Barbarica in pillole: L’estate che cambiò tutto

«Non raccontammo a nessuno del corpo, perlomeno non subito. Eravamo spaventati e ammaliati allo stesso tempo, tanto che rimanemmo in silenzio. Un segreto così strano, colossale, che ci ribollì dentro per un bel po’, fino a farci pensare che ci avrebbe schiacciato al primo passo falso, alla prima parola all’orecchio sbagliato. Tutti e quattro la fissammo per chissà quanto tempo. Senza riuscire a dire nulla. Soltanto al crepuscolo, quando gli storni iniziarono a volteggiare, decidemmo di tirarla fuori dall’acqua e dalle radici e di distenderla contro un tronco caduto. Ci sembrava un pensiero gentile far sì che avesse qualcosa dietro la schiena, un po’ di comodità. Quella giovane donna, che nella testa avevo immediatamente cominciato a chiamare Mora, per via del sicomoro, fu la prima che vidi nuda. Quelli di Mora furono i primi seni, il primo triangolo di peli fra le gambe, il primo foro di proiettile.»

L’estate che cambiò tutto di Beth Lewis (La Corte editore) ci fa salire su una macchina del tempo, e ci riporta nel 1971, in un paesino della soffocante provincia americana da dove quattro ragazzini, uniti da una profonda amicizia, sognano di fuggire.

Leggendolo è impossibile non pensare a “It”, ma ancora di più a “Ricordo di un’estate” (Stand by me), entrambi del Re. Del resto anche qui tutto inizia da… un cadavere. Ma mentre nel capolavoro kinghiano questo rappresenta un nuovo inizio, qui è l’inizio della fine. Non solo dell’innocenza.

John Jenny, Rudy e Gloria si ritrovano a capire fino in fondo quanto possa essere pericoloso il mondo degli adulti. Sull’oscurità dell’animo umano, sul tradimento e su come i segreti possono uccidere.

#barbaricainpillole

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Barbarica in pillole: The devil in the kitchen

Amo le biografie. La vita narrata supera spesso la fantasia, e se qualcuno vince una sfida significa che si può fare, a costo dell’ossessione.

L’ossessione che divora tutto, corpo e anima, che vince ogni resistenza del fato, che travolge.

L’autobiografia di Marco Pierre White, The devil in the kitchen (Giunti – Le chiocciole), parla di questo. Di come si può superare ogni limite, a costo di sanguinare.

Tre stelle Michelin a trentatré anni, il più giovane chef ad aver raggiunto questo traguardo. L’annuncio del ritiro dalla cucina a soli trentotto anni, all’apice del successo. Con la schiena rotta per la ventina di ore passate in cucina ogni giorno, saltando il pranzo regolarmente.

«In giro si sentiva sempre la battuta di Michael Douglas – “Il pranzo è per chi non ha niente da fare” – ripetuta come un mantra da chiunque volesse arrivare in cima (il mio, di pranzo, era sempre costituito dalle solite tre portate: tosse, caffè e sigaretta.) Nell’Harveys avevo trovato il mio rifugio adrenalinico. Era il paradiso del masochista. I clienti venivano a riempirsi la pancia, io a prendermi la mia dose di lavoro, di adrenalina, e di dolore.»

L’autobiografia di un personaggio controverso, rivoluzionario, l’emblema dello chef rockstar, tra i fondatori della cucina moderna.

E alla fine del volume potete trovare qualche ricetta. Oggi tento con i suoi cipollotti arrosto, saltati prima nel burro. Servire caldo.

#thedevilinthekitchen #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Cheese

«I fiori non fanno rumore quando cadono.»

Cheese (Coconino press) di Zuzu è un racconto per immagini intimo, che riesce a respingere, far provare dolore. Poi ti cattura e infine ti strappa il cuore.

Quanto è difficile accettarsi?
Quanto possiamo essere capaci di odiare parti di noi e diventare i nostri più grandi nemici?

Zuzu si vede un mostro.
Zuzu si vede grassa e allora si infila due dita in gola per vomitare.
Zuzu con gli occhi come pozzi neri, senza luce riflessa.

La sua immagine è a malapena sostenibile in alcune tavole, vorresti chiudere il libro. È un posto troppo scomodo e non ci vuoi stare.
Ma non puoi interrompere la lettura. Perché Cheese potrà essere una graphic novel dolorosa, ma è vera come la vita.
Zuzu è illustrato in modo selvaggio, rabbioso. Ci sono frasi cancellate, frasi urlate, è come trovarsi dentro a un flusso di coscienza che non lascia tregua.

Poi qualcosa cambia e l’autrice, con un incredibile dono di sintesi, “spalanca gli occhi” a Zuzu. Capirete questa frase se avrete la voglia, o meglio, il coraggio di leggere questo folgorante fumetto d’esordio.

A volte ci troviamo in un posto oscuro, ma basta un istante e tutto può cambiare.

#zuzu #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Fumo negli occhi

«Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio» di Caitlin Doughty – Carbonio editore – è un libro necessario. Non sto dicendo che è un libro per tutti, ma che se deciderete di leggerlo sarà come immergervi nella profondità di un oceano e, infine, riemergere con un tesoro. La perla nera di una consapevolezza più profonda su una delle tematiche ancora oggi tabù: la morte.

Raccontata in modo esplicito, ironico, ma anche estremamente delicato e rispettoso da una giovane donna che ha lavorato in un’impresa di pompe funebri e ne ha fatto la sua ricerca, di una vita.

