Barbarica in pillole: Tomino la dannata – la saga al completo

«Il Giappone è un mondo capovolto, dove adulti dall’apparenza rispettabile si rivelano feroci predatori e bambini innocenti nascondono terribili segreti, mentre sullo sfondo incombe la tragedia della Seconda guerra mondiale. Per la piccola Tomino e il fratello gemello Katan, dopo tante avventure, è arrivato il momento dello scontro finale con il malvagio Won.»

Con il quarto volume si conclude la tormentata serie “Tomino la dannata”, di Suehiro Maruo, edita in Italia da Coconino Press – Fandango.

Tomino no Jigoku, titolo originale della storia di Maruo, è un omaggio all’omonima poesia giapponese apparsa per la prima volta nel 1919 in una raccolta di poemi, e considerata maledetta.

L’ambientazione è una Tokyo affascinante e pericolosa, oltre a piccoli paesi dell’entroterra dove gli emarginati cercano rifugio, un attimo di pace, senza mai trovarne.

Tra Tod Browning e Takashi Miike; quando l’orrore danza con grottesco, il nonsense incontra il sublime e sfocia in una macabra rappresentazione della vita… e della morte, che ti spinge a girare pagina con il fiato sospeso.

I disegni di Maruo ci conducono per mano in un mondo di conturbante malinconia. Un mondo dove niente è come sembra. E quando credi di sapere dove la vicenda sta approdando, ecco che cambia il vento. Ma è sempre di tempesta.

#barbaricainpillole #tominoladannata

Barbarica in pillole: Momenti straordinari con applausi finti

«E il nero arriva. Esplode e torreggia in decine di colonne. È una visione nuova per Bruno, Sasha e David, tornati senza più memoria alcuna. Ma non lo è per Primo, che lo conosce e si accorge della differenza. Perché questa volta il nero non aggredisce. Attende.»

Il nero prima o poi aggredisce tutti. Ci attende nell’angolo più inaspettato, pronto a saltarci alla gola. Il nero del rimosso, del dolore che potrebbe straziarci e allora lo allontaniamo. Lo facciamo rimuovendo, parlando di altro, lasciandoci vivere, raccontando i cazzi nostri a due tizi appena conosciuti in una mensa, pur di non dover subire un contraddittorio.

Il nero ci ricorda che siamo fragili e umani, che prima o poi arriverà la resa dei conti con le emozioni. Che possiamo ancora sanguinare, nonostante tutto.

“Momenti straordinari con applausi finti” di Gipi (Coconino Press) ti fa camminare nel nero. Che trovi nello spazio, sul set di un film, in una terra ghiacciata dove un cecchino vestito di neve potrebbe ammazzarti con un solo colpo. Lo trovi nella preistoria e nella quotidianità. Non importa cosa farai per allontanarlo. Il nero può prendere mille sembianze, come quella di un bambino luminoso. «Quindi è così? Succede così? Si diventa così quando si cresce?»

Il bambino che eri tu, prima di indossare mille maschere per sopravvivere. Non ci si può preparare consciamente alla morte di chi amiamo. I morti se ne vanno; il lutto va elaborato dai vivi. E nessun grido, rumore, distrazione, può superare il canto del nero, che scorre dentro di noi.

Un racconto catartico, doloroso. Disegni intimi, così collegati alle parole che la lettura diventa un’esperienza indivisibile tra immagini, testi ed emozioni. Un racconto senza retorica, che ti fa sorridere mentre stai piangendo. E ti accompagna con ironia in un viaggio necessario.

Nel buio di Silvano.
Nel tuo buio.
Che a volte devi solo prendere per mano.

#barbaricainpillole

Barbarica in pillole: La lega degli straordinari gentlemen

«Stavo guardando il cielo. Mi è venuto in mente che… be’, non sarà mai più lo stesso, dopo questo non potrà. L’ho sempre visto come qualcosa che proteggeva l’umanità, ma ora mi fa paura, signor Quatermain.»

