Sketchbook – l’istante secondo Emiliano Mammucari

fullsizerenderAlla domanda, «Cosa cerchi?”,
Giacomo Casanova rispondeva «Un attimo che valga una vita».

E sono proprio attimi: rubati, accarezzati, seducenti o incastonati, quelli fermati sulla carta da Emiliano Mammucari in Sketchbook. Il libro è uscito per i tipi di Comic art store in occasione dello scorso Lucca Comics & Games, un cartonato di 80 pagine, con 16 centrali a colori.

Sfogliandolo si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di unico. Le immagini, sensuali ed eteree, hanno la forza di imprimersi tra i sensi.

Immaginate di trovarvi in un parco, in autunno. Non fa freddo, ma una leggera brezza fa danzare le foglie strappandole agli alberi senza violenza. Vi sedete su una panchina, e lì trovate il quaderno con gli schizzi che un disegnatore dal talento innegabile ha dimenticato per caso. Lo aprite, in modo quasi religioso. E dentro ci trovate un universo di immagini capaci di raccontare storie.

Donne, creature senza tempo immortalate al risveglio, di spalle, danzanti o tormentate. Bellezze conturbanti, ingenue. Schiave o padrone. I capelli attorcigliati tra le dita, schiene che si inarcano, labbra che si socchiudono. Poi arrivano spade e pesci volanti, musicisti e guerrieri.

Perché dentro a Sketchbook c’è un mondo intero.
Storie che portano alla mente altre storie.
Intimità svelate o ancora da raccontare.
Perché in un disegno, a volte, si può nascondere l’emozione di un attimo perfetto.

Paper girls: l’adolescenza è un viaggio… nel tempo!

papergirls_bao«Perché Dio permette che mi succeda questo?»
«La risposta la sappiamo. La sappiamo da quanto hai capito di Babbo Natale».

Il primo volume di Paper Girls firmato da Brian K.Vaughan (Ex Machina, Saga) e illustrato da Cliff Chiang (Wonder Woman) è appena uscito in Italia per i tipi di Bao Publishing  (pp. Pagine: 144, cartonato 17 x 26, a colori) ed è già una promessa, partendo… dalla fine: un colpo di scena di quelli che ti lasciano appeso come una gruccia all’armadio Tyssedal (o uno di quei nomi lì che usano i costruttori di mobili svedesi).

Vaughan e Chiang raccontano la loro creatura come un incrocio tra Stand by me e La guerra dei mondi. E mi sembra che la definizione calzi a pennello. Ci sono quattro ragazzine di dodici anni che per guadagnare qualche soldo consegnano quotidiani con i loro destrieri di metallo (leggi biciclette). È il 1988 e ci troviamo nella cittadina di Stony Stream in cui c’è lo spauracchio dell’Aids, fumare è visto ancora come un atto di ribellione e per comunicare gli adolescenti utilizzano dei walkie talkie.

Viaggi del tempo, strani alieni e linguaggi sconosciuti, bande giovanili e notti che sembrano non avere mai fine. Ma Paper Girls è soprattutto un racconto sulla crescita e sul valore dell’amicizia, in cui la nostalgia degli anni Ottanta prende per mano i viaggi nel tempo per un’avventura dal sapore dolceamaro che vi farà letteralmente tornare indietro nel tempo.

Nostalgica è anche la riflessione sull’estinzione della carta e l’avvento dei computer, in cui le “paper girls” sono le ultime di una razza in estinzione. I colori fluo delle illustrazioni, l’estetica pop, le citazioni da Freddy Krueger, ai Goonies, fino ai Guns’n’roses e il ritmo veloce della narrazione che lascia però spazio a riflessioni sul passato e sulle dinamiche familiari, fanno di Paper girls un piccolo gioiello senza tempo. Al prossimo viaggio!

 

Tre graphic novel che parlano di adolescenza, il più grande viaggio verso l’ignoto

FREEZER cover72Ricordo, con un pizzico di nostalgia, le vacanze estive nel periodo scolastico. Quasi tre mesi di pausa dalla routine quotidiana. Tre mesi, dico! Che passavo a fare quello che amavo di più: leggere. Sì, l’estate per me profumava di carta stampata. E di storie.
Io, troppo timida per sperimentare in prima persona avventure da raccontare al mio ritorno in classe a settembre, vivevo insieme ai protagonisti dei libri trame emozionanti, spaventose o romantiche.