Meglio la cremazione o una sepoltura naturale? In cosa consiste l’imbalsamazione di una salma? Come affrontano la morte le diverse culture nel mondo? E perché oggi si nasconde con determinatezza dallo sguardo dei più piccoli, scegliendo di negarla come se non fosse parte del ciclo della vita? La morte fa paura, fa orrore, fa odore, ci mette di fronte alla consapevolezza che la vita è effimera e tutti abbiamo una data di scadenza. Ma al tempo stesso «la morte è il motore che continua a farci andare avanti, dandoci la motivazione per realizzarci, per imparare, per amare e per creare. I filosofi lo dicono a gran voce da migliaia di anni, e noi con la stessa forza continuiamo, generazione dopo generazione, a non volerlo capire.» Un memoir profondo e vitale, da una moderna dark lady che per scriverlo non ha avuto paura di sporcarsi le mani.

Barbarica in pillole: Margine di fuoco

«Ora, osservando Martin che fissava il tramonto tra gli alberi, cercò di non pensare a nulla. Lui vedeva solo il sole, i colori che si spegnevano. Lei cercava di vedere solo lui, seduto dov’era. Cercò di memorizzarlo.»

Margine di fuoco di John Smolens (Mattioli 1885) è un thriller crudele, che in certi passaggi ho dovuto leggere in apnea, con i sensi allerta di una bestia ferita. Ma è anche un romanzo letterario, che si prende i suoi tempi, fatto di silenzi racchiusi negli spazi bianchi tra le parole. Silenzi che tagliano come bisturi, a scavare nella carne dei suoi personaggi, svelandone pensieri, paure, debolezze, fantasmi, orrori.

Il Times lo ha definito “un thriller magnifico”. A me, chiusa l’ultima pagina, ha lasciato addosso il languore, la malinconia nera, della prima volta che lessi John Fante.

Mi avevano proposto di presentare John Smolens, domani – venerdì 10 maggio – al Salone Internazionale del libro di Torino. Credo sia superfluo dire che sarebbe stato un grande onore, ma ho dovuto rinunciare perché questo weekend ho già un evento importante (il battesimo della nipotina). Se voi invece sarete al Salone, vi consiglio di non perdere l’occasione di incontrare l’autore. Ore 16.30, Sala Internazionale.

#marginedifuoco #salonedellibrotorino #barbaricainpillole

Barbarica in pillole: Murderabilia

Avevo Murderabilia di Alvaro Ortiz (Bao Publishing) da un po’ sul comodino, poi un’oretta fa, in una pausa scrittura, mi sono detta: «Ma sì, dai. Leggo qualche pagina e vedo com’è.»

È che ho dovuto leggerlo fino alla fine. Inaspettato, selvaggio, fuori di testa, stonato, esilarante, scorretto.

Il protagonista è Malmö Rodriguez, aspirante scrittore che, parafrasando una canzone dei CCCP, non studia, non lavora, non guarda la tv (solo film porno sul cellulare), non va al cinema e non fa sport (anche se a volte fa finta).

Disegni stilizzati, un accattivante tratto pop, per mettere in scena una storia macabra, tra memorie di serial killer e lande desolate, amicizie interrotte e segreti. Cosa spinge un collezionista a pagare una cifra pazzesca per avere i due simpatici gatti neri dello zio deceduto del protagonista?

Per saperlo non resta che entrare in Murderabilia. Miaw!

#barbaricainpillole #baopublishing

Barbarica in pillole: Bologna in fiamme

«Quando il pensiero che ti pulsa nel cervello suona come: speriamo che mi ammazzi e basta, senza torturarmi, ebbene, qualcosa nella tua vita è andato storto. Simon si era svegliato, di colpo cosciente, e aveva capito. Il mostro che aveva ucciso quelle persone, alla fine, aveva catturato anche lui. Lui, Simone Bianchi, nome d’arte: Simone Blanx, non avrebbe mai fatto pace con l’uomo che amava, non sarebbe mai diventato un attore, non sarebbe tornato mai più a casa. Perché era in piedi, legato a un albero, e dietro di lui, fuori dal suo campo visivo, c’era l’incubo di quegli ultimi giorni. L’assassino che stava massacrando tutti loro, uno dopo l’altro. E fu in quell’istante che formulò un imprevedibile desiderio: uccidimi e basta, uccidimi in fretta, un colpo secco, ma il dolore no, no, non mi fare male, ti prego, non mi fare male.»

Un thriller scorretto, ironico, folle, crudo, che piacerebbe tanto ai Monty Python, ma vedresti bene sullo schermo con la regia di Tarantino.
In Bologna in fiamme, dell’editore imolese Battaglia edizioniGianluca Morozzi, il ragazzaccio della letteratura italiana, gioca con i perdenti. Due protagonisti inaspettati, Vasco Vitale e Simon Blanx, che lottano per sopravvivere in un mondo che non li ha mai accettati. Due ex compagni di scuola che non potrebbero essere più diversi tra loro, con un vissuto al vetriolo. Due vite che impattano l’una contro l’altra, due antieroi, che si uniscono giocoforza per combattere un terribile assassino che uccide una dopo l’altra le persone che gravitano intorno al regista italiano Achille Cordova, datore di lavoro di Blanx e mito assoluto per Vitale.

L’ironia si alterna a scene del crimine feroci, dialoghi brillanti e comparse esilaranti – come le zie ultranovantenni di Vasco Vitale a cui va una menzione speciale. Un libro per chi cerca l’inaspettato. Un viaggio nerissimo, a tutta velocità, tra risate e brividi, in un mondo di piccole speranze, grandi sfighe e perché no… anche un pizzico di romanticismo.