Ho passato la domenica con Mina Murray, il capitano Nemo, Dottor Jekyll (ma soprattutto il signor Hyde), Allan Quatermain e l’Uomo Invisibile.

Personaggi della letteratura vittoriana senza un collegamento tra loro? Ebbene no, perché i cinque eroi sono in realtà avventurieri assoldati dall’emissario governativo Mister Bond, per conto del misterioso Mr. M, per sventare minacce provenienti dalla terra e dal cielo contro l’impero britannico.

Sono loro “La lega degli straordinari gentlemen” di quel geniaccio di Alan Moore, in coppia con il disegnatore Kevin O’Neill per dare vita a un mondo vivido, orrorifico, che prende a piene mani dai racconti di avventura superoistica, di fantascienza – steampunk, mescolandoli con la spy story per creare qualcosa di unico, sorprendente, conturbante. Al punto che non ho potuto smettere di leggere fino all’ultima pagina.

The Killing Joke è forse il mio fumetto preferito di sempre, e poi ho amato alla follia V per Vendetta, Watchmen e From Hell ma ammetto che avevo trascurato questa saga perché avevo fatto lo sbaglio di vedere il film. Ecco, non fate il mio stesso errore.

Edizione di pregio che riprende il formato di quella originale (la saga è iniziata nel 1999), copertina cartonata, contenuti speciali ricchissimi (tra cui racconti in prosa dello stesso Moore, giochi, indovinelli, locandine a tema e tanto altro) in questa favolosa ristampa completa Bao Publishing.

A me non resta che procurarmi Century, mentre chi sarà a Lucca potrà avere in anteprima La tempesta, l’inedito volume conclusivo della serie.

#lalegadeglistraordinarigentlemen #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: P. La mia adolescenza trans

P. La mia adolescenza trans di Fumetti brutti (Feltrinelli Comics) mi è arrivato oggi. Ho fatto l’errore di aprire la prima pagina, mentre tutte le incombenze mi gridavamo nelle orecchie. Ed eccomi arrivare all’ultima riga, come se non potessi fare altro.

Taglia, spezza e ti ricuce insieme. Una storia potentissima, di consapevolezza, morte e rinascita. Un viaggio a tutta velocità lungo la strada tortuosa che porta all’accettazione del proprio io, della propria identità di genere.

Disegni crudi, ridotti all’osso, come una radiografia delle emozioni primarie.

Un’autobiografia che è come un salto nel vuoto. E nel vuoto fa precipitare anche chi legge. Perché non c’è retorica, c’è solo verità e passione, e un nucleo perfetto di talento puro.

Esplicito, doloroso, duro ma insieme delicato. «Questa è la storia di Iole, che voleva essere una bambina vera, che non sapeva di esserlo già ma doveva prima cambiare il suo punto di vista.»

Da domani in libreria.

#plamiaadolescenzatrans #fumettibrutti #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: L’estate che cambiò tutto

«Non raccontammo a nessuno del corpo, perlomeno non subito. Eravamo spaventati e ammaliati allo stesso tempo, tanto che rimanemmo in silenzio. Un segreto così strano, colossale, che ci ribollì dentro per un bel po’, fino a farci pensare che ci avrebbe schiacciato al primo passo falso, alla prima parola all’orecchio sbagliato. Tutti e quattro la fissammo per chissà quanto tempo. Senza riuscire a dire nulla. Soltanto al crepuscolo, quando gli storni iniziarono a volteggiare, decidemmo di tirarla fuori dall’acqua e dalle radici e di distenderla contro un tronco caduto. Ci sembrava un pensiero gentile far sì che avesse qualcosa dietro la schiena, un po’ di comodità. Quella giovane donna, che nella testa avevo immediatamente cominciato a chiamare Mora, per via del sicomoro, fu la prima che vidi nuda. Quelli di Mora furono i primi seni, il primo triangolo di peli fra le gambe, il primo foro di proiettile.»

