copertina è di Valeria Brevigliero. Le due illustrazioni che corredano le risposte di Matteo sono (in ordine di apparizione) di Sergio Cosmai e di Claudia Gironi.

La copertina di Gala Cox è illustrata da John Blumen.

Fino all’osso: come divorare un libro in 24 ore

image_gallery«Non è per questo che leggo. Quando apro un libro posso essere qualcun altro. Per due o trecento pagine posso avere i problemi di una persona normalissima, anche se sta viaggiando nel tempo o combattendo contro gli alieni. Ho bisogno dei libri. Sono tutto ciò che ho».

Fino all’osso di Camille DeAngelis (Panini Books) è un romanzo difficile da definire. Young adult, fiaba horror, racconto di formazione o dark fantasy? Non importa, le classificazioni non servono, soprattutto quando una storia lascia il segno, emoziona e coinvolge. E Fino all’osso lo fa, sin dalla prima pagina.

La protagonista, Maren, è una ragazza di sedici anni all’apparenza normale. Veste sempre di nero, è timida, ama i libri ed è alla ricerca di se stessa. Ciò che la rende diversa dai coetanei è… “la brutta cosa”.

Maren riesce a farsi degli amici, ma è condannata a non poterseli tenere perché chi si avvicina troppo a lei, chi le mostra affetto, viene letteralmente divorato. Maren appartiene alla categoria delle She Monster, le donne pericolose e tormentate, condannate alla solitudine, se non vogliono fare del male agli altri.

Dopo aver divorato, a soli due anni, la bionda baby sitter, Maren vive una vita in fuga insieme alla madre. Ogni volta che segue la sua natura e fa la brutta cosa, cambiano città. Finché anche la madre non la abbandona.

«Sono tua madre e ti voglio bene, ma non posso più fare tutto questo». Poche righe, che segnano la fine dell’infanzia di Maren, quel tempo in cui si presuppone che ci sia qualcuno che si prende cura di te. Poche righe che danno inizio alla sua avventura. Lo sfondo della vicenda è un’America di ragazzi perduti e persone sole, ognuno alla ricerca di qualcosa. Crescere e trovare la propria identità può essere doloroso. Dalla ricerca del padre, che rappresenta l’identità e l’accettazione della propria natura, a un amore camuffato da amicizia che cresce senza far rumore, fino agli strani incontri che forgiano il carattere della giovane protagonista.

Lo stile della DeAngelis è semplice ma molto personale, con metafore leggere come farfalle di inchiostro. Il libro si divora e ti accompagna fino all’ultima pagina, e si fa lasciare alla fine con un pizzico di malinconia. Fino all’osso è il tipo di storia fresca e non pretenziosa, ma che nasconde temi profondi come la scoperta della sessualità, il potere femminile e l’accettazione del sé. E poi… be’, c’è un messaggio sociale neanche troppo velato, ma quello lo lascio scoprire a voi.