Voglio dedicare l’articolo di Scritture barbariche proprio a quella ragazzina di ieri e agli adolescenti sempre alla ricerca di nuove avventure da leggere. Tre racconti di formazione. Tre avventure che parlano di crescita e di prime volte. Tre storie sulla fatica di diventare grandi, sulla consapevolezza che a volte arriva solo attraverso la sofferenza.

La prima graphic novel di cui voglio parlare è Freezer di Veronica Veci Carratello, (Bao Publishingcartonato, 144 pp. a colori). «Una storia di piccoli drammi, pensioni di reversibilità, pessimi vicini, primi appuntamenti e prestanome sentimentali».

Se dovessi definirlo in una parola direi: adorabile. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei senza esitare l’esilarante e tragicomico Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton, del resto… non credo che la presenza di un camper sia casuale.

45127b_Little Miss Sunshine_RC_visoreC’è una famiglia molto imperfetta a cui ti affezioni subito: i Robinson. E se vi è venuta in mente la canzone del 1968 di Simon & Garfunkel sappiate che siete sul pezzo! Le citazioni musicali continuano perché i figli si chiamano Elvis e Mina. E non è facile per loro scampare alle figuracce con due genitori stralunati (Mr. Robinson ha fatto la pubblicità della carta igienica ed è in lizza per uno spot per chi soffre di problemi intestinali), uno zio con la catisofobia, ovvero la paura di sedersi, la nonna incontinente e un gatto con tendenze suicide. In tutto questo, Mina, la giovane protagonista della storia, non ne vuol sapere di crescere ed entrare nel “club degli assorbenti”. E chi ha il coraggio di darle torto?

page_1_thumb_largeLa Carratello è bravissima nel tratteggiare personaggi indimenticabili e il suo disegno, così pulito e dal sapore vagamente retro, si abbina perfettamente alla storia che va a raccontare.

Sulla collina di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma (Tunuébrossurato, 112 pp a colori) è la storia di quattro  ragazzini appassionati di horror che si sfidano ad aspettare la mezzanotte in un bosco, in attesa di scendere in paese ed entrare nella casa della monaca pazza, dove in passato si è svolto un fatto di sangue e follia.

Se dovessi definirlo in una parola direi: avventuroso. Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Stand by me del 1986, tratto dal racconto The Body del maestro Stephen King. Anche qui c’è una sfida tra un gruppo di adolescenti che durante il viaggio che compiono si ritrovano a conoscersi più profondamente e a scoprire il vero significato della parola “amicizia”.

Sulla collina è una riflessione sulla crescita, sul coraggio di diventare grandi e affrontare i cambiamenti della vita anche quando si viene privati dei punti fermi, come gli amici d’infanzia, e si deve ricominciare tutto daccapo. Ma non è forse così la vita?

cuenta-conmigo-porcentaje-de-reboteIn certi punti i dialoghi risultano un po’ didascalici, ma questo non compromette il ritmo della narrazione che ti porta d’un fiato all’ultima pagina. Lo stile del disegno di Gulma, molto comprensibile, e la colorazione che rimane su toni cupi con una palette che predilige le sfumature del terra e del grigio passando per verdi e blu intensi nelle scene notturne, accompagnano perfettamente l’atmosfera da favola dark. Una favola sul tempo che passa, ma che non può uccidere le cose che teniamo strette al cuore.

la_principessa_spaventapasseri_70009E per finire, consiglio La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi (Bao publishing, cartonato a colori, 160 pp), una storia di formazione a tratti surreale, anche grazie allo stile del disegno di Rossi Edrighi che a tratti spiazza e diventa un tappeto emozionale.

Morrigan è un’adolescente arrabbiata, che non si sente compresa e ha indossato la sua diversità come corazza contro il mondo. Sia il mondo fuori, che quello più vicino a lei, incarnato dalla famiglia. La madre e il fratello con cui vive formano quasi un nucleo a parte, come se fossero un’unica entità, al punto che scrivono a quattro mani storie misteriose, oltre a sembrare sempre d’accordo su tutto. Lei si sente sola contro il mondo e spesso la sua rabbia la allontana dalla possibilità di avere un’amica vera. Possibilità incarnata dalla dolce Alma, dogsitter dal cuore romantico.

Ma poi le storie misteriose narrate dalla madre e dal fratello sembrano prendere vita e lei si trova suo malgrado a vestire i panni, anzi il mantello, di un’eroina costretta ad affrontare nientemeno che il Signore dei corvi, l’incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo.

labyrinth_1986_923Se dovessi definirlo in una parola direi: sublime, nell’accezione di Edmund Burke. L’orrore che affascina e cattura. 
Se dovessi avvicinarlo a un film risponderei Labyrinth del 1986, diretto da Jim Henson e con il magnifico David Bowie, villain dal fascino magnetico che mette alla prova l’adolescente egoista che in quel caso aveva gli occhi viola blu della splendida Jennifer Connelly.

