Dai tuoi occhi solamente

«Vivian lasciò lo sguardo vagare davanti a sé. Due ragazze camminavano tenendosi a braccetto, una bambinaia spingeva la carrozzina con aria assorta mentre alcuni bambini si rincorrevano lanciandosi manciate di foglie secche. Poco distante un cane annusava la carta di un hot dog caduta da un cestino della spazzatura. Vivian si domandò se tutti loro, in quel momento, avvertissero la consapevolezza del presente. Sapevano che quegli istanti erano destinati a non ripetersi mai più nella loro esistenza?»

Ho avuto il privilegio di leggere in anteprima Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi (Neri Pozza), in uscita il prossimo 4 ottobre. Si tratta della biografia romanzata di una delle più grandi fotografe del Novecento. Sto parlando di Vivian Maier.

La sua storia è incredibile perché le sue fotografie, scattate a partire dal 1926, sono state scoperte solo nel 2007, anno in cui il figlio di un rigattiere, John Maloof, ha acquistato un box a un’asta fallimentare. Quel box conteneva tutta la vita di una donna: i suoi abiti, i cappelli a tesa larga , le macchine fotografiche, vecchi quotidiani e valigie, ma soprattutto un numero spropositato di negativi e rullini, tutti ancora da sviluppare – per circa centocinquantamila fotografie.

Una volta stampati i primi, Maloof si rende conto di avere tra le mani un enorme tesoro. Apre un sito web caricando le prime fotografie, iniziano le mostre e con esse la fama. Nel frattempo però, Vivian Maier è morta. Nell’indigenza, dimenticata da tutti tranne che da due dei bambini, ora adulti, a cui aveva fatto da tata e che l’hanno accompagnata fino all’ultimo respiro, per poi spargere le sue ceneri nel campo di fragole dove lei li portava nell’infanzia e che amava particolarmente.

«Ho scattato così tante foto per riuscire a trovare il mio posto nel mondo» è scarabocchiato sul margine di un foglio ritrovato tra gli effetti personali della Maier. È da questa frase, come spiega nella nota finale, che Francesca Diotallevi parte per la stesura del libro. Un libro coraggioso perché le informazioni reperibili sulla Maier sono poche e frammentarie. Diotallevi ha quindi dovuto riempire gli spazi vuoti, indagando la complessità di una donna che per tutta la vita ha cercato di tenere il mondo fuori.

Il risultato è un romanzo lirico e vibrante, a tratti commuovente. Un romanzo che parla di solitudine e di amore negato e dove la fotografia diventa unica ancora di salvezza in un’esistenza che altrimenti sarebbe un buco nero. E sono proprio le immagini rubate agli altri, che colmano i vuoti dell’anima di Vivian. «Perché la fotografia è l’unica medicina che conosco al male di vivere.»

Folgorante, consigliato sia agli amanti di Vivian Maier, che a chi cerca una storia che scavi nel cuore.

«E mai ti sei sbagliata, 
solo una volta, una notte
che t’invaghisti di un’ombra
– L’unica che ti è piaciuta -.
Un’ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.»

 

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Doisneau

«Dio, quanto lo odio. Vincent i suoi giochetti. Vincent e la sua arroganza. Per non parlare di quanto è bravo a mentire. Per un attimo gli avevo creduto. Mi ero illusa che dopo avergli raccontato quello che Stefania mi ha confidato, si sarebbe aperto con me.
È stato bravo a mettermi a mio agio. Ha insistito per accompagnarmi in quel caffè dai graziosi tavolini in ferro battuto e le tovaglie ricamate. C’eravamo solo io e lui nel bancone contro il muro, sotto il poster del Bacio all’Hotel de Ville.»

Brano tratto da Scarlett – Il bacio del demone (Mondadori)

Il ritorno di Ofelia

La pazzia

A volte una storia si può narrare senza parole. È quello che avviene con gli scatti di Mirella Malaguti, fotografa bolognese che stimo moltissimo e con cui collaboro da alcuni anni. Mirella ha firmato i ritratti che compaiono sul retro di copertina dei miei ultimi romanzi. Questa volta, ha dato vita a fiabe oscure dense di luci e ombre. Ofelia, gli occhi chiusi, fluttua tra le pagine strappate di un libro. Rinasce. Poi una dama incappucciata che scende da un pendio e una fanciulla in pericolo, inseguita da una creatura del buio. Frammenti di storie sospese tra la realtà e il simbolo. Potete vedere gli scatti nel suo nuovo sito ufficiale a questo indirizzo: http://www.sowhatphotography.it/

Il risveglio
Il sogno
Sulla via del ritorno dopo il set. Io, Mirella, Davide Boni il bravissimo parrucchiere - andatelo a trovare a San Pietro in Casale se ci passate! - e l'assistente «boscaiolo» Flavio