L’estate che cambiò tutto di Beth Lewis (La Corte editore) ci fa salire su una macchina del tempo, e ci riporta nel 1971, in un paesino della soffocante provincia americana da dove quattro ragazzini, uniti da una profonda amicizia, sognano di fuggire.

Leggendolo è impossibile non pensare a “It”, ma ancora di più a “Ricordo di un’estate” (Stand by me), entrambi del Re. Del resto anche qui tutto inizia da… un cadavere. Ma mentre nel capolavoro kinghiano questo rappresenta un nuovo inizio, qui è l’inizio della fine. Non solo dell’innocenza.

John Jenny, Rudy e Gloria si ritrovano a capire fino in fondo quanto possa essere pericoloso il mondo degli adulti. Sull’oscurità dell’animo umano, sul tradimento e su come i segreti possono uccidere.

#barbaricainpillole

Barbarica in pillole: The devil in the kitchen

Amo le biografie. La vita narrata supera spesso la fantasia, e se qualcuno vince una sfida significa che si può fare, a costo dell’ossessione.

L’ossessione che divora tutto, corpo e anima, che vince ogni resistenza del fato, che travolge.

L’autobiografia di Marco Pierre White, The devil in the kitchen (Giunti – Le chiocciole), parla di questo. Di come si può superare ogni limite, a costo di sanguinare.

Tre stelle Michelin a trentatré anni, il più giovane chef ad aver raggiunto questo traguardo. L’annuncio del ritiro dalla cucina a soli trentotto anni, all’apice del successo. Con la schiena rotta per la ventina di ore passate in cucina ogni giorno, saltando il pranzo regolarmente.

«In giro si sentiva sempre la battuta di Michael Douglas – “Il pranzo è per chi non ha niente da fare” – ripetuta come un mantra da chiunque volesse arrivare in cima (il mio, di pranzo, era sempre costituito dalle solite tre portate: tosse, caffè e sigaretta.) Nell’Harveys avevo trovato il mio rifugio adrenalinico. Era il paradiso del masochista. I clienti venivano a riempirsi la pancia, io a prendermi la mia dose di lavoro, di adrenalina, e di dolore.»

L’autobiografia di un personaggio controverso, rivoluzionario, l’emblema dello chef rockstar, tra i fondatori della cucina moderna.

E alla fine del volume potete trovare qualche ricetta. Oggi tento con i suoi cipollotti arrosto, saltati prima nel burro. Servire caldo.

#thedevilinthekitchen #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Cheese

«I fiori non fanno rumore quando cadono.»

Cheese (Coconino press) di Zuzu è un racconto per immagini intimo, che riesce a respingere, far provare dolore. Poi ti cattura e infine ti strappa il cuore.

Quanto è difficile accettarsi?
Quanto possiamo essere capaci di odiare parti di noi e diventare i nostri più grandi nemici?

Zuzu si vede un mostro.
Zuzu si vede grassa e allora si infila due dita in gola per vomitare.
Zuzu con gli occhi come pozzi neri, senza luce riflessa.

La sua immagine è a malapena sostenibile in alcune tavole, vorresti chiudere il libro. È un posto troppo scomodo e non ci vuoi stare.
Ma non puoi interrompere la lettura. Perché Cheese potrà essere una graphic novel dolorosa, ma è vera come la vita.
Zuzu è illustrato in modo selvaggio, rabbioso. Ci sono frasi cancellate, frasi urlate, è come trovarsi dentro a un flusso di coscienza che non lascia tregua.

Poi qualcosa cambia e l’autrice, con un incredibile dono di sintesi, “spalanca gli occhi” a Zuzu. Capirete questa frase se avrete la voglia, o meglio, il coraggio di leggere questo folgorante fumetto d’esordio.

A volte ci troviamo in un posto oscuro, ma basta un istante e tutto può cambiare.

#zuzu #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Fumo negli occhi

«Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio» di Caitlin Doughty – Carbonio editore – è un libro necessario. Non sto dicendo che è un libro per tutti, ma che se deciderete di leggerlo sarà come immergervi nella profondità di un oceano e, infine, riemergere con un tesoro. La perla nera di una consapevolezza più profonda su una delle tematiche ancora oggi tabù: la morte.

Raccontata in modo esplicito, ironico, ma anche estremamente delicato e rispettoso da una giovane donna che ha lavorato in un’impresa di pompe funebri e ne ha fatto la sua ricerca, di una vita.

Meglio la cremazione o una sepoltura naturale? In cosa consiste l’imbalsamazione di una salma? Come affrontano la morte le diverse culture nel mondo? E perché oggi si nasconde con determinatezza dallo sguardo dei più piccoli, scegliendo di negarla come se non fosse parte del ciclo della vita? La morte fa paura, fa orrore, fa odore, ci mette di fronte alla consapevolezza che la vita è effimera e tutti abbiamo una data di scadenza. Ma al tempo stesso «la morte è il motore che continua a farci andare avanti, dandoci la motivazione per realizzarci, per imparare, per amare e per creare. I filosofi lo dicono a gran voce da migliaia di anni, e noi con la stessa forza continuiamo, generazione dopo generazione, a non volerlo capire.» Un memoir profondo e vitale, da una moderna dark lady che per scriverlo non ha avuto paura di sporcarsi le mani.

Barbarica in pillole: Margine di fuoco

«Ora, osservando Martin che fissava il tramonto tra gli alberi, cercò di non pensare a nulla. Lui vedeva solo il sole, i colori che si spegnevano. Lei cercava di vedere solo lui, seduto dov’era. Cercò di memorizzarlo.»

Margine di fuoco di John Smolens (Mattioli 1885) è un thriller crudele, che in certi passaggi ho dovuto leggere in apnea, con i sensi allerta di una bestia ferita. Ma è anche un romanzo letterario, che si prende i suoi tempi, fatto di silenzi racchiusi negli spazi bianchi tra le parole. Silenzi che tagliano come bisturi, a scavare nella carne dei suoi personaggi, svelandone pensieri, paure, debolezze, fantasmi, orrori.

Il Times lo ha definito “un thriller magnifico”. A me, chiusa l’ultima pagina, ha lasciato addosso il languore, la malinconia nera, della prima volta che lessi John Fante.

Mi avevano proposto di presentare John Smolens, domani – venerdì 10 maggio – al Salone Internazionale del libro di Torino. Credo sia superfluo dire che sarebbe stato un grande onore, ma ho dovuto rinunciare perché questo weekend ho già un evento importante (il battesimo della nipotina). Se voi invece sarete al Salone, vi consiglio di non perdere l’occasione di incontrare l’autore. Ore 16.30, Sala Internazionale.

#marginedifuoco #salonedellibrotorino #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Murderabilia

Avevo Murderabilia di Alvaro Ortiz (Bao Publishing) da un po’ sul comodino, poi un’oretta fa, in una pausa scrittura, mi sono detta: «Ma sì, dai. Leggo qualche pagina e vedo com’è.»

È che ho dovuto leggerlo fino alla fine. Inaspettato, selvaggio, fuori di testa, stonato, esilarante, scorretto.

Il protagonista è Malmö Rodriguez, aspirante scrittore che, parafrasando una canzone dei CCCP, non studia, non lavora, non guarda la tv (solo film porno sul cellulare), non va al cinema e non fa sport (anche se a volte fa finta).

Disegni stilizzati, un accattivante tratto pop, per mettere in scena una storia macabra, tra memorie di serial killer e lande desolate, amicizie interrotte e segreti. Cosa spinge un collezionista a pagare una cifra pazzesca per avere i due simpatici gatti neri dello zio deceduto del protagonista?

Per saperlo non resta che entrare in Murderabilia. Miaw!

#barbaricainpillole #baopublishing