«Rispondo solo a me stessa» afferma Morrigan in un momento chiave della narrazione. Quasi a sottolineare come ogni certezza, nella vita di un adolescente, non possa provenire dall’esterno ma debba essere abbracciata da dentro. 

Letture consigliate per i più giovani, ma anche per chi non si è rassegnato a diventare grande. Buona estate!

The invasion of Tearling: piccole Regine crescono

The-Invasion-Of-The-Tearling-Copertina_CORR«Cos’è la Vera Regina?», chiese Ewen, incapace di tacere. Ogni volta che papà raccontava le favole, i personaggi che lo affascinavano di più erano proprio le regine.
«La Vera Regina, quella che ci salverà tutti».
Una risata stridula echeggiò alle loro spalle (…). «La Vera regina» ripeté la voce spettrale. «Sciocchi. Morirà prima che cada la neve: l’ho visto».

The Invasion of the Tearling (Multiplayer Edizioni, pp. 364, traduzione di Marco Piva) è il secondo volume della trilogia fantasy distopica firmata Erika Johansen. La storia riprende le vicissitudini della giovane regina Kelsea Glynn, dal punto dove l’avevamo lasciata nel primo avvincente episodio della saga, di cui avevo parlato qui.

«Kelsea ha dichiarato concluso l’obbligo del Tearling di pagare ogni mese con un tributo di schiavi la pace col vicino regno del Mortmesne. Così facendo ha sfidato la Regina Rossa, una donna spietata i cui poteri derivano da una magia oscura e terribile, che non ha tardato a inviare il proprio orrido esercito nelle terre di Kelsea col compito di seminare terrore». Guerra, giochi di potere, magia, intrighi.

Ma i romanzo della Johansen è molto di più. È una storia sulla crescita, sull’accettazione del sé, su quello che siamo e sul come stabilire il nostro posto nel mondo. L’accettare la nostra natura più vera, che a volte preme sotto la pelle in modo così forte che per metterla a tacere la protagonista inizia a tagliarsi. Autolesionismo, il non riconoscere la propria immagine allo specchio, la non accettazione dei cambiamenti fisici o interiori diventano emblemi della difficoltà di crescere.

Per questo posso dire, senza paura di essere smentita, che The invasion of Tearling è a tutti gli effetti un racconto di formazione. Dove il fantasy diventa un pretesto per raccontare l’adolescenza. Il tormento del primo amore, il non essere guardata da chi vorresti, la prima volta. Il tutto calato in una cornice fantastica, arricchita da un nuovo piano temporale: un passato lontano dove l’enigmatico personaggio di Lily intreccia il suo destino con quello di Kelsea.

Come in un libro di fiabe che si rispetti, a impreziosire il volume  dalle pagine irregolari e dalla sfumatura giallastra come se fossero state accarezzate dal  tempo, ci sono le illustrazioni di Marco Marianucci.
Perché a volte le piccole regine crescono, e diventano donne coraggiose.

Storie di un’attesa

storie-attesa-tunue«Da quanto tempo sono sdraiato? Ore? Giorni?
Tranquilli, non farò alcuna disquisizione sul tempo. Troppo banale. Però chissà che ora è. Forse c’è quello sceneggiato che mi piace tanto… Vorrei sapere come va a finire. Tutti lo vorremmo».

Storie di un’attesa di Sergio Algozzino (Tunué, pp. 140) è un graphic novel delicata e sincera. Sincera come il sole di Palermo che brucia o scalda come un abbraccio, a seconda dell’ora e della stagione. È una storia frammentata, ma mai frammentaria, che segue le vicende di tre uomini, in tre epoche distanti tra loro.

Cosa accumuna un nobiluomo imparentato con il viceré di Sicilia e vissuto nell’Ottocento, un giovane di famiglia benestante che vive a cavallo tra le due guerre nella solitudine di un lusso che è solo illusione di protezione dai mali dal mondo, e un ragazzino un po’ nerd degli anni Novanta?

La vita che sorprende e non si può addomesticare con i desideri. E ancora, l’amore che si toglie e si dà, che regala lacrime e sorrisi. La città di Palermo, con il suo fascino immutato dal tempo. Una scacchiera.

E l’attesa. Di qualcosa che a volte non succederà mai. Ma che è la vita stessa.

A fare da trait d’union di queste tre vicende, scorci di vita pescati dall’universo: il bisbiglio di una nuova vita che arriva, l’istante della morte o quello che precede l’evento annuale più importante a Palermo. La processione con viaggio nel mare di Santa Rosalia.

Acquerelli e tratti sottili, come sottile è a volte la speranza. Eleganza fino all’ultima pagina, per raccontare una storia che è in tutto una riflessione sulla vita. E poi… c’è Il Corvo, e Poe in persona che presta il volto a uno dei personaggi. Ho adorato la sua caratterizzazione ma ok, qui sono di parte.

Paperi… in pillole

13507155_10210281186692985_4162356310929777317_n“Dobbiamo solo continuare ad andare.
Il nostro dolore… sarà la nostra forza.
Soffocheremo il dolore, nella nostra quotidianità. Sarà un compagno freddo e silenzioso.
A volte sembrerà che sia sparito. Ma sapremo che esso è lì. Insieme a noi.
Sempre”.

Allo scorso Cartoomics ho comprato PaperUgo (Shockdom) dei fratelli Rincione. L’ho letto d’un fiato e, lo ammetto, mi ha profondamente turbata. Una specie di un groppo in gola, che è rimasto per giorni. Quel senso di solitudine che ti aggredisce come un cappio al collo e stringe sempre più forte.

Ecco, ho appena finito di leggere PaperPaolo e sto malissimo. La violenza di cui sono intrise le pagine, l’atmosfera malata, quel senso ineluttabile di “male sociale” che come un ragno tesse la sua tela in silenzio e tutto divora.

Il pericolo è in famiglia. La stessa famiglia che ci dovrebbe proteggere.

Incredibile come Marco Giulio Rincione diventino una cosa sola nel dar vita a parole e immagini che si completano e tagliano come bisturi affilati.

Perché il fumetto non è solo intrattenimento. Può ferire, far pensare, far star male. E io so che questo senso di impotenza e malessere mi accompagnerà fino a sera.
E ho letto un fumetto di Paperi…

Cosmo: un’avventura on the road alla ricerca delle stelle

cosmo«Il mio nome è Cosimo, ma tutti quanti mi chiamano Cosmo. Mi chiamano così perché so a memoria il nome di tutte le stelle. Detesto essere toccato e posso non rivolgere la parola a nessuno per moltissimo tempo. “Cerca di non dare nell’occhio, frequenta posti affollati e viaggia leggero, uno zaino può bastare”. Così ha detto il ragazzo ombra. Io e lui siamo partiti. Andiamo a salutare le stelle che se ne stanno andando».

Il protagonista di Cosmo (Coconino press, 184 pp., Euro 19) è un ragazzo che, il giorno del suo quindicesimo compleanno, intraprende un viaggio in compagnia del suo… amico immaginario. Lo scopo è salutare le stelle, che si stanno progressivamente allontanando dalla Terra a causa dell’espansione dell’universo. La meta? Il deserto di Atacama, in Cile, «il più arido di tutti i deserti, ma il suo cielo è così limpido che si può osservare l’intera via Lattea».

Inizia così un’avventura on the road che sembra la parabola della condizione umana. Incompreso, costantemente inseguito da due personaggi che sembrano l’incarnazione di tutta stupidità e l’arroganza che inquinano il pianeta, per quanto Cosmo desideri raggiungere la sua meta, appare sempre intrappolato nel piccolo mondo ai margini di un universo più vasto che lo imprigiona fin dalla sua nascita. Facciamo piani, lottiamo, e senza rendercene conto ci troviamo al punto di partenza.

La sfida più grande, per Cosmo, è quella di relazionarsi con gli altri. Il suo sguardo è così proiettato verso il resto dell’universo da avere difficoltà nel riconoscere la bellezza di un autentico contatto umano. Eppure, per un istante, prova la vertigine dell’incontro con qualcuno che gli assomiglia. E in una volpe trova uno spirito affine. Ma Cosimo è, soprattutto, un osservatore silenzioso che, senza giudicare, assiste alle piccole e grandi tragedie dell’esistenza degli altri. Dopotutto, ha davvero senso dibattersi nelle difficoltà della nostra esistenza, quando visti dall’alto non siamo altro che polvere in mezzo a altra polvere?

Scritto e disegnato dal modenese Marino Neri, Cosmo è un graphic novel poetico, intimista, a tratti struggente, da leggere d’un fiato, lasciandosi guidare dalla voce del protagonista che ci ricorda che «gli uomini sono sempre alla ricerca della felicità. Alcune persone la definiscono come la miglior condizione che si può vivere. Io penso che gli uomini sono soltanto animali con molti